La congrega del Rosario e le confraternite coratine nel ‘700

Il tema, trattato dal prof. di Biase, rientra tra gli appuntamenti organizzati in occasione del V centenario della presenza dei Domenicani a Corato

La congrega del Rosario e le confraternite coratine nel ‘700
La congrega del Rosario e le confraternite coratine nel ‘700

L’ennesimo appuntamento con il V centenario della presenza dei Domenicani a Corato, si è arricchito per la seconda volta di un intervento del prof. Pietro di Biase che, con la sua affascinante oratoria, ha incantato il pubblico presente in Chiesa San Domenico trattando il tema “La congrega del Rosario e le confraternite coratine nel 700”.

L’interessante e dettagliata relazione sarà pubblicata su uno dei prossimi numeri del nostro mensile cartaceo, nella sua interezza.

«Le Confraternite sono realtà associative ecclesiali laicali, tutt’ora vive in città – ha detto don Gino Tarantini, sabato 27 ottobre, introducendo l’argomento – Fiorirono prevalentemente nel ‘600 con finalità di culto e beneficenza. L’intervento del prof. di Biase ci consente di correggere un errore. Rispetto a quanto presunto, la data di fondazione della Confraternita del Rosario è di molto antecedente al 1656».

Istituita dai padri Domenicani, la Confraternita del Rosario era, infatti, una realtà consolidata già nel 1658. Lo conferma un documento che riporta una diatriba tra essa e quella del Santissimo Sacramento a proposito di un lascito ereditario avvenuto diversi anni prima.

«Le Confraternite – ha spiegato il prof. di Biase – nascono come associazioni di fedeli interessati a condurre in comune la loro vita religiosa e a promuovere opere di carità e pietà, sotto la guida di regole precise».

La maggior parte si rifà ad una devozione Mariana, ma molte anche quelle dedicate ai Santi. Ciascuna era dotata di statuto, i cui principi fondamentali erano uguali tra loro. Non erano aperte a tutti. Spesso i confratelli appartenevano ad una stessa classe sociale o svolgevano mestieri simili.

La Congrega del Rosario, ad esempio, accettava i massari (proprietari di masserie) e i civili (professionisti), insomma la popolazione benestante. Quella del Santissimo, invece, diversamente da altre città in cui era espressione dei nobili, a Corato includeva “rustici e bracciali”, cioè il mondo contadino.

L’interessato a farne parte presentava un “memoriale” che veniva sottoposto all’attenzione degli associati i quali, con voto segreto, ne decretavano l’ammissione.

Una volta ritenuto idoneo, il soggetto pagava 10 carlini se giovane, 20 se superava i 30 anni. Perché ponevano limiti all’accesso?

«Per tutelare gli interessi della propria categoria e fornire alla stessa mutuo soccorso ed appoggio sociale» – ha spiegato il prof. De Biase.

Prevalentemente le finalità erano di tipo caritativo assistenziale e a carattere di volontariato. Per Corato vigeva però una specificità: le cariche del direttivo (cassiere, procuratore, cancelliere e padre spirituale) avevano diritto ad un rimborso spese e, soprattutto il cassiere, doveva essere “ricco di suo” onde evitare frodi.

I confratelli si impegnavano ad “astenersi dal gioco e dalle bettole” e avevano l’obbligo di partecipare a tutte le processioni elencate in statuto.

Un altro importante momento della vita associativa riguardava il decesso di un confratello.

La congrega garantiva e si accollava le spese di funerali “decenti”, che si svolgevano secondo un apparato dalla forma barocca. Il cerimoniale pomposo non era certo ambìto dagli aristocratici, quanto dal ceto borghese o meno abbiente. Il momento della morte come passaggio ad una “vera vita cristiana” diventava occasione per dimostrare il prestigio conquistato su questa terra.

Ma per garantire tutto ciò era necessario il danaro.

«La maggior parte delle rendite confraternali – ha continuato lo storico – provenivano da attività creditizie (prestiti ad interesse). La confraternita coratina più ricca era il Santissimo, seguita dal Purgatorio».

Nel 1783 si verificò un calo enorme dei profitti. A rischio default i bilanci del Santissimo e di San Giuseppe a causa dell’aumento della tassazione monarchica sui beni in loro possesso, derivanti per lo più da lasciti testamentari.

Altre volte le somme prestate non solo non producevano frutti, ma rischiavano di non rientrare in cassa in seguito all’insolvenza del debitore, come accadde nell’ ‘800 per un finanziamento di 8.000 ducati (una cifra elevatissima per l’epoca) elargito all’Università (Comune) di Corato e da essa mai restituito.

«Nei secoli – ha concluso il prof. di Biase – le Confraternite hanno avuto un notevole peso nella formazione civica dei confratelli».

Si deve ad esse se i culti antichi legati alla pietà popolare si sono conservati, se le chiese si sono arricchite di opere d’arte, se molte ragazze indigenti hanno potuto disporre della dote nuziale, se i più poveri hanno potuto contare su “limosine segrete”.

L’intervento storico del prof. di Biase si è poi spostato sul piano sociologico.

«Altrettanto significativo il recupero del laicato meno formato. Ma qual è la loro utilità al giorno d’oggi?» si è chiesto il relatore.

Già nel 1918 i Vescovi ne avevano proposto il rilancio e Giovanni Paolo II, nel 1984, ne confermò l’importanza nel “portare la luce di Cristo tra gli uomini”, malgrado in quegli anni il logoramento di un autentico sentimento di fede le avesse condotte ad una lenta involuzione in imprese di pompe funebri.

«Oggi sono custodi e protagoniste della religiosità popolare – ha concluso di Biase – Un patrimonio che, se disperso, verrebbe subito colmato con i riti della società consumistica. Sul loro valore è anche intervenuto Papa Francesco, da lui ritenute “luogo teologico laico in cui si manifesta Dio”».

«Occorre aggiornare il loro carisma – ha commentato don Gino – attraverso progetti di rivitalizzazione adeguati ai tempi. Ma ciò richiede generosità e preparazione».

Su questa scia si collocano le correnti iniziative delle confraternite locali: «Stiamo vivendo un nuovo umanesimo – ha affermato il priore del Santissimo Sacramento dott. Pasquale D’Introno a nome di tutti i priori presenti – Molti i giovani che si stanno avvicinando. Quest’anno tutte le confraternite coratine hanno intrapreso un cammino condiviso con il Vicario e i parroci che vede come elemento di unione la Vergine Maria».

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