Il 50°compleanno del Centro Italo Venezuelano

Una tappa importante festeggiata all'insegna dei sentimenti di gratitudine nei confronti dei fondatori del Club a Corato e dei giovani che danno nuova linfa alle sue attività

Nello scorso weekend grandi festeggiamenti ci sono stati per il 50° compleanno del Centro Italo Venezuelano di Corato che dopo la serata di venerdì in Sala Verde ha organizzato sabato un Gran Galà con musica e torta finale.

«Una tappa importante per il Club nato a Corato nel 1968», ha esordito l’attuale presidente prof.ssa Rosa Anna Agatino che ha brevemente illustrato le finalità e le attività del Centro Italo Venezuelano, vero ponte tra Italia e Venezuela. Dalle manifestazioni dei primi anni, alle piazze intitolate a Corato, agli eventi di sensibilizzazione nei confronti di un Venezuela in crisi, l’obiettivo del Centro continua ad essere punto di riferimento per una comunità viva e presente in città.

Il 50° compleanno è un traguardo che abbraccia diverse generazioni. A festeggiare non c’erano solo i soci anziani, che con spirito di sacrificio e attaccamento alla terra venezuelana fondarono il Centro Italo Venezuelano, ma anche i giovani che si affacciano alla vita del Club e incominciano a frequentarlo.

Significative ed emozionanti sono state le testimonianze di due giovanissime ragazze, nipoti di due emigrati riconoscenti nei confronti del Venezuela e della sua accoglienza: Lorena e  Ilenia hanno avuto la possibilità di amare un posto mai visto e che sentono vicino grazie al Centro Italo Venezuelano.

Dalle parole di Lorena è emerso il racconto della vita di suo nonno Vincenzo Agatino, attualmente presidente onorario, la storia di un viaggio di andata e di ritorno a casa senza mai dimenticare il Venezuela anzi mantenendo forte il legame con esso, anche oggi che è in preda ad una grave crisi umanitaria.

Il 50°compleanno del Centro Italo Venezuelano
Il 50°compleanno del Centro Italo Venezuelano

“Mi chiamo Lorena, sono nata e cresciuta a Corato e senza ombra di dubbio mi sento Coratina a tutti gli effetti. Mi identifico con il mio paese e ne sono straordinariamente orgogliosa ma a volte mi sento come…sospesa tra due mondi,tra due culture. Sono nata a Corato ma non dimentico che nelle mie vene scorre anche sangue venezuelano. Sono la nipote di un emigrato coratino e di una immigrata venezuelana. Fin da piccola ho respirato l’atmosfera di due culture profondamente diverse. In famiglia gli usi e le abitudini sono…diversi! A casa di mia nonna si mangia “l’arepa” (pane venezuelano), “il pan de jamon” , “las hallacas”, “los bollitos pelòn” …A casa mia si parla un misto tra Italiano e Spagnolo e da sempre ci sono parole come “ruedo” , “abuela” , “papaito” , che solo noi comprendiamo e non sono mai state tradotte. Abbiamo inventato una lingua mista che si chiama…”Itagnolo!” La mia è una cultura che definisco…contaminata, sento un senso di doppia appartenenza e queste due mie parti vanno piacevolmente d’accordo,io sono la fusione di due culture diverse che in me convivono piacevolmente.

Ma la mia è anche la storia di molti di voi e nel caso di mio nonno,un viaggio verso il Sud America e precisamente verso il Venezuela, El Dorado di molti Italiani. Come molti Coratini e molti Italiani emigrò seguendo sogni di fortuna. L’idea era di migrare per un po’ ,il tempo di mettere su un gruzzoletto e tornare. Solo,con una piccola valigia,senza sapere cosa avrebbe trovato e senza sapere una sola parola di Spagnolo. Lo avevano chiamato in Venezuela i suoi due fratelli che prima di lui erano partiti per la stessa avventura. Mi sembra di vederlo mio nonno, che lascia la casa, il quartiere, gli affetti per andare incontro ad un sogno, all’ignoto. Con due magliette in una valigia,con gli occhi ambiziosi ma con le mani tremanti prima di salpare,con le immagini ben impresse delle mattine ed il caffè. (..)All’epoca lasciare la famiglia non era semplice ma era un’esigenza…bisognava trovare un lavoro. L’unica alternativa che si palesava agli occhi degli Italiani era quella di lasciare il proprio paese e di cercare altrove condizioni di vita migliore. E fu così che mio nonno emigrò, si imbarcò sulla motonave Marcopolo da Napoli e il viaggio durò quindici giorni.

