Imparare dalla storia a vivere Umanamente

L’evento conclusivo della settimana sui diritti umani traccia la storia che ha portato l’uomo dall’indifferenza alla Dichiarazione fondamentale dei diritti umani

umanamente Roberto tarantino
La serata conclusiva di Umanamente con Felice Addario e Roberto Tarantino

Si è conclusa nella serata del 17 dicembre presso il Centro Aperto Diamoci Una Mano la settimana “Umanamente”, organizzata da Presidio del Libro di Corato, Punto Pace Pax Christi e Interassociativo RETE ATTIVA in occasione dei 70 anni della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani che ha coinvolto molteplici personalità, coinvolgendo associazioni e scuole del territorio.

Diritto come necessità di orientarsi e dare una direzione alla società, allo stare insieme, alla libertà, a una scelta consapevole di giustizia. Dopo aver affrontato il tema dei diritti attraverso il linguaggio dell’arte, del racconto, dell’esperienza, della solidarietà e della condivisione e della libertà di stampa, l’evento conclusivo, moderato dal sociologo Felice Addario, è stato teso a ripercorrere le fasi storiche fondamentali che hanno condotto alla Dichiarazione universale dei diritti umani, passando dall’inevitabile periodo buio della seconda guerra mondiale.

Nel corso della stessa serata si sono succeduti anche gli interventi e le vive testimonianze di Sara Scotto, responsabile regionale del progetto Fare Sistema Oltre l’Accoglienza, e Cardenia Casillo, responsabile della Fondazione Casillo, che hanno esposto il progetto di integrazione socio-lavorativa dei migranti che offre opportunità anche a soggetti svantaggiati di nazionalità italiana. I coniugi Maldera hanno raccontato il loro atto d’amore di accogliere nella loro famiglia il giovane Jeffrey, migrante che sarebbe stato altrimenti costretto a lasciare Corato, e il giovanissimo Kader Diabate, ivoriano in Italia dal 2016 che collabora con le Nazioni Unite per promuovere i diritti umani. Ai loro contributi scegliamo di dedicare uno spazio più ampio separatamente (qui).

A tracciare il cammino dell’uomo dal 7 aprile 1933 con la promulgazione leggi razziali del III Reich, al 10 dicembre 1948 con l’adozione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione universale dei diritti umani, il prof. Roberto Tarantino, ex dirigente scolastico di Barletta, nonché presidente provinciale dell’Associazione Nazionale Partigiani Italiani della BAT.

Corato: Il prof. Roberto Tarantino
Il prof. Roberto Tarantino

Come possiamo comprendere l’immigrazione senza pensare al colonialismo e chiederci se questo sia finito o se esista ancora sotto una diversa forma?

È partendo da questo interrogativo che il prof. Tarantino scuote immediatamente gli animi invitando ad una attenta e lucida riflessione, sbattendo letteralmente in faccia non solo alla platea ma all’uomo in quanto tale, gli errori che tanto denunciamo come deplorevoli ma che tendiamo a dimenticare e ripetere nel corso della storia. «Guardare il passato ci ricorda il presente» ha sottolineato Tarantino, iniziando il suo percorso storico ricordando l’importanza della Resistenza e il peso che hanno avuto i partigiani nella difficile lotta verso il cambiamento, la presa di coscienza e la Dichiarazione universale dei diritti umani.

Lo fa evidenziando ciò che la nostra città di Corato ha rappresentato nella guerra di liberazione, donando i coraggio di oltre 100 partigiani coratini che hanno combattuto nel solo Piemonte, ponendosi come una della città in tutta la regione ad aver pagato il prezzo del maggior numero di partigiani partiti dal  sud per amore per la propria terra. «Noi abbiamo il dovere di ricostruire questa memoria andata persa perchè siamo stati vittime delle mistificazioni che derivavano dai meccanismi del consenso che si sono esplicitati negli anni».

Come ribadito da Tarantino, nella storia troviamo le radici del nostro presente, nel bene e nel male, nel sogno di chi ha combattuto la resistenza, nell’orrore di quei giorni, nella tragedia immane, affondano le radici del nostro presente e di un nuovo ideale di mondo. «Oggi i nostri diritti corrono il rischio di essere cancellati, vengono erosi ogni giorno  sempre di più finché non diventerà quasi naturale accettare di aver perso un determinato diritto. La storia si ripete, mai identica, mai uguale a se stessa, eppure si ripete pur cambiando, perché a non cambiare è l’animo dell’uomo».

Tarantino ricorda come, con la promulgazione delle leggi razziali, non vi fu l’immediata istituzione dei campi di concentramento ma solo un’indottrinamento politico che divideva “noi dagli altri” e a furia di sentirsi dire che l’ebreo era il nemico da odiare, che chi non odiava gli ebrei era chiamato pietista filogiudeo, si raggiunse l’assuefazione, l’indifferenza, l’insensibilità che diedero spazio alla nascita dei tanti “Auschwitz” disseminati in Europa. «Noi “italiani brava gente” – tuona il professore – ignoravamo l’esistenza di campi di concentramento anche in Italia, anche in Puglia dove ve ne erano ben quattro: Manfredonia, Gioia del Colle, Alberobello, Isole Tremiti, in cui finivano non solo gli ebrei ma anche gli omosessuali. Non siamo stati in grado di capire che i mali gravi e irrimediabili dipendono dall’indulgenza verso i mali piccoli e rimediabili».

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari, e fui contento, perché rubacchiavano. Poi vennero a prendere gli ebrei, e stetti zitto, perché mi stavano antipatici. Poi vennero a prendere gli omosessuali, e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi. Poi vennero a prendere i comunisti, e io non dissi niente, perché non ero comunista. Un giorno vennero a prendere me, e non c’era rimasto nessuno a protestare.  Martin Niemöller

Citando Gramsci e Niemöller, il prof. Tarantino ha puntato il dito contro l’indifferenza in cui l’essere umano tende troppo spesso a cadere, non trascurabile e inaccettabile difetto da cui il nostro presente non è esule e fa rabbrividire nell’elencare le cifre che ne conseguono: nel corso della seconda guerra mondiale si contano circa 55 milioni di morti e oltre 56 milioni di feriti, i civili vittime della guerra sono stati più dei militari. Nei soli lager nazisti morirono 6 milioni di ebrei, 300mila rom, molti dei quali bambini, 250mila disabili, eliminati perché non conformi allo standard della razza umana e sui cui vennero fatti deprecabili esperimenti. Nei lager morirono 7 milioni di non ariani, in particolare russi, serbi, ucraini, polacchi, sloveni, 1 milione e mezzo di oppositori politici, 50mila  internati militari, anche coratini, e un numero imprecisato di dissidenti, omosessuali e religiosi che non appoggiavano il regime.

«Dal coraggio e dal diritto di sognare dei partigiani nasce la Costituzione italiana e la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo è il balzo in avanti dopo un pericolo scampato di un’Europa che, senza partigiani, poteva essere nazifascista. Nessuno è salvo quando vengono messi in discussione i diritti dell’uomo, ognuno di noi può evitare la deriva dei nostri diritti anzichè attendere di perdere ogni tipo di libertà, possiamo cambiare lo stato delle cose, non ci sono solo le rivoluzioni» conclude Tarantino.

 

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