La Murgia nel romanzo di Rocco Carella

La bellezza della Murgia e la violenza dello spietramento che essa ha subìto negli anni '80 nel romanzo dell'autore barese, frequentatore, sin da piccolo, di questo territorio

L'esperienza degli studenti del Tannoia in masseria didattica
L'esperienza degli studenti del Tannoia in masseria didattica

La Murgia ha quel fascino innegabile che ispira non solo pittori ma anche poeti e scrittori. Dunque musa ispiratrice non solo di opere pittoriche ma anche romanzi come nel caso di “Spalla di Murgia”, l’ultima fatica letteraria di Rocco Carella, nato nel 1973 nella periferia di Bari ma sin da piccolino frequentatore della Murgia.

«Ogni domenica, come in un rituale propiziatorio, mio nonno mi portava sulla Murgia per raccogliere funghi, asparagi, erbette spontanee, lumache (a seconda della stagione), o per salutare qualche suo amico massaro.– dichiara l’autore Durante quelle puntuali escursioni domenicali ci recavamo un po’ ovunque, scandagliando ogni angolo della Murgia Nord-Ovest (e non di rado sconfinando anche in Lucania), e in particolare i luoghi lungo la Corato-Altamura e la Corato-Gravina, a San Magno e alla lama di Poggiorsini – aggiunge – Grazie a quei momenti, ho sentito crescere sin da bambino dentro di me l’amore per il mondo naturale, che poi è diventato determinante per il mio percorso professionale».

Infatti, in seguito Carella ha conseguito una laurea in Scienze Forestali, poi il titolo di dottore di ricerca in “Studio e Progettazione del Paesaggio”.

Non solo bellezza. Rocco Carella ha anche vissuto in prima persona il momento complicato dello spietramento, che negli anni Ottanta ha minacciato di compromettere inesorabilmente il paesaggio altomurgiano. E dall’esperienza dolorosa e dall’angoscia provata tutte le volte che prendeva coscienza del drastico e violento mutamento subìto da appezzamenti che fino alla settimana prima erano pascoli lussureggianti, quindi il loro essere alterati e violentati da enormi macchine trita sassi, è scaturito “Spalla di Murgia” .

«A distanza di tanti anni, dalla rielaborazione di quegli episodi – afferma Carella descrivendo come è nato il suo romanzo – è nata questa storia in cui ho voluto raccontare come l’assenza di amore, di rispetto, minacci di inaridire anche le nostre vite, rendendole simili alle sterili pietraie generate dallo spietramento». 

Il racconto, ambientato alla fine degli anni Ottanta, conduce il lettore in un’atmosfera d’altri tempi con la descrizione di greggi numerose, altipiani affascinanti di una Murgia ancora incontaminata e per questo preziosa nella sua purezza atavica.

Ed in quegli ambienti inviolati che ha inizio il romanzo che vede la protagonista, Belle, una giovane canadese, vivere una storia dibattuta nell’eterna lotta fra anima e denaro, fra cinismo e amore, fra apparire ed essere, mentre sullo sfondo la coralità di una popolazione che si attacca al principio di custodire e tutelare la propria terra, le radici cui è ancorata.

L’intera storia dei protagonisti si svolge ad Altamura (anche se non è mai citata esplicitamente nel testo) e si snoda attorno alla vicenda che vede contrapposti interessi contrastanti tra frange di modernità che ruotano attorno alla progettazione di strutture di accoglienza per incentivare il turismo e la salvaguardia della tradizione e del territorio, bello e stupefacente nella sua selvaggia ed apparente ostilità morfologica. Una storia che denota grande amore per l’ambiente, un rispetto quasi religioso per i templi che la natura possiede e che regala a chi, con gli occhi dell’anima, sa coglierne il giusto significato e apprezzarne la disarmante bellezza.

Tra le pagine di fluida narrazione e profondità, si intraved una sottile nostalgia che si percepisce attraverso le vicende di uomini e donne che sanno ascoltare la terra, i ritmi della natura e la semplicità della vita autentica. Un ritorno al passato da parte di un uomo che vive nel presente e si rende conto del disfacimento di alcuni valori imprescindibili che non dovrebbero essere intaccati per inseguire la logica dell’economia e del commercio.

Un libro che merita attenzione come sottolinea Maria Rosaria Teni che ha conosciuto Rocco Carella in occasione del Premio letterario “Vitulivaria” 2017, dove ha ottenuto la Menzione d’onore per il suo racconto: “Un ricordo per tornare a vivere”, una breve storia assai apprezzata dalla Giuria del Premio per la qualità narrativa caratterizzata da una forte valenza emotiva.

Tra le altre opere di Carella va citata “Il limonio di Punta Rossa” e “La nostra spiaggia” – pubblicate sempre da Edizioni Creativa nel 2016.

Non mancano i riconoscimenti per le sue opere. Oltre alla menzione per “Un ricordo per tornare a vivere”, un suo breve componimento “Sull’Aurelia a testa in giù”, ispirato ad un celebre brano di Pino Daniele, ha ricevuto il 2° Premio nella Sezione Prosa del Concorso Nazionale Letterario Il Rovo (VI edizione, Cagnano Varano, luglio 2017).

 

Lascia un commento

avatar
  Subscribe  
Notificami