L’ “Italico” decreta il tramonto del Made in Italy

Tommaso Loiodice, presidente Unapol, dichiara il suo sgomento dinanzi alla proposta dell'olio "italico" che rinnega anni di battaglia a difesa dell’italianità

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L' "Italico" decreta il tramonto del Made in Italy: lo sgomento di Tommaso Loiodice, presidente Unapol

Qualche giorno fa, davanti ad una “margherita” di un ristorante italiano a Taipei, cercavo di spiegare a Mr. Zhu quale fosse la differenza tra quella onesta pizza ed una fatta nel nostro paese, e per farlo ho usato il più classico degli argomenti: l’assaggio con l’aggiunta di un buon Extra Vergine 100% Italiano.

Ciò è quanto racconta il coratino Tommaso Loiodice, presidente di Unapol (Unione Nazionale Produttori Olive): Il calore della pizza ha amplificato gli odori dell’olio cogliendo di sorpresa il mio interlocutore, che è rimasto poi estasiato dalla piccantezza della coratina”.

Il presidente dell’Unapol dichiara di aver parlato di ogni prodotto dell’agroalimentare italiano e del suo sapore unico ed inimitabile spiegandone il perché: ognuno porta con sè le tradizioni della terra in cui è stato fatto ed è per questo che la difesa dell’originalità  rappresenta la difesa del patrimonio culturale ed economico italiano.

“Appena il tempo di riprendermi dal fuso orario, e apprendo dagli organi di stampa della proposta di Coldiretti/Unaprol/Federolio di voler inserire il termine “Italico” sulle miscele di oli comunitari ed extracomunitari che contengano al più il 50% di olio italiano, ed il primo pensiero che mi viene in mente è: E adesso come lo spiego a Mr. Zhu?” continua Tommaso Loiodice.

Quanto sono lontani, seppur cronologicamente vicini, i tempi degli accordi di filiera in seno al FOOI (Filiera Olivicola Olearia Italiana) dove tutti gli operatori erano impegnati a valorizzare l’olio EVO 100% italiano e dove, tra le proposte c’era anche quella di abbassare l’acidità dell’extravergine allo 0,4% per esaltare l’alta qualità italiana.

Eppure quel tavolo di filiera a presidenza Unaprol, sino a pochi mesi fa, sembrava aver intrapreso il verso giusto, dopo anni di futili e inspiegabili contrasti, seppur nel rispetto delle diverse sensibilità, ciascun soggetto aveva ceduto un pezzo della propria sovranità a beneficio del comprato intero. Mancava solo la Gdo e si era unitariamente profusi a individuare strategie e metodi per il coinvolgimento di quest’ultima al fine di completare il quadro dell’olivicoltura italiana. “Abbiamo poi assistito all’abbandono di quel tavolo da parte di Unaprol prima e Federolio dopo, senza mai ricevere una benchè minima spiegazione e/o motivazione da parte degli stessi”.

Loiodice si dichiara sgomento nel vedere due tra le massime organizzazioni agricole e olivicole caldeggiare una proposta che danneggia il Made in Italy e che costituisce un pericolo per tutti i prodotti tipici italiani.

“In questo modo si azzerano tutti gli sforzi profusi dal Paese Italia a difesa della biodiversità che esprime il valore intrinseco dei territori con i propri patrimoni storici, culturali, socio-economici  congiuntamente ai colori, profumi e sapori espressi dagli stessi.

Se come letto sugli organi di stampa devono essere definiti “patrioti” gli imbottigliatori che usano almeno il 50% di olio italiano, mi chiedo come dovremmo definire chi imbottiglia il 100% se non “Eroi” ? Il vero rischio è che il messaggio distorto che passa con l’accordo sull’Italico possa far sentire questi ultimi degli “utili idioti” e far saltare anni di lavoro e di scelte strategiche volte a tutelare il made in Italy.

È destabilizzante vedere rinnegare anni di battaglie a difesa dell’italianità solo per far funzionare un accordo commerciale, che fissa a € 4,30 il giusto prezzo base per l’EVO italiano. Un prezzo che di sicuro non può essere supinamente accettato dagli olivicoltori poiché, allo stato attuale, non copre i costi di produzione.

Diluire così 10 milioni di Kg. di olio italiano, magari con quell’olio tunisino tanto contestato perché privo di dazi doganali, per produrre 20 o 30 o 40 milioni (poi ci diranno come verificare le percentuali di olio italiano/comunitario in bottiglia) di bottiglie di olio italico che andranno nel tempo a sostituire quelle contenenti il ben più costoso EVO 100% italiano e non quelle con le miscele comunitarie ed extracomunitarie, ci sembra un perfetto autogol per l’intero comparto.

È poi imbarazzante il tentativo di dare una giustificazione tecnica all’accordo, ipotizzando premialità di prezzo correlate alla tracciabilità, alla genuinità o alla sostenibilità del prodotto quando lo stesso viene miscelato con oli di dubbia provenienza.

Voglio ben sperare che quanto emerso in questi ultimi giorni sia solo ed unicamente frutto di fraintendimenti e che Unaprol, Federolio e Coldiretti chiariscano quanto prima questa posizione tornando a dialogare con il tavolo di filiera FOOI.

Unapol a tutela dei propri olivicoltori associati non permetterà che si sia spettatori passivi di lotte interne al mondo dell’industria di cui vuole essere alleato leale e propositivo o di bracci di ferro che tendono ad imporre leadership  nel comparto. Il senso di responsabilità di ciascun attore della filiera impone che si torni a dialogare mettendo da parte le autoreferenzialità.

Se così non fosse tra non molto inizieremo a parlare di “Italian Sounding Made in Italy (o Made in Coldiretti)” con prodotti di punta tipo:

  • Parmigiano Italico (al posto del Parmesan);
  • Olio EVO Italico …. e tunisino;
  • Pasta Italica di Gragnano … e dell’Ucraina;
  • Pummarola italica…. e cinese;
  • Brunello Italico di Montalcino … e della California;
  • Mozzarella Italica di Bufala….Campana e francese;
  • Farine italiche per la pizza…. provenienti da Foggia e da Kiev.

E che sia una pizza Italica o un piatto di spaghetti Italico, a salvare il nostro Made in Italy saranno solamente le due inimitabili foglie di basilico…fino a quando riusciremo a non rendere italico anche quello”.

Sulla vicenda Loiodice chiede che intervengano anche le istituzioni ed in primis il ministro Centinaio a difesa del Made in Italy e dell’intero comparto olivicolo che, a suo dire, sta vivendo un momento di drammatica difficoltà con il problema della “Xylella” e con i danni provocati dalla gelata.

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