La comicità di “Satiriasi” approda a Corato

Dopo il primo esperimento di successo presso un noto winebar di Monopoli, continua a diffondersi la passione per la stand up comedy senza peli sulla lingua, senza censura e senza limiti e soprattutto vietata ai minori di 18.

Si tratta di “Satiriasi. L’Officina della Satira”, un’idea di Filippo Giardina e Stefano Augeri nata con l’obiettivo di portare e diffondere in Italia la stand up comedy tipicamente americana, un genere di comicità corrosiva che vede il comico solo con un’asta, un microfono e il suo bagaglio di vissuto. Dopo aver spopolato al Mads di Roma, questo mirabolante esempio di satira per adulti, pronto a minare pregiudizi e certezze, parte alla conquista dell’Italia, una volta tanto iniziando dal Sud.

Il progetto è un connubio tra Satiriasi, Yuppi du No profit e ComedySubs (media partner).

Cinque i locali di qualità di Puglia e Campania (Piano di Sorrento, Acquaviva delle Fonti, Manfredonia, Bisceglie e Corato) pronti a confrontarsi con la sfida di questa forma comunicativa, sempre più florida e vitale in tutto il mondo. Il tour approda a Corato ogni sabato, a partire dal 7 maggio per sei sabati consecutivi, presso il coktail bar “Sevent In” sito al Corso Garibaldi con sette autori diversi, professionisti e nuove promesse già affermate della comicità italiana, Filippo Giardina, Saverio Raimondo, Daniele Fabbri, Francesco De Carlo, Giorgio Montanini, Mauro Fratini e Pietro Sparacino. Alcuni di loro vincitori di premi nei più importanti festival di comicità della penisola e protagonisti negli show televisivi nazionali dedicati alla comicità.

Inizia Filippo Giardina il 7 maggio con il suo quarto monologo satirico: “Solerte Accidia-sesso politica religione e altre cose sporche”. Una comicità feroce che tratta di sesso, politica e religione con l’ingenuità di un bambino che non ha paura dell’autorità e le “spara grosse” per divertirsi, divertire e abbassare le difese. Partendo dalla pornodipendenza creata dalla banda larga, attraverso un caustico racconto sulla propria famiglia devastata e devastante, Filippo Giardina parla di droghe leggere e leggi pesanti, fa un fulminante riassunto di 18 anni di storia italiana in 8 minuti, si perde in un attacco delirante alle persone che si sentono migliori delle altre, fino ad arrivare a dire di Dio “Perdoniamolo perché non sa quello che fa…”. Uno spettacolo senza retorica, senza morale ma che pone una domanda scomoda, siamo proprio sicuri di sapere ancora quello che ci fa ridere?

Il 14 maggio è la volta di Giorgio Montanini con “Nibiru” di Giorgio Montanini e Francesco Niccolini. Un viaggio all’interno di se stesso e della nostra società, un percorso che pone l’accento su vizi e virtù propri degli esseri umani. Un tentativo di mettere in evidenza le contraddizioni della civiltà moderna attraverso il mezzo più antico del mondo, quello della satira. Una comicità che vuole dissacrare i pilastri su cui poggia la nostra società: sesso, politica, religione, morte…in una sola parola, l’uomo!

Prosegue il 21 maggio Mauro Fratini con “Smemorandum”. «So poco e quel poco che so tendo a dimenticarlo in fretta. Così sono costretto ad imparare sempre tutto di nuovo e a farmi continuamente delle sciocche domande, tipo: “perché vivo?”». Un disadattato nella società dei megaesperti, degli extraspecialisti, degli infopinionisti, degli ipertecnici, dei gurueconomici, dei tecnoeruditi. «Ammiro gli sforzi patetici di tutti questi superprofessionisti che brancolano nel buio su tutto, ma si sforzano di apparire credibili… Per una manciata di euro giurano che è nero, per qualche dollaro in più tutto diventa immediatamente bianco. Disprezzano la coerenza perché, nonostante tutte le giga di memoria a disposizione, non sono in grado di elaborare e prevedere nulla di significativo volto a migliorare le criticità terrene, che ci rendono spesso irritabili e più brutti di quello che potremmo essere. Se ricordassi anche io, tutte le falsità di questi spacciatori di pseudo-certezze, apparterrei senz’altro alla maggioranza sociopatologica d’Italia e farei senza dubbio una liposuzione pur essendo normopeso e senza cellulite. Il mio maestro, di non rammento cosa, mi diceva sempre: “Ricorda il memorabile, senza scordare le impressioni, così tutto sarà indimenticabile, prima dell’oblio”. Mi sovviene ora che il mio maestro spesso beveva».

Continua il 28 maggio Francesco De Carlo con “Eccessiva loquacità” il suo nuovo monologo satirico, nonché uno dei disturbi più evidenti della sua personalità. Una comicità dissacrante che riprende la tradizione dello stand-up comedy anglosassone e che tocca i nervi scoperti della società italiana. Satira politica ed esperienze personali si intrecciano in una performance dal linguaggio esplicito e irriverente, per questo sconsigliato ai minori, che passa dalla cronaca nera alle morti bianche, dall’ipocondria all’ottimismo, dalla guida in stato d’ebbrezza all’indiscutibile modernità del Vaticano. E ancora: terremoti e pandemie, Charles Darwin e Mike Bongiorno, sesso e cocaina, cazzi e mazzi. Insomma tanto, troppo, tutto, forte, amaro, arrabbiato, divertente come un dito in un occhio per chi non vuole ridere a occhi aperti.

Penultimo appuntamento il 4 giugno con Pietro Sparacino: “Io ho paura”, irriverente, sarcastico e cinico, è un viaggio tra le paure vere o presunte, le paure che ci trasmettono o che creano ad hoc per intessere fili perversi. Tocca temi sensibili e scottanti quali la religione, il razzismo, il terrorismo, i rapporti tra mafia e politica, lo Stato di diritto e i diritti in uno Stato sempre più assente e confuso. Uno stile asciutto e diretto ha lo scopo di spiazzare il pubblico, dividere, confrontarsi, ridere ma amaramente delle nostre miserie. Uno spettacolo di Stand Up Comedy senza orpelli, nè travestimenti.

Conclude il tour l’11 giugno Saverio Raimondo con “Risate Finte”, suo primo spettacolo da stand-up comedian: un monologo satirico “all’americana” ma doppiato in tempo reale dallo stesso Raimondo, che pensa americano ma parla italiano. 60 minuti di stream of consciousness di un comico in piedi di fronte al microfono, che stanco di fare battute su Berlusconi che nessuno gli censura sceglie di parlare d’altro: di Sesso, di Morte e di sé stesso. Uno show costruito come uno strip-tease: il comico si spoglia di tutte le sue battute, lentamente, eccitando il pubblico ululante fino a restare completamente nudo. Ma quello di Raimondo è un nudo artistico: ambiguo, esistenziale, surreale, osceno.

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