«I libri scendono nel cuore», intervista con Daniele Nicastro

Lo scrittore piemontese è stato ospite dell'IC "Imbriani-Piccarreta" di Corato nell'ambito del progetto Confabulare - libri fuori dagli scaffali

scrittore Daniele Nicastro
Daniele Nicastro

Collabora con le più note case editrici italiane, ha pubblicato il suo primo libro per ragazzi – un racconto fantastico – nel 2011, lavora anche come ghost writer ma si dedica a tempo pieno a scrivere libri per giovani lettori: lui è Daniele Nicastro, classe 1978, ha iniziato a scrivere senza immaginare che sarebbe diventato uno degli scrittori più amati dai ragazzi.

Nato a Carmagnola, attualmente vive a Moretta, un piccolo paese della provincia di Cuneo, da dove osserva il mondo con sguardo attento e curioso e lo scrive usando come inchiostro la fantasia e l’avventura per raccontarlo ai più piccoli con un linguaggio semplice e privo di retorica, capace di arrivare dritto al cuore.

Spaziando in diversi generi, dal romanzo d’avventura al racconto comico, Daniele Nicastro pone sempre molta attenzione ai temi della crescita e svolge incontri di promozione alla lettura e laboratori di scrittura creativa con scuole e biblioteche in tutta Italia.

Vincitore del Premio Letterario Legenda Junior con il libro scritto “Grande”, Nicastro ha fatto tappa anche a Corato dove, il 26 e 27 febbraio, ha incontrato gli alunni della scuola elementare dell’IC “Imbriani-Piccarreta”, nell’ambito del progetto di promozione della lettura nelle fasce più giovani della popolazione Confabulare – libri fuori dagli scaffali. Con i suoi piccoli ed entusiasti lettori ha parlato dei protagonisti di due suoi libri “Ronnie Rondella e la fiera della Scienza” (Lapis) e “Khalifa – un immigrato da medaglia” (Einaudi ragazzi).

Daniele Nicastro presso l'”Imbriani-Piccarreta”

Con un sorriso aperto e sincero e una delicata sensibilità Daniele Nicastro si è lasciato travolgere dalle innumerevoli domande degli alunni, condividendo con loro la passione per la lettura e una pulsante e contagiosa curiosità per tutto ciò che ci circonda nel mondo.

Nell’occasione, abbiamo avuto modo di fare una piacevole chiacchierata.

Daniele, come nasce l’ispirazione di scrivere per i lettori più piccoli?

Secondo me la letteratura per ragazzi è la più bella che esista, perché non è solo per loro. Un libro, infatti, se scritto bene, vale anche per una persona di 115 anni e questo parlare a più livelli, mandare messaggi fra le righe, a me piace tantissimo. L’idea stessa di scrivere un libro in cui poter ritrovare sempre qualcosa di bello leggendolo da ragazzo e poi anche da adulto, per me è un valore aggiunto.

Cosa caratterizza i suoi libri?

Hanno tutti un tema importante, anche quelli che fanno ridere hanno un tema fra le righe, come ad esempio il rapporto fra un fratello maggiore e fratello minore in Ronnie Rondella. Ma è un messaggio che deve passare spontaneamente e far riflettere autonomamente, non deve essere mai una morale, chi legge non deve percepirla come una predica.

In “Khalifa – un immigrato da medaglia” parla di un eroe ma si basa su un fatto realmente accaduto, e affronta anche il tema dell’immigrazione.

Sì, nella storia di Khalifa il tema è più spiccato, mostra i lati buoni e positivi di quando, con tante speranze, una persona straniera arriva in Italia e molte delle sue aspirazioni non vengono poi realizzate. Ci permette di parlare di qualcosa di serio ma con una storia avventurosa. E questo, secondo me, è il massimo che si possa fare quando si legge un libro.

Si può dire che l’avventura è un po’ il filo conduttore dei suoi libri?

Sì, soprattutto per quanto riguarda i libri destinati alla fascia di età più piccola, in cui si è in una condizione di estrema immaginazione e creatività, però mi piace tanto sfruttare anche i temi sociali. Ho scritto un libro che parla di legalità “Grande” e un altro che parla di una malattia rara “Io, Chiara e la luna” quindi alterno queste due facce della mia vita come autore, l’estrema fantasia e i temi sociali importanti. Mi dicono che riesco ad esprimerli e raccontarli ai ragazzi in parole semplici e andare alla radice del problema e dritto al cuore senza usare parolone né falsi buonismi né retorica, il che mi riempie di orgoglio.

