La Corato sotterranea: memorie (e prospettive) dal sottosuolo

La prima sala della mostra, voltata a crociera

Una grande folla si è assiepata ieri sera nell’angusto vico Lapergola, assediando un anonimo ingresso al civico 11. Probabilmente, e in prima battuta, spinta più dalla curiosità di conoscere un inedito tratto della Corato sotterranea che per la sottile mostra d’arte moderna ivi ospitata, ha continuato a riversarsi numerosa per tutta la serata. E la curiosità, a dirla tutta, è più che giustificata. Dei cunicoli si vocifera da tempo e l’ultima volta che sono stati effettivamente accessibili è stata nel biennio 1928-’29, quando gli scavi a cielo aperto per la costruzione della rete fognaria resero il centro cittadino una gruviera, aprendo numerosi scorsi su un passato sotterraneo dimenticato.

IMG_0021La curiosità, tuttavia, nonostante l’oblio della storia e le acritiche violenze edilizie, resiste. E così Memorie dal sottosuolo diventa un’interessante occasione per fare un balzo indietro nella storia con gli occhi dell’arte. Moderna, contemporanea. Poiché è questa la vera protagonista del luogo, abbiamo chiesto di spiegarcela a Giuliano Maroccini, portavoce di “Lavorare Stanca”, il network  che ha già curato la direzione artistica di “Verso Sud” e che per la prima volta propone alla città un fugace sguardo sui suoi sotterranei. L’iniziativa, aperta per tutto il periodo delle feste ogni sera dopo le 19, è patrocinata anche dall’Accademia di Belle Arti di Bari, che ha contribuito con la partecipazione di alcuni docenti e alcuni studenti.

Perché Memorie dal Sottosuolo? Cosa ci dobbiamo aspettare da questo allestimento? «Memorie dal sottosuolo è un titolo di Dostoevskij, una lunga confessione in cui l’artista, esprimendosi al lettore, porta alla luce il suo io più profondo. L’esercizio della memoria è fondamentale per riconnettere i fili spezzati e ciò vale sia per i luoghi, come quello in cui ci troviamo, la cui esistenza è stata per anni dimenticata, sia per la profonda intimità dell’animo. Relazionarsi con luoghi e persone genera sinapsi, una continua ricerca di contatti. Ecco perché non è infrequente imbattersi nella proiezione di video degli stessi artisti che si raccontano ai visitatori».

I sei ambienti interessati dalla mostra sono parte di un sistema di sotterranei che collegavano i monasteri alla città, alla chiesa madre. Una volta erano interconnessi, poi, per sottrazione, si è costruito, si sono ricavati ambienti. E, infine, sono diventati casse d’aria per garantire stabilità alle sovrastrutture successive. Ne risulta, quindi, una vistosa commistione di stili.

Il contrasto ossimorico tra pietra e cemento
Il contrasto ossimorico tra pietra e cemento

Ossimorica simbiosi, stridente agli occhi e al tatto, è la contemporanea presenza di pietra e cemento armato nella struttura. Quanto ha influito questo contrasto in questa idea?  «Il luogo mischia l’intervento umano, caratterizzato dal cemento armato, con la tradizione, la pietra. Questo iato, estremamente visibile, ci ha dato l’ispirazione per ambientare una mostra di arte contemporanea. Il contrasto storia/modernità è infatti la linea guida dell’allestimento».

Quale è, dunque, la chiave di lettura con cui approcciarsi ed interpretare “Memorie dal Sottosuolo”? «Occorre spegnere il tentativo ossessivo di capire qualsiasi cosa. Il visitatore deve lasciarsi trasportare, abbandonarsi al ricordo e all’inconscio per tutti gli strati non raggiungibili dalla ragione. Stanza dopo stanza deve mischiare ulteriori stimoli e scatenare in libertà l’intelletto. Non c’è una visita guidata, non si deve aspettare un itinerario archeologico. C’è molto poco da comprendere, tantissimo da immaginare».

Alcuni dettagli dell'installazione artistica
Alcuni dettagli dell’installazione artistica

Quante maestranze e artisti hanno collaborato? «Attivamente ha prestato la sua opera una decina di persone. Siamo tutti legati a questa città: o ci siamo trasferiti a Corato o siamo tornati dopo anni a vivere qui».

Come siete giunti a conoscenza di questo luogo? E’ vero che è stato la vera e propria linea guida? «Eravamo partiti con l’idea della vecchia San Francesco (ex Divino Amore, ndr) per insistere sul concetto del sacro, visto il periodo natalizio, attualizzandolo all’era contemporanea. Poi, tramite connessioni di amicizie, abbiamo scoperto questo posto, stravolgendo tutte le precedenti idee. E’ bene che il pubblico sappia che questo progetto è “Site-Specific” (letteralmente “specifico di un sito”, ndr) è quindi il luogo che ci genera l’idea: partiamo dal locale che ci ospita e da esso cerchiamo di definire una trama».

L’ambiente che ospita “Memorie dal sottosuolo” è dunque una minima parte dei famigerati cunicoli che attraversano in lungo e in largo la nostra città, tanto vociferati ma mai esplorati o mappati. Che prospettive ci sono per una fattiva rivalutazione del sottosuolo coratino, magari prendendo spunto dal successo della vicina Gravina? Di questa possibilità, per altro inserita frequentemente nei programmi elettorali degli ultimi sindaci, ne abbiamo parlato con l’assessore alla cultura, nonché vicesindaco, Francesco Scaringella:

«Gli ambienti in cui si svolge questa mostra sono privati. Abbiamo però già compiuto esplorazioni di simili ambienti comunali. Sono sicuro che questo evento può generare il giusto interesse per la riscoperta del sottosuolo coratino, come avvenuto per la Famiglia Di Bari. In prima persona sono stato avvicinato da persone desiderose di mettere a disposizione la loro costruzione storica. Forse siamo ancora in tempo. E’ un grande balzo in avanti»

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