Francine Amato: da Marsiglia cerca parenti biologici a Corato

L'indagine circa le sue origini, intrapresa dal prof. James Smith, ha svelato 14.000 nomi di antenati coratini con radici comuni

Francine Amato