Il RAP del coratino Buonalana

Diego Ralf Radulescu ha 29 anni, ama il RAP da quando era piccolino, non gli interessa la notorietà fine a se stessa ma è determinato a vivere di musica

Il RAP del coratino Buonalana
Il RAP del coratino Buonalana

Diego Ralf Radulescu, in arte Buonalana, è un ventinovenne nato a Roma ma vissuto a Corato, dove ha frequentato i vari gradi di scuola e ha preso piede la sua passione per le rime e la musica. Il suo modo di vestire e i suoi atteggiamenti non tradiscono il suo stile musicale: è un rapper. Il RAP, termine inglese traducibile con “parlare con tono deciso”, è l’espressione musicale della cultura hip hop che nacque a New York nei primi anni Settanta diffondendosi alla metà degli anni ’80 in tutto il mondo. I rapper divennero portavoce della voglia di rivalsa con testi che denunciavano le difficili condizioni delle minoranze nere. In Italia la cultura hip hop sbarcò con un RAP meno cupo, quasi scanzonato, grazie soprattutto a Jovanotti.

Il RAP del coratino BuonalanaA differenza di sua sorella, la nota attrice Gloria Radulescu, Diego ha fatto confluire la rabbia dei momenti brutti della sua vita, ma pian piano anche le gioie, nelle parole messe in rima e musicate. Buonalana è un autodidatta, a parte un corso di chitarra e uno di pianoforte, ha sempre composto da solo i suoi brani musicali. Gli piace “rappare”, non pensa alla fama ma è determinato a vivere di musica. Numerose sono le esperienze fatte come tanti i progetti custoditi nel suo cuore, dei quali ci ha parlato nella seguente intervista. Dalla mezzanotte di oggi l’ultimo brano di Buonalana, intitolato “Stò loko”, è sulle piattaforme digitali.

Come nasce la passione per la musica?

Da piccolo in casa si ascoltava sempre tanta musica, in particolare mia madre, sin da giovane, è stata una grande appassionata di Bob Marley e sono convinto che quelle vibrazioni siano state estremamente costruttive per la mia crescita musicale. Ricordo quando cantavamo in macchina, anche se a volte storpiavamo le parole: erano momenti magici, quelle note ci tenevano uniti. Sin dai tempi della scuola primaria ho provato a scrivere parole in rima, in particolare dopo aver ricevuto in regalo da mia madre un libro di poesie di Totò, tra le quali c’era la famosa “A  livella”: cantavo tutte le poesie in napoletano. Credo che Totò sia stato il primo rapper della storia e quel libro per me sia stato determinante per l’approccio a questo genere che ho incominciato realmente ad amare ascoltando gli “Articolo 31”. Pur non comprendendo il significato delle parole restavo affascinato dalla metrica  e dai suoni. A quei tempi avevo solo una pianola con i ritmi memorizzati ma già mi divertivo a realizzare le mie “prime basi”.

Poi come ha preso piede la musica nella tua vita?

In prima media ho conosciuto Stefano Lotito, ora dj Steelo, che produceva già brani musicali. Grazie a lui ho capito come impostare il lavoro di stesura e produzione e a 14 anni, con lui, ho dato vita all’EP “Connessione sismica”, un mix di amore e rabbia. Dopo due anni, nel 2006 è arrivato il mio primo EP intitolato “Tutto bene”, registrato, mixato e masterizzato nello studio di Fabio Tosti (dj hous e produttore discografico) che lo propose ad una casa discografica indipendente di Milano, “The Saifam group”, dalla quale ricevetti la mia prima proposta. Purtroppo non riuscii a firmare il contratto perché essendo minorenne occorrevano le firme di entrambi i miei genitori che in quel periodo erano separati, non ancora divorziati legalmente.

Ti sei demoralizzato dopo questo episodio? 

No, perché dopo quella proposta, ho avuto tante di opportunità. Oggi più che mai, inoltre, sono convinto che un artista può farcela da solo, anche senza un’etichetta che lo segua: ciò che è necessario è affiancarsi ad alcune agenzie di management per poter organizzare live. Se si hanno buone conoscenza di settore un artista può tranquillamente fare tutto in modo indipendente.

Come nascono i tuoi brani?

Io parto sempre dalla base musicale per poi scrivere i testi che si ispirano alle mie esperienze personali e ai sentimenti provati. Proficui sono stati i periodi in cui ho vissuto fuori Corato e ho viaggiato per l’Italia e l’Europa.

