Italexit: quali conseguenze se l’Italia uscisse dall’Europa?

Il Paese ha risentito più di altri della crisi economica iniziata nel 2008 e si è ritrovato in un periodo di recessione culminato negli anni 2012-2013, una situazione che ha avuto profondi risvolti sulla scena politica nazionale

Italexit: quali conseguenze se l’Italia uscisse dall’Europa?
Italexit: quali conseguenze se l’Italia uscisse dall’Europa?

Negli ultimi anni, in Italia l’economia è sempre stato un tema caldo. Il Paese ha risentito più di altri in Europa della crisi economica iniziata nel 2008 e si è ritrovato in un periodo di recessione culminato negli anni 2012-2013, una situazione che ha avuto profondi risvolti sulla scena politica nazionale. I governi che si sono susseguiti hanno dovuto confrontarsi ripetutamente con le istituzioni europee che chiedevano delle riforme, ritenute necessarie per la stabilità economica del Paese.

L’Europa sempre meno popolare

Proprio le richieste dell’Europa hanno iniziato ad essere viste dalla popolazione come una sorta di ingerenza nella politica economica nazionale. Una situazione che inevitabilmente è sfociata in un calo di popolarità del “progetto Europa” e che si è rivelata un terreno fertile per il malcontento e la protesta, sfociati nella formazione di movimenti antieuropeisti e antieuro.

Il progetto di questi gruppi politici – alcuni dei quali rappresentati anche in Parlamento – ha avuto un forte impulso a seguito del referendum sulla Brexit nel Regno Unito. Nel giugno del 2016 la Gran Bretagna si è infatti dichiarata favorevole all’uscita dall’Unione Europea attraverso il voto popolare, sia pure con una maggioranza risicata. Da allora è iniziato il difficile processo di negoziazione sulle condizioni dell’uscita e sulle relative conseguenze per il mercato finanziario e per la movimentazione di persone e merci. Al momento attuale regna ancora l’incertezza – in particolare tra “soft-Brexit” e “hard-Brexit” – e bisognerà attendere marzo 2019 per avere un’idea più chiara sulla situazione che andrà a delinearsi. Ma questo non ha scoraggiato i sostenitori delle tesi sull’uscita, che la considerano una scelta oculata nel lungo termine, sebbene con un prezzo da pagare nel breve termine.

L’Italexit è uno scenario concreto?

In Italia il dibattito su una possibile uscita dall’Europa è diventato quanto mai attuale dopo le elezioni dello scorso 4 marzo. Nella tornata elettorale, a prevalere sono state le cosiddette forze “anti-establishment” a scapito dei partiti tradizionali che avevano fino ad allora dominato la scena politica. In particolare, il Movimento 5 Stelle ha ottenuto un numero di preferenze tale da diventare il primo partito italiano, senza però la maggioranza per poter formare un proprio governo. Da notare che, all’interno del Movimento, diversi esponenti rappresentano posizioni espressamente contrarie all’Europa, al pari dell’altra forza politica protagonista di questo periodo: la Lega.

Dopo due mesi di incertezza, si è arrivati alla formazione di un governo sostenuto proprio da questi due partiti. Il governo Conte ha immediatamente mostrato un atteggiamento meno propenso ad accettare le politiche dell’Europa, soprattutto in materia di immigrazione. Lo scontro tra l’esecutivo italiano e le istituzioni europee è diventato una realtà quasi quotidiana, con posizioni di aperto contrasto con i regolamenti UE.

In questo contesto di tensione politica rimane sempre l’ipotesi più drastica, che non è mai stata definitivamente abbandonata: l’uscita dall’Europa e quindi dall’Euro. Sebbene il governo Conte, attraverso i viceministri Matteo Salvini e Luigi di Maio, smentisca categoricamente questo scenario, le azioni del governo contribuiscono ad incrinare il rapporto dell’Italia con Bruxelles. Tanto che, al di fuori dei confini italiani, la politica dell’Italia inizia a preoccupare non solo gli analisti finanziari, ma anche gli esecutivi degli altri Paesi europei. Inoltre, un recente sondaggio del Financial Times mostra che in Italia solo il 52% dei cittadini è favorevole all’Euro, rispetto all’80% di Paesi come Irlanda e Germania.

