In punta di piedi nell’initimità di Alda Merini

Con Cosimo Damiano Damato e Erica Mou, Gustojazz porta al Teatro Comunale uno spettacolo intimo ed intimista per omaggiare la poetessa delle rime impietose

GustoJazz, omaggio ad Alda Merini
Erica Mou e Cosimo Damiano Damato omaggiano Alda Merini

Uno spettacolo intimo e intimista per rendere omaggio alla poesia sensibile di Alda Merini, quello portato in scena sul palco del Teatro Comunale lo scorso 4 maggio dal poeta e regista Cosimo Damiano Damato e la cantautrice Erica Mou, in occasione della II edizione di GustoJazz.

Con il recital “Alda Merini… Dante rock”, hanno preso forma e suono la storia, i pensieri, le emozioni della poetessa italiana più famosa ed amata, scomparsa il 1° novembre del 2009, ma la cui poesia, pungente e schietta, profonda e autentica, non può che restare immortale.

I matti

I matti vanno contenti, tra il campo e la ferrovia. A caccia di grilli e serpenti, a caccia di grilli e serpenti. I matti vanno contenti a guinzaglio della pazzia, a caccia di grilli e serpenti, tra il campo e la ferrovia. I matti non hanno più niente, intorno a loro più nessuna città, anche se strillano chi li sente, anche se strillano che fa. I matti vanno contenti, sull’orlo della normalità, come stelle cadenti, nel mare della Tranquillità. Trasportando grosse buste di plastica del peso totale del cuore, piene di spazzatura e di silenzio, piene di freddo e rumore. I matti non hanno il cuore o se ce l’hanno è sprecato, è una caverna tutta nera. I matti ancora lì a pensare a un treno mai arrivato e a una moglie portata via da chissà quale bufera. I matti senza la patente per camminare, i matti tutta la vita, dentro la notte, chiusi a chiave. I matti vanno contenti, fermano il traffico con la mano, poi attraversano il mattino, con l’aiuto di un fiasco di vino. Si fermano lunghe ore, a riposare, le ossa e le ali, le ossa e le ali, e dentro alle chiese ci vanno a fumare, centinaia di sigarette davanti all’altare.

(Francesco De Gregori)

Nessun espediente scenico, solo una chitarra, i libri che la Merini tanto amava e il racconto della poetessa attraverso i suoi versi, oltre che monologhi e aneddoti rivelati con sentito affetto da Cosimo Damiano Damato, legato ad Alda Merini da una lunga e sincera amicizia (raccontata nel film “Una donna sul palcoscenico”).

Ricordando le telefonate intercorse con la Merini nel cuore della notte, Damato ha raccontato la stesura della poesia “La favola della bellezza” che la poetessa gli ha dedicato, a pochi giorni dalla sua dipartita, dettandogliela al telefono, sottolineando come questa donna dall’immensa sensibilità fosse in grado di trovare la bellezza e la poesia nelle fragilità e nell’effimero, lei che della sensibilità ne ha fatto la sua personale chiave di forza per resistere alla vita, sopravvivere alle sue sventure e sbatterle in faccia alla gente attraverso le sue rime.

Con la delicatezza e la grazia che la contraddistingue, Erica Mou ha affiancato Damato eseguendo alcune canzoni del suo personale repertorio e con la reinterpretazione delle canzoni intramontabili del panorama musicale italiano a cui la poetessa delle rime impietose era particolarmente legata, come “Azzurro” di Adriano Celentano.

Pur essendole costata cara, è proprio la sensibilità di Alda Merini ad averle permesso di guardare il mondo con uno sguardo unico e privo di pregiudizi, è proprio il suo aver vissuto sulla propria pelle la condizione delicata derivante dalle problematiche del disagio sociale ad averla resa la poetessa dei reietti, degli emarginati, degli esclusi, ma anche della verità e della bellezza semplice ed assoluta, attraverso i fiumi di inchiostro delle sue rime. È questa autenticità a colpire dritto al cuore chi si accosta alle sue parole, urlate o sussurrate, ma dense di malinconia e amore per la vita, fragilità e vigore al tempo stesso.

Immancabile il riferimento alla reclusione in manicomio, attraverso il commovente racconto di Damato dei dolori e delle angosce della Merini, tormentata anche dalla lontananza dalle sue figlie, poi dipinti dalle sonorità della chitarra e della voce della Mou che ha intonato, fra le altre, “Canzone per Alda Merini” il testo che Roberto Vecchioni dedicò alla poetessa. Particolarmente toccante e coinvolgente, la proposizione de “I matti” di Francesco De Gregori e quell’invito a non rimanere reclusi nelle restrizioni socio-culturali di cui la società si fa artefice, dimenticando di avere anche il potere di scardinarle attraverso l’apertura di quei porti e l’abbattimento di quei muri che spesso esistono solo nella mente dell’individuo.

Pubblico assolutamente rapito e uno spettacolo di altissimo livello artistico ed emozionale con uno sguardo particolare rivolto a tutte le donne, specie a quelle innamorate e vittime di un amore “malato” che sfocia in violenze e maltrattamenti.

In questo senso, infatti, GustoJazz ha voluto dedicare la serata alle donne vittime di violenza di genere e maltrattamenti domestici, sostenendo il centro antiviolenza RISCOPRIRSI, convenzionato con l’ambito territoriale di Corato per la gestione degli sportelli nei comuni di Corato, Ruvo e Terlizzi. (0883.764901, cellulare 380.3450670, entrambi attivi h24, numero verde 1522).

Lascia un commento

avatar
  Subscribe  
Notificami