Quali esperienze ti hanno segnato maggiormente?

Nel 2008 a Roma, l’esperienza vissuta con altri tre musicisti (Comboclat, Bobo K- Nos e Vandalo) con i quali abbiamo creato un collettivo nella periferia nord della Capitale, nello specifico nel quartiere Cinquina,  perché con loro ho partecipato e vinto un contest nazionale organizzato dalla etichetta indipendente “Honiro” e quindi registrato il disco “Double Nem” e il video clip ufficiale “Rap on”. In quegli anni è stata molto bella, sia dal punto di vista musicale sia umana e sociale, la collaborazione con “Parsec” di Simone Amendola e il programma TV “Lucignolo” finalizzata alla realizzazione del documentario “Alysia nel paese delle meraviglie”. Girammo il video “Habitat” , colonna sonora del documentario che ricevette numerosi premi a livello europeo. La finalità principale di quel lavoro era salvare i ragazzi con difficoltà dalla strada, dalla droga e dalla criminalità mostrando loro la bellezza dell’arte e della musica.

Un’altra esperienza forte della mia vita l’ho vissuta a Modena negli anni 2011/2012: oltre ad una meravigliosa storia d’amore, elemento di ispirazione di vari testi scritti in quel periodo, il terremoto che colpì quel territorio mi ha segnato molto. Ci siamo ritrovati a gestire un campo per roulotte e tende con la disponibilità di pochissimi aiuti e soprattutto provenienti dall’estero. Il vivere a contatto con la natura e l’apprezzare quel poco che si possedeva mi ispirò un nuovo progetto musicale “Tutta robba buona” che ho prodotto nel 2013 con Reddim Giamaicani  registrando con il collettivo di Modena “Bizzarri Records”.

Dopo una parentesi lavorativa in Danimarca, molta remunerativa dal punto di vista economico, ma deludente per la produzione musicale perché lavoravo tanto da non avere tempo per fare musica, negli anni 2015 – 2017 in Spagna ho ritrovato l’ispirazione  ed è nato anche un progetto in coppia con Comboclat: “Start’n’up” impostato su ritmi dancehall e reggaeton. Di questo progetto fa parte il singolo “Bugiarda” che arrivò dopo qualche anno dal precedente lavoro “Consueto Rito”.

Di cosa parla il tuo nuovo singolo “Stò Loko”?

Il mio nuovo singolo è un remix, in particolare il remix italiano del brano di YG intitolato “Go Loko” che io ho rinominato “Stò Loko”, dove “loco” in spagnolo vuol dire pazzo, quindi “Stò pazzo”. In America, nel RAP, si usa molto fare remake di canzoni già note ottenendo così un successo immediato. Per questo motivo numerosi artisti emergenti cercano di cavalcare l’onda per riuscire a farsi conoscere più facilmente al grande pubblico, attraverso remake di canzoni già edite. Il mio brano è rivolto a coloro che vogliono improvvisarsi rapper, ma ancora di più è finalizzato a far cadere la maschera a coloro che nelle canzoni millantano una vita da malavitosi, quando in realtà sono innocui e di buona famiglia. Il messaggio che veicolo, quindi, è che nella vita non occorre fingere di essere ciò che non si è.

Qual è il tuo sogno?

Voglio vivere di musica. Non bramo la fama, non mi auguro semplicemente la notorietà bensì gente che conosca e compri la mia musica. Voglio girare l’Italia e l’Europa facendo e vivendo di musica. In quell’anno vissuto in Danimarca ho sofferto troppo per non aver fatto musica. Vorrei pochi riflettori, ma più palchi in mezzo alla gente.

Una curiosità: perché “Buonalana”?

Un giorno mentre componevo cercavo una definizione sul dizionario di italiano, che assieme al vocabolario dei sinonimi e contrari sono immancabili compagni di stesura dei testi delle mie canzoni, e mi imbattei nel significato della parola “buonalana”. Riportava come sinonimi “spiritoso”, “poco di buono” e “mariuolo”. Quest’ultima parola mi fece sorridere, perché era così che da piccolino la mia nonna materna, di origine napoletana, con la quale sono cresciuto a Corato, mi definiva per le mie marachelle. Mi colpì così tanto che decisi di usarlo come titolo per un mio brano e che da allora in poi mi sarei chiamato Buonalana.

 

 

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