I comportamenti dell’adolescenza

Il concetto di rischio e quello di adolescenza vengono spesso associati in modo quasi automatico. Ma per comprendere cosa sia il rischio in adolescenza bisogna partire da una comprensione chiara dell’adolescenza, cioè di quella fase della vita che va dagli 11 ai 20 anni circa.

Essa si esprime iniziando con le modificazioni fisiche ed ormonali tipiche della pubertà e terminando con la stabilizzazione dei processi biologici e la costruzione di una personalità matura. Un primo elemento importante è, quindi, la distinzione tra i cambiamenti somatici tipici della maturazione sessuale e le conseguenze psicologiche dei suddetti cambiamenti puberali. Ma come affronta la mente di un adolescente questa rivoluzione del corpo?

Questa domanda ci introduce ad un’iniziale comprensione di quelle forme di disagio tipiche di questa età, purtroppo spesso non viste adeguatamente dal mondo adulto. Adolescenza significa anche dover affrontare degli specifici compiti di sviluppo, un sorta di sfide proprie di questa fase, superate le quali si può accedere in modo maturo e sano alle fasi di vita successive. Alcuni di questi compiti sono:

  • l’instaurare relazioni nuove e più mature con i coetanei,
  • l’acquisizione di un ruolo sociale maschile o femminile,
  • l’accettazione del proprio corpo e la capacità di usarlo in modo efficace,
  • il conseguimento di un’indipendenza emotiva dai genitori e da altri adulti,
  • l’orientarsi verso e il prepararsi per un’occupazione o una professione
  • il desiderare e l’acquisire un comportamento socialmente responsabile,
  • l’acquisizione di un sistema di valori e di una coscienza etica come guida al proprio comportamento.

Naturalmente questi non sono compiti facili per un individuo che fino a poco tempo prima dipendeva totalmente dalla propria famiglia. Non lo sono anche perché in tali cambiamenti gli adolescenti non sempre vengono accompagnati adeguatamente dalla famiglia, dalla scuola o dalla società.
Molti genitori, per esempio, non pronti ad affrontare l’adolescenza dei propri figli, reagiscono osteggiando la ricerca nuovi amici, di nuovi interessi sociali ed affettivi o di nuove attività sportive e culturali. O al contrario, si mostrano troppo permissivi (quasi disinteressati e assenti) alle maggiori richieste di autonomia, sia di movimento (andare in vacanza da soli, trovarsi al pomeriggio con gli amici lontano da casa, rientrare tardi la sera) sia di pensiero (sostenere con forza le proprie idee, condividere le opinioni del gruppo dei pari piuttosto che quello dei genitori, mettere in discussione le regole familiari), temendo lo scontro con i propri figli e figlie, che stanno diventando “grandi” e quindi ingestibili.

Come evidenziato all’inizio, però, alcuni comportamenti, finalizzati alla scoperta di sé e al mettersi alla prova rispetto a compiti evolutivi nuovi, possono in adolescenza “cronicizzarsi” e divenire l’unica modalità per “comunicare” un disagio, tanto grande quanto inascoltato e non visto. Proprio come lo sarebbe un elefante in una stanza…

Questo, però, non significa che tutti gli adolescenti mettano in atto comportamenti a rischio. Molti ragazzi e ragazze, infatti, riescono a raggiungere gli stessi scopi attraverso strade adattive, assumendo comportamenti volti alla salute (non rischiosi) senza mettere in pericolo il loro benessere fisico, psicologico e sociale. Essi sono in grado, così, di gestire le ansie e i problemi della discontinuità senza distruggere il loro senso di unità interiore.

Altri adolescenti, invece, non trovano altro modo per realizzare questi obiettivi se non attraverso l’assunzione del rischio. Per quanto pericolosi per sé e per gli altri, i comportamenti a rischio, infatti, potrebbero venire ricercati perché permettono di raggiungere, in fretta (ma in modo solo apparente) un obiettivo molto importante per gli adolescenti, come’è appunto l’affermazione della propria identità.
L’adolescenza, come fase della vita che deve condurre alla condizione adulta, è collegata inevitabilmente a dei riti di passaggio, costruiti sulla paura e sul coraggio per il superamento della prova. Nella società attuale, però, è ormai assente l’esperienza dei piccoli rischi, che permettono di mettersi alla prova con paure affrontabili, alla portata di un ragazzo o di una ragazza. Scompaiono i (sani) rischi, scompare la paura per qualcosa, ma scompare anche “la possibilità di allenarsi al coraggio”. Questa situazione porta un adolescente a sostituire (inconsapevolmente) l’esperienza della paura con quella dell’ansia.

L’assenza di segnali chiari di passaggio all’età adulta comporta, inoltre, due importanti conseguenze:

  • il prolungamento della condizione adolescenziale-giovanile al di là dei limiti biologici,
  • la conseguente difficoltà di giungere a una condizione adulta, basata sull’acquisizione di un’identità stabile.

La società contemporanea, non offrendo opportunità autentiche di sperimentazione dei propri limiti, lascia i ragazzi e le ragazze nell’illusione infantile di onnipotenza. Viene meno l’esperienza sana (cioè vivibile e superabile) della frustrazione, del dolore e della sofferenza, e quindi della possibilità di morte. L’impossibilità di confrontarsi con le prove autentiche dell’esistenza umana e del limite, lascia gli adolescenti con il bisogno insoddisfatto di mettersi comunque alla prova, di misurarsi. Questo bisogno viene colmato con la ricerca di strade facili da intraprendere, ma da cui può risultare difficile uscire: il fumo, l’alcol, le droghe, il sesso non protetto, la guida pericolosa, ecc…

In queste situazioni molto può essere fatto incrementando i cosiddetti fattori protettivi, come:

  • la presenza di legami familiari forti e positivi,
  • buone modalità comunicative all’interno della famiglia,
  • un monitoraggio (che non significa iper-controllo) da parte dei genitori dei comportamenti dei figli e delle attività che conducono con i pari,
  • regole di condotta chiare che la famiglia fa rispettare,
  • esperienze di successo scolastico,
  • il ricorso a norme convenzionali sull’uso di sostanze o su altre forme di rischio e trasgressione,
  • la presenza in un ragazzo/a di abilità di tipo sociale, come le flessibilità, l’empatia, la capacità comunicativa e di humor,
  • la capacità di trovare soluzioni ai problemi che si presentano nella vita quotidiana,
  • un senso chiaro della propria identità,
  • una visione positiva del futuro,
  • la presenza nell’adolescente di un senso di autoefficacia ed autostima,

E riducendo i fattori di rischio, come:

  • un ambiente familiare disordinato,
  • una genitorialità inefficace, in particolare nei confronti di figli con difficoltà caratteriali e problemi comportamentali,
  • la mancanza di un legame di attaccamento fra genitore e figlio sufficientemente buono,
  • un comportamento a scuola inappropriato (per esempio adolescenti troppo timidi o aggressivi),
  • esperienze di fallimento scolastico,
  • scarse abilità sociali nell’adolescente,
  • affiliazione con pari caratterizzati da comportamenti devianti,
  • la percezione che nel proprio ambito familiare, scolastico, amicale e della comunità di appartenenza, vi sia approvazione nei confronti del consumo di sostanze o rispetto ad altri comportamenti rischiosi (violenza, guida pericolosa, …).

Fonti:

  • Abbruzzese S., 2011, Sulle tracce dei figli, Molfetta, Edizioni la Meridiana.
  • Bonino S., Cattelino E., Ciairano S. 2003, Adolescenti a rischio: comportamenti, funzioni e fattori di protezione, Firenze, Giunti.
  • Confalonieri E., Grazzani Gavazzi I., 2002, Adolescenza e compiti di sviluppo, Milano, Edizioni Unicopli.
  • Erikson E. H., 1984, I cicli della vita, Roma, Armando Editore.
  • Novelletto A., 2004, Un riesame del concetto di adolescenza prolungata secondo Peter Blos, Tratto da Psychomedia: http://www.psychomedia.it/aep/2004/numero-3/novelletto.htm
  • Palmonari A., 2001, Gli adolescenti, Bologna, Il Mulino.
  • Pietropolli Charmet G., Fragile e spavaldo. Ritratto dell’adolescente di oggi, Bari, Edizioni Laterza.
  • Vegetti Finzi S. & Battistin A. M., 2000, L’età incerta. I nuovi adolescenti, Milano, Arnoldo Mondadori Editore.

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