“Il mio inferno di Dante” premia l’artista coratino Rossano Macina

La complessa opera di Rossano Macina
La complessa opera di Rossano Macina

L’artista coratino Rossano Macinasi è aggiudicato un riconoscimento di merito per la sua opera “Blue Beam Project 666” al concorso “Visioni da … Il mio Inferno di Dante”, ideato dallo scrittore Domenico Valente e dalla curatrice, la dott.ssa  Micaela Nichilo, riservato ad  opere ispirate al capolavoro dantesco.

Macina, che ha partecipato come artista afferente all’Associazione culturale Pro Loco Quadratum, è stato l’unico coratino, fra i 18 artisti partecipanti, ad aderire all’iniziativa che ha visto concorrere opere artistiche (pittura, scultura e fotografia) ispirate al testo di Valente o alla prima Cantica della Divina Commedia  (di cui il libro è la rielaborazione in prosa).

Il concorso, unico nel suo genere, è stato aperto a tutti gli artisti iscritti presso le associazioni artistico-culturali della Puglia, con lo scopo di fondere l’arte della scrittura e quella visiva, avvicinare i più giovani e i più scettici alla lettura della prima Cantica della Divina Commedia, che tanto ha ispirato artisti di ogni tempo e di ogni luogo.

Rossano Macina, professione orafo, è un artista coratino  concettuale che trae ispirazione dalle dinamiche socio culturali  dell’attualità. Ha abbracciato la sua espressione artistica da 5 anni ma questa è stata per lui la prima occasione di far conoscere la propria arte, riscuotendo già soddisfacenti apprezzamenti. «Purtroppo è sempre più difficile per un artista ricavarsi uno spazio nel contesto artistico-culturale – ha dichiarato Macina – perciò ricevere questo riconoscimento nel primo concorso a cui partecipo mi fa sentire davvero onorato. Inoltre, le sincere attestazioni di stima da parte di Valente e Porcelli, l’artista che ha curato la grafica del libro, in merito alla mia opera, mi riempiono di orgoglio e fungono anche da sprono a continuare nel mio percorso, malgrado sia molto arduo ed in salita».

 

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La descrizione dell’opera

L’Opera Blue Beam 666 è nata da un ispirazione scaturita dalla lettura del libro “Il Mio Inferno di Dante” un racconto realizzato dallo scrittore Domenico Valente, che descrive una personale parafrasi dell’Inferno Dantesco, arricchita dalla descrizione introspettiva, suggestiva e fantastica, successivamente rivista nell’opera dall’artista Ouroboros in chiave futuristica.

Ouroboros immagina un progetto scientifico mondiale in un prossimo avvenire, in cui ad ogni persona, verrà impiantato un microchip, che avrà la funzione di collegare telepaticamente tramite frequenze,  gli uni con gli altri ad una  sorgente principale. Essa interagendo con tutti gli esseri viventi,  guiderà il popolo mondiale verso la salvezza e la retta via spirituale. Nascerà così un nuovo modello di comportamento, un’idea di bene e di virtù, un insegnamento morale, che attraverso prove difficili, il buio del peccato, lo smarrimento dell’essere incarnato assuefatto dal piacere dei sensi, proprio come nell’Inferno, dovrà condurre l’uomo verso l’elevazione dello spirito.

La chiave di lettura della Divina Commedia esplicitata in modo chiaro e inequivocabile da Dante nell’ultimo verso della Divina Commedia, proprio come preannuncia alla fine, Ouroboros nella sua, è l’amore…, inteso non in senso umano, ma Divino. Il percorso dantesco nell’Aldilà come quello di ogni uomo nella vita reale, è una palese allegoria di un percorso iniziatico che vede, in differenti gradi di elevazione di coscienza, una perenne trascendenza verso le dimensioni superiori, non a caso ogni Canto: Inferno, Purgatorio, Paradiso, si chiude con un riferimento alle stelle, come a voler rimarcare il raggiungimento di un traguardo elevato non accessibile a tutti: “Salimmo sù, el primo e io secondo, tanto ch’i’ vidi de le cose belle che porta ‘l ciel, per un pertugio tondo.

E quindi uscimmo a riveder le stelle” (INFERNO 34, 136-139). Un viaggio quindi di perfezionamento di se stessi, alla ricerca del segreto della vita, e quindi dell’amore, che coincide con Dio.

Segue gallery con i particolari dell’opera.

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