Le conseguenze dell’uscita

Ma come si realizzerebbe un’eventuale uscita dell’Italia dall’Europa? E quali conseguenze potrebbe avere? Tra le opzioni prospettate per uno scenario di questo tipo c’è da una parte la consultazione popolare (un referendum in stile Brexit), dall’altra la negoziazione diretta con gli altri paesi dell’Eurozona. In ogni caso l’obiettivo è quello di evitare ritorsioni da parte degli altri Stati, soprattutto a livello commerciale.

Gli scambi commerciali sono una delle conseguenze più importanti dell’Italexit. Tra i vantaggi del mercato unico e della moneta unica c’è proprio la movimentazione di persone e merci all’interno dell’Unione. Per l’Italia, che ha la seconda industria manifatturiera del continente dopo la Germania, perdere questa condizione significherebbe un pesante colpo per le aziende del Paese. Inoltre, nel caso di un’uscita, la nuova moneta (probabilmente una “nuova” Lira) vedrebbe una svalutazione importante che, nel caso di conversione alla pari, significherebbe un corrispettivo aumento del prezzo dei beni importati, con un conseguente aumento del costo della vita e una proporzionale perdita di potere d’acquisto. L’inflazione aumenterebbe e con essa i tassi di interesse, con conseguenze negative sul mercato finanziario ed immobiliare.

I vantaggi per l’Italia

Il principale vantaggio è invece rappresentato dal fatto che l’Italia andrebbe a riappropriarsi della propria sovranità monetaria e non sarebbe più soggetta alle disposizioni di Bruxelles. Per alcuni questa possibilità nel lungo periodo rafforzerebbe l’Italia dal punto di vista geopolitico. Uno scenario ancora più azzardato è quello che vede sì l’adozione della Lira, ma come criptovaluta. Alcuni analisti ritengono che l’indiscrezione sull’eventuale uscita dell’Italia dall’Europa sarebbe alla base di un aumento del prezzo del Bitcon nel periodo successivo alle elezioni italiane. Per la realizzazione di questo scenario, al momento, però le variabili sono davvero troppo complesse per poter fare delle previsioni.

Le valute digitali negli ultimi anni hanno rivoluzionato i mercati finanziari, soprattutto da quando, nel 2017, il Bitcoin ha realizzato un vero e proprio rally arrivando a sfiorare la quotazione di 20 mila dollari. Ma può un Paese basarsi su una criptovaluta? Una valuta digitale si basa sulla crittografia per convalidare le transazioni e per generare nuova moneta, mediante l’utilizzo della tecnologia Blockchain. Da notare che questo tipo di monete non sono gestite da un’autorità centrale e per questo non sono soggette ad alcuna regolamentazione. Il mercato delle criptovalute è stato immediatamente visto anche come una possibilità di investimento, grazie ai rendimenti stratosferici dovuti alla fortissima volatilità. Per alcuni, le “crypto” rappresentano una delle forme di investimento del futuro.

In conclusione, per l’Italia gli scenari che si prospettano nel prossimo futuro si prospettano alquanto complicati. Se da una parte in molti ritengono una reale uscita dall’Euro e dall’Europa piuttosto improbabile, dall’altra l’ipotesi rimane in piedi. E con essa le condizioni che permetterebbero la realizzazione di Italexit, un processo ancora più complicato rispetto alla Brexit perché riguarderebbe non solo la politica comunitaria ma anche la moneta. Se l’Italia dovesse realmente uscire dalla UE, probabilmente sarebbe messo in discussione l’intero processo cha ha portato alla formazione dell’Europa. E la bandiera blu comincerebbe a perdere le sue stelle.

 

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