Gilet arancioni, riprende la protesta

«Siamo pronti ad invadere Roma a testa alta per una grande manifestazione per difendere la dignità dell’agricoltura e dell’olivicoltura», ha rimarcato Onofrio Spagnoletti Zeuli. Domani incontro a Ruvo per pianificare le prossime iniziative

Gilet arancioni, riprende la protesta
La protesta dei gilet arancioni a Bari

Il mancato riconoscimento della calamità in Puglia, l’assenza nel decreto semplificazioni di un riferimento alle gelate del 2018, e il venir meno, da parte del Ministro Centinaio, alla promessa di incontrare gli agricoltori pugliesi a Bari, hanno deluso profondamente i “gilet arancioni” che intendono con tenacia riprendere la protesta.

«Lo abbiamo annunciato nei giorni scorsi e lo confermiamo adesso: siamo pronti ad invadere Roma a testa alta per una grande manifestazione per difendere la dignità dell’agricoltura e dell’olivicoltura», ha rimarcato Onofrio Spagnoletti Zeuli, il portavoce dei gilet arancioni

Giovedì 31 gennaio avrebbero dovuto incontrare il Ministro Centinaio a Bari, che ha annullato la sua visita pugliese, invece si vedranno a Ruvo di Puglia, insieme agli agricoltori, ai sindaci, ai rappresentanti dei sindacati che già hanno partecipato alla manifestazione del 7 gennaio a Bari, per pianificare nel dettaglio la protesta e tutte le iniziative dei prossimi giorni.

«Salvare l’olivicoltura pugliese, visto il volume e visto il valore produttivo, significa salvare l’olivicoltura italiana – ha concluso il portavoce dei gilet arancioni – Il tempo è scaduto, non ci fidiamo più di questa classe politica così disattenta e incapace di salvaguardare il patrimonio olivicolo ed i protagonisti veri di uno dei settori agricoli ed economici più importanti del Made in Italy», ha concluso il portavoce dei gilet arancioni.

Neanche le rassicurazioni parlamentari pugliesi della Lega, che parlano di un ddl specifico per la situazione in Puglia, tranquillizzano gli agricoltori pugliesi, tra i quali moltissimi coratini, che si definiscono stanchi delle promesse e pianificano come continuare la protesta, affermando la loro dignità di cittadini e “custodi della terra”.

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