La passione per i gialli dell’autore esordiente coratino Pietro Quinto

pietro quinto (2)Per me la scrittura rappresenta la libertà in ogni sua forma di espressione”.

Si presenta così Pietro Quinto, giovane autore coratino all’indomani della pubblicazione del suo secondo romanzo poliziesco.

Nato 27 anni fa, Pietro affida alla scrittura il compito di esprimere ciò che spesso risulta difficile fare con le parole «mi sento compreso dai miei personaggi, mi catapulto nel loro mondo, apparentemente senza problemi, dove tutto è possibile, dove i buoni vincono, i cattivi vengono puniti e la giustizia trionfa».

Così Pietro osserva la società in cui viviamo, con le sue ingiustizie, le sue brutalità e quel senso di impotenza, che può irretire o sconfortare un ragazzo che, invece, cerca di proiettarsi nel mondo e la trasferisce nell’immaginario dei suoi gialli in cui ha il potere di stabilire gli equilibri e di poter garantire, almeno ai suoi personaggi, un ordine sociale.

Da ragazzino il massimo delle sue letture erano quelle assegnategli dagli insegnanti a scuola, ma leggere lo annoiava, preferendo giocare coi videogames o uscire a giocare a pallone con gli amici.

Diplomatosi presso l’Istituto Professionale “Tandoi” di Corato con indirizzo Servizi Sociali, nel 2011si è iscritto al corso di Laurea in Storia e Scienze Sociali della Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Bari “Aldo Moro”. È fra i banchi delle aule universitarie che inizia a sbocciare la passione per la lettura, in particolar modo per i libri gialli, e parallelamente anche per la scrittura.

Da appunti buttati giù quasi per caso per riempire i vuoti di alcune lezioni universitarie, ha iniziato a prender forma il suo primo romanzo “L’assassino delle orchidee”. «Quando capitavano lezioni noiose, invece di prendere appunti scribacchiavo idee apparentemente senza senso. Per fortuna all’università esistono anche lezioni noiose che mi hanno permesso di alimentare questo mio nuovo ed incalzante bisogno di scrivere».

Il trasporto di Pietro per la lettura nasce come conseguenza del suo profondo amore per il cinema che, sin da ragazzino, lo ha tenuto incollato alle avvincenti pellicole thriller e di polizieschi, in particolare i gialli tipicamente americani.

Abbandonato il percorso universitario, ha però dato seguito alla sua ambizione letteraria. «Oggi? Leggo di tutto, la letteratura gialla mi appassiona ed emoziona, ma non mi tiro indietro ad una buona lettura, di qualsiasi genere».

I due romanzi di Pietro Quinto
I due romanzi di Pietro Quinto

I suoi libri sono, inevitabilmente, dei polizieschi. “L’assassino delle orchidee”, pubblicato ad aprile 2014, con ristampa nel 2015, e “Il caso del burattinaio”, edito nel febbraio 2017, entrambi con la piattaforma Youcanprint, narrano le indagini del detective cinquantenne Jake Sullivan, di istanza nell’immaginario distretto 209 nella città di new York.

Il primo libro è incentrato prevalentemente sulla vita del protagonista, sprofondato in un abisso dal quale è difficile riemergere dopo la morte della sua compagna.Cercando di affogare i suoi sensi di colpa nell’alcol, il detective Sullivan si ritrova a dover affrontare una serie di omicidi efferati commessi dal misterioso assassino delle orchidee, coadiuvato dalla collega Lisa Murray. A distanza di un anno dal caso, Sullivan, dimessosi dal suo lavoro e sposatosi con la Murray, viene richiamato in servizio per risolvere un nuovo caso, quello del burattinaio che darà il titolo al secondo libro dell’autore coratino.

Ben chiara, quindi, la fonte d’ispirazione di Pietro Quinto che, quando solleticato dalla sua musa, scrive di getto su un taccuino tutto ciò che gli ronza in mente, con il desiderio «di creare un mondo vivo e pulsante, apparentemente immaginario ma reale,in continua evoluzione, in cui nulla è scontato».

Pietro non si è rivolto ad una casa editrice per dare alle stampe i suoi romanzi, ma ad una piattaforma che consente l’autopubblicazione per non rischiare di vedersi stravolgere l’idea originale solo per motivi commerciali, a discapito dell’estro e delle peculiarità dell’autore. «Non ho cercato un editore e dubito che avrebbero pubblicato i miei libri essendo un emergente. I pesci piccoli devono nuotare controcorrente per restare a galla». Un campanello d’allarme per l’editoria se un giovane autore non vi ripone fiducia preferendo, piuttosto, di affrontare da solo le difficoltà di farsi strada nel marasma della produzione letteraria, rischiando di rimanere relegato nel limbo degli esordienti.

«Molti sono gli emergenti in gamba che vengono però snobbati nel panorama editoriale che privilegia sempre ed esclusivamente i grandi autori. L’editoria dovrebbe credere negli emergenti, al momento mi risulta solo qualche sporadico e raro caso».

Il giovane autore coratino, quindi, si è autopubblicato e si autopromuove attraverso i social network, riuscendo ad ottenere una discreta visibilità. Il suo sguardo è oggi proiettato verso un futuro letterario con una serie di romanzi aventi come protagonista il detective Sullivan, per «dare continuità a ciò che fino ad ora ho fatto di buono».

Pronto ad affrontare con tenacia le difficoltà del farsi strada nell’editoria, siamo certi che non gli mancherà certo la stoffa per crescere personalmente e letterariamente, forte della sua passione e della sua sete di lettura tipica di un irrefrenabile “mangialibri”. La strada sarà in salita, ma noi saremo pronti a farci apporre il suo autografo magari su un best seller da migliaia di copie vendute.

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