Com’è interfacciarsi con i lettori più piccoli?

È bellissimo ma è anche una sfida e una responsabilità che sento molto. Bisogna impegnarsi e lavorare il più possibile per poter riuscire a fare bene perché si ha la responsabilità di influire, anche poco, sull’adulto che questi piccoli lettori saranno un domani. Io me ne faccio carico prestando molta attenzione, facendo tante ricerche per esser sicuro che nei miei libri ci siano i messaggi giusti, oltre ad avere qualcosa di divertente ed importante per loro, perché il romanzo non deve essere uno strumento per lanciare un messaggio e basta, i bambini e i ragazzi devono soprattutto divertirsi leggendo.

È più difficile scrivere libri per ragazzi piuttosto che per adulti?

Sì, lo è. Il più grande errore che uno scrittore per adulti o un emergente possa fare è quello di iniziare la propria carriera scrivendo libri per ragazzi, ritenendolo più facile perché libri più semplici. Non c’è niente di più sbagliato, invece, perché bisogna pensare ponderatamente al lettore, considerando che scrivere per un bambino di 9 anni è completamente diverso dallo scrivere per uno di 11 anni. Questo, spesso, non viene percepito, si rischia di sottovalutare la difficoltà e la responsabilità, di scrivere libri brutti, che non vengono letti ma, soprattutto, di lanciare falsi messaggi e influire negativamente su chi legge.

Che bambino è stato Daniele Nicastro?

Sono stato un bambino molto creativo e leggevo tantissimo. Ero sempre in biblioteca, infatti, una delle mie migliori amiche era Carmen la bibliotecaria, perché io almeno tre o quattro pomeriggi a settimana ero lì, fisso in biblioteca da lei a farmi consigliare libri da leggere e farmi recuperare dal reparto per adulti in cui scappavo. Da ragazzo ero considerato il secchione della classe, perché ero bravo e avevo voti altissimi, ma in realtà mi divertivo anche tanto e ne ho combinate di tutti i colori. La mia esperienza di ragazzo mi ha aiutato a capire che non bisogna mai dare delle etichette e che si può essere qualsiasi cosa ed è uno dei messaggi che ripeto sempre ai ragazzi che incontro. Il bullo, il secchione, lo sportivo non esistono, in ognuno di noi ce n’è una parte, abbiamo tutti un sacco di aspetti e caratteristiche che sono poi le parti che rendono bello ognuno di noi, così come un personaggio dei mie libri con la sua storia. Se riescono a capire questo, allora anche il modo in cui si interfacciano fra loro diventa molto più soddisfacente e importante per la loro crescita.

Da piccolo lettore, avrebbe voluto un Nicastro scrittore nella sua biblioteca?

Assolutamente, avrei voluto leggere questo tipo di storie da piccolo e sono fortunato e fiero di poterle scrivere. Io scrivo libri che mi piacciono, è la regola fondamentale per uno scrittore. Se dovessi scrivere un libro solo pensando che possa vendere, avrei già perso in partenza. Non arriverebbe quell’entusiasmo, quel calore che invece trasmette un libro che vuoi veramente scrivere.

Che messaggio vuole trasmettere non solo ai piccoli ma anche agli adulti?

Vorrei che si leggesse di più. Si può guardare la tv, essere appassionati di film o serie tv, ma un’attività non esclude l’altra, si può, e si deve, anche leggere perché non è mai una perdita di tempo. Anzi, non bisogna perdere l’abitudine e il piacere della lettura perché leggere fa riflettere. Stiamo perdendo la possibilità di fare pensiero astratto, di stare in silenzio, senza rumori, e pensare a qualcosa che ci rimane nella testa, dopo una buona lettura, particolarità che hanno solo i libri e non la tv o i film di cui, spesso, ci dimentichiamo dopo due settimane. I libri, invece, possono scendere nel cuore e rimanerci anche quando siamo cresciuti e diventati adulti.

A maggio torneranno le avventure degli alunni della scuola Rodari con il libro, pensato per i bambini di scuola elementare, “Elio Elettrone e l’invasione aliena”, con protagonista un ragazzino con una sfrenata fantasia tanto da immaginarsi un’invasione aliena nella città di Picco Pernacchia. Per i lettori di scuola media, invece, arriverà in libreria “Lampo” (Piemme), un romanzo storico ambientato proprio in Puglia, a San Severo, alla fine degli anni ’50, che narrerà l’Italia del secondo dopo guerra, quella che i ragazzi non conoscono a meno che non chiedano ai nonni di raccontargliela.

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