Il Venezuela in quegli anni era una terra nuova,giovane,meravigliosa,ospitale,dove tutto era da creare,da costruire,da inventare. Un paese che accoglieva generosamente grazie alla politica delle “porte aperte”. All’epoca venne consentito l’ingresso di circa un milione di immigranti tra cui quasi trecentomila italiani,i quali, ancora oggi ,dopo quella Spagnola rappresentano la seconda comunità straniera in Venezuela. Fu un momento di crescita esponenziale del paese,la moneta locale,il bolivar,aveva una quotazione superiore al dollaro statunitense. Quando mio nonno giunse al porto “La Guaira” era notte, la costa risplendeva di tante luci. Sembrava di essere giunti in una grande città portuaria con tutti i suoi edifici illuminati. La mattina si rese conto che quelle luci provenivano da numerose casette,baracche addensate sulle montagne verdi chiamate “Los ranchitos”. La Caracas che mio nonno vide allora era una città in pieno decollo. Lì sorgeva un piccolo agglomerato di casette bianche stile coloniale, con finestre altissime e ringhiere in ferro o in legno tagliato che chiamavano “Caracas de los techos rojos”. Accanto si andavano sviluppando alti edifici e grattacieli. La “Carretera vieja” era la sola strada allora percorribile per raggiungere la costa.

Nonostante il clima piacevole, la gente cordiale,per mio nonno l’inizio non è stato facile. Non conosceva la lingua spagnola, non sapeva come comportarsi ma la sua determinazione,la sua creatività ed il lavoro hanno premiato i suoi sforzi. Lasciò la capitale per spostarsi nel Zulia e precisamente a Cabimas. Lì lavorò come cameriere e dopo pochi anni riuscì ad aprire un ristorante tutto suo. Giorno dopo giorno imparava sempre meglio la lingua e il suo lavoro lo appagava. Poteva ritenersi soddisfatto, la sua vita aveva fatto un bel salto di qualità. E poi il destino gli riservò una bella sorpresa… l’incontro con una ragazza del luogo che diventò sua moglie. Tutto inizia con un viaggio e finisce con un viaggio,un viaggio di ritorno verso casa,verso l’Italia. Ma avendo nel cuore il Venezuela che oggi è alle prese con una grave crisi”.

Il 50°compleanno del Centro Italo Venezuelano
Il 50°compleanno del Centro Italo Venezuelano

“Nella nostra famiglia parlare del Centro Italo Venezuelano vuol dire parlare di un posto che con affetto consideriamo un posto sicuro,familiare e felice,nel quale possiamo sentirci in famiglia, nel quale mio papà può rimanere legato al posto in cui è nato, e mio nonno può rimanere legato al posto che non smetterà mai di amare con tutto se stesso. Queste radici e questo amore sono stati tramandati anche a me,a mio fratello e ai miei cugini. A me,che non posso che pensare al Club come la gran parte della mia infanzia e quando parliamo del Club si parla anche dei veglioni di Carnevale, della Gazzosa, e anche di chi oggi non c’è più, come la mia nonna che assieme a mio nonno, mi hanno portato in questa comunità che mi ha dato i primi valori, che mi ha insegnato ad amare un posto lontano e mai visto,con la voglia di conoscerlo,aiutare e lottare; e sopra ogni cosa il Club mi ha dato i miei ricordi più felici,con i miei nonni, con Rosanna e Maida, con Vincenzo e Olivia e anche il Tamanaco,e poi mi ha dato anche un’amica,Lorena,che è anche un po’ sorella. Oggi dopo cinquanta anni di vita, penso che nessuno più di noi possa sentirsi orgoglioso dei nostri nonni che hanno creato tutto questo e hanno saputo trasmetterci l’amore per qualcosa di mai visto, nella speranza di poterlo fare presto”.

Le parole delle due ragazze hanno suscitato nei presenti lacrime e applausi che sono proseguiti quando la presidente Agatino ha omaggiato il signor Tarricone Diego, in qualità di socio fondatore, i signori Cannillo Cataldo e Mercedes Dalia Rodriguez per la fedeltà dimostrata al Centro e la signora Olivia del Carmen Crespo per la dedizione.

Non solo pergamene ma anche medaglie: una è stata donata al signor Felice Ferrara, in qualità di vicepresidente onorario, e una al signor Vincenzo Agatino presidente onorario del Centro Italo Venezuelano.

Brindisi e abbracci pieni di affetto hanno concluso una serata di orgoglio italo-venezuelano.

La festa è continuata sabato sera all’interno del Centro Italo Venezuelano, interamente ristrutturato, che ha ospitato la cantante Ysco Cumache per una serata danzante, all’insegna dell’allegria, amicizia, buona musica e squisiti sapori venezuelani.

 

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