Il diritto di recesso nei contratti

A quanti sarà capitato di acquistare un bene o un servizio individuato in un sito Internet o proposto tramite una telefonata avvenuta durante un momento di relax o per fax, per posta o per televisione,
per strada, nell’ambito di fiere o durante escursioni organizzate dal venditore?

Se è apparso molto comodo e conveniente l’acquisto praticato in queste occasioni, talvolta, al momento della consegna, quanto ordinato si rivela non rispondente alle nostre esigenze.
Queste situazioni trovano un’attenta tutela nella legislazione comunitaria (direttiva 85/577/CEE) e nazionale (D.Lgs. n. 50/92, e D.Lgs. n. 58/98, Codice del consumo Dlgs 206/2005), che garantiscono il diritto di recesso (di ripensamento) entro 10 giorni, a favore dei soli consumatori privati (acquisti senza partita iva).

Il diritto di recesso può riguardare sia un contratto già concluso, sia una semplice proposta contrattuale.
Infatti, si è garantito il diritto di recesso al consumatore privato (qualificabile come contraente debole rispetto invece all’imprenditore professionista che rappresenta il venditore) sia nel classico caso in cui la sua volontà risulti come conclusiva di un contratto, già impostato e proposto interamente dal venditore, che come realizzante una semplice proposta di contratto.

Si intende tutelare il consumatore contro quelle clausole contrattuali che, create dal venditore, si usano termini tecnici non facilmente comprensibili, che non consentono al consumatore la precisa comprensione delle conseguenze della sottoscrizione.

Ma, nello specifico, il diritto di recesso riguardante le «proposte» di contratto è stato riconosciuto per tutelare i tanti casi in cui è il consumatore, sollecitato da agenti del venditore, che diventa proponente, quando gli viene fatta sottoscrivere una proposta contrattuale, spesso qualificata irrevocabile e dotata della clausola «salvo approvazione della casa», in base alla quale il venditore potrà poi valutare la convenienza di concludere il contratto propostogli, essendo fino a quel momento non ancora vincolato.

E’ vietato al professionista far pagare al consumatore l’esercizio del diritto di recesso, configurando una penalità per scoraggiarlo dal recesso. La legge vuole evitare che il consumatore sia condizionato negativamente dall’idea di dover pagare somme di denaro per poter tornare sui suoi passi. Tale tutela è rafforzata dalla possibilità di recedere «senza specificare il motivo».

Il recesso è esercitabile, sia per i contratti negoziati fuori dai locali commerciali sia per i contratti a distanza entro dieci giorni lavorativi.

“Per i contratti o le proposte contrattuali negoziati fuori dei locali commerciali, il termine per l’esercizio del diritto di recesso decorre:
a) dalla data di sottoscrizione della nota d’ordine ovvero, nel caso in cui non sia predisposta una nota d’ordine, dalla data di ricezione dell’informazione stessa, per i contratti riguardanti la prestazione di servizi ovvero per i contratti riguardanti la fornitura di beni, qualora al consumatore sia stato preventivamente mostrato o illustrato dal professionista il prodotto oggetto del contratto;
b) dalla data di ricevimento della merce, se successiva, per i contratti riguardanti la fornitura di beni, qualora l’acquisto sia stato effettuato senza la presenza del professionista ovvero sia stato mostrato o illustrato un prodotto di tipo diverso da quello oggetto del contratto.

2. Per i contratti a distanza, il termine per l’esercizio del diritto di recesso decorre:
a) per i beni, dal giorno del loro ricevimento da parte del consumatore ove siano stati soddisfatti gli obblighi di informazione di cui all’articolo 52 (sull’identità del professionista, modalità di pagamento, diritto di recesso…) dal giorno in cui questi ultimi siano stati soddisfatti, qualora ciò avvenga dopo la conclusione del contratto purché non oltre il termine di tre mesi dalla conclusione stessa;
b) per i servizi, dal giorno della conclusione del contratto o dal giorno in cui siano stati soddisfatti gli obblighi di informazione di cui all’articolo 52, qualora ciò avvenga dopo la conclusione del contratto purché non oltre il termine di tre mesi dalla conclusione stessa”.(art. 65 Codice del consumo Dlgs 206/2005)
Il legislatore obbliga il venditore di informare per iscritto il contraente debole circa l’esistenza del diritto di recesso, per garantirgli la possibilità del suo esercizio.

Se non informasse sul diritto di recesso oppure fornisse un’informazione errata o incompleta (e entro il termine di tre mesi, non provveda a farlo: cfr. art. 65, secondo comma) è garantito un prolungamento del termine per esercitare il recesso da parte del consumatore, da dieci giorni lavorativi a sessanta o novanta giorni, a partire dalla data di stipulazione del contratto, se questo ha ad oggetto servizi, ovvero dalla data di ricevimento del prodotto, negli altri casi.
La comunicazione di recesso deve essere spedita con lettera raccomandata con avviso di ricevimento. Il termine si considera rispettato con la consegna all’ufficio postale entro dieci giorni lavorativi.
La comunicazione può essere effettuata anche mediante telegramma, telex, fax e posta elettronica spediti entro il termine previsto, purché successivamente confermata con lettera raccomandata con avviso di ricevimento spedita entro le quarantotto ore successive.

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