Il Lampascione

Il lampascione

La cipolla del vento

Il cipollaccio col fiocco o, come comunemente viene chiamato in dialetto “lampascione” cresce sulle lande erbose dell’altopiano Murgiano, anche se non disdegna i campi coltivati. Predilige i terreni soffici, per cui è diffuso nei seminativi incolti e nei maggesi arati. È provvisto di un fusticino verde alto 10-20 cm che termina con una infiorescenza violacea (il fiocco a cui si riferisce il nome italiano). Il suo apparato radicale è costituito da un bulbo ovoideo di 2-4 cm. di diametro, commestibile, chiamato in coratino “ambasciaune” che si raccoglie in gennaio-marzo, scavando profondamente con una vanghetta, e poi si monda delle radichette e delle squame esterne secche.

Un tempo, prima che si diffondessero le arature profonde, i lampascioni si raccoglievano lungo il solco tracciato dall’aratro.

Se ne riconosce qualche uso cosmetico per pelli irritate, secche e con foruncoli applicando la polpa cotta dei bulbi, interponendovi una garza, per 15 minuti sulle parti interessate. È notissimo, invece, l’uso culinario delle nostre massaie che associano al lampascione spiccate proprietà lassative.

Nella varietà degli antipasti coratini di verdura i lampascioni, lessati in acqua salata e un pizzico di zucchero, si inseriscono deliziosamente. Dopo averli fatti raffreddare nella stessa acqua di cottura ad evitare che diventino amari, si scolano e condiscono con poco sale, pepe ed abbondante olio extravergine di oliva di qualità coratina. Una cena invernale del tempo passato poteva essere costituita da lampascioni arrostiti sotto la cenere del braciere e conditi con olio e sale, oppure alla “Purgatorio” finendoli di cuocere, dopo averli sbollentati, insieme ad olio, pepe, sale, origano, prezzemolo, formaggio pecorino grattugiato, pomodorini, peperoncino e pancetta a dadini.

Attenzione a non esagerare. Questo bulbo di “giglio” bastardo spesso appone alla digestione il suo sigillo sonoro, non propriamente musicale.

Da gustare

Cucuicchie de lambasciune

Ingredienti: 1 Kg. di lampascioni, 200 gr. di farina, 5 uova, sale, prezzemolo, 100 gr. di pecorino grattugiato, olio di oliva, mezzo cubetto di lievito di birra.

Pulire e lavare i lampascioni. Lessarli in abbondante acqua salata e lasciarli raffreddare. Preparare una pastella con farina, uova, formaggio, prezzemolo tritato e lievito, lasciando riposare il tutto per due ore prima di friggere. In questo modo l’impasto diventa più soffice e i lampascioni più digeribili. Unire al composto i lampascioni sgocciolati e friggerli a cucchiaiate in abbondante olio bollente. Quando risulteranno dorati, toglierli dalla padella e servire. Si possono mangiare anche freddi.

Deciàine l’andiche

Ce vù le lambasciune, ada cavà

Se vuoi i lampascioni, devi scavare (Il bulbo del lampascione è molto profondo, per cui il significato è: se vuoi raggiungere un buon risultato devi faticare)

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Maria Labartino (nota come Marina) - Direttore Responsabile. Esordisce su LO STRADONE nel 1986. Laurea in Scienze della Formazione. Iscritta all'ODG dal 1998. Presentatrice occasionale. Da oltre 30 anni scrive di tutto e su tutto con sete di verità, consapevole di "sapere di non sapere" (cit. Socrate)

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