Giorno della Candelora, Franco Leone rievoca un’opera di Carpaccio

ll 2 Febbraio nel vangelo di Luca si ricorda l’incontro di Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù con il sacerdote Simeone nel tempio di Gerusalemme

Giorno della Candelora, Franco Leone rievoca un'opera di Carpaccio

a cura di Franco Leone

Il 2 Febbraio, giorno della Candelora, nel vangelo di Luca si ricorda l’incontro di Maria, Giuseppe e il piccolo Gesù con il sacerdote Simeone nel tempio di Gerusalemme.

Tale evento viene risaltato in questa pagina attraverso una poesia tratta dal mio libro “CERCANDO L’ITALIA – ITINERARI D’ARTE IN VERSI” (della Secop Edizioni), dedicata ad un’opera superlativa del pittore veneziano Vittore Carpaccio del 1510, conservata a Venezia presso le Gallerie dell’Accademia:

LA PRESENTAZIONE DI GESÙ DI VITTORE CARPACCIO

DESCRIZIONE DEL DIPINTO

Nella grande pala d’altare, vediamo in alto la Vergine che porge Gesù Bambino al sacerdote anziano Simeone. Il bimbo appare spaventato e cerca riparo verso la madre. Alle spalle di Maria ci sono due sante, mentre dietro Simeone ci sono due santi.

Ciò che però attira di più l’attenzione sono i tre splendidi angeli musicanti ai loro piedi seduti sopra un basamento di marmo.

Essi suonano pezzi rinascimentali con strumenti dell’epoca: il primo suona un cromorno (un flauto ricurvo), il secondo, bellissimo, è intento ad accordare un liuto ed il terzo suona una lira da braccio (molto simile ad un violino). Così Vittore Carpaccio dipinge il sublime.

LA PRESENTAZIONE DI GESÙ DI VITTORE CARPACCIO A VENEZIA (di Franco Leone)

Dentro una chiesa, davanti a un altare,

vien presentato Gesù a Simeone.

Il bimbo sembra riparo cercare

verso la madre e trovar protezione.

 

Maria però malinconica appare

e svela in viso una mesta emozione.

Stan quattro santi con loro a onorare

quella mirabile Presentazione.

 

Siedon tre angeli su un basamento.

Con un cromorno la musica intona

il primo angelo in posa studiata,

 

mentre il secondo preciso ed attento

sul proprio liuto incantevole suona.

Con la sua lira da braccio accordata

 

il terzo invece a suonare si accinge.

Così Carpaccio il sublime dipinge.

 

Sonetto in endecasillabi con rima ABAB, ABAB, CDE, CDE e con distico finale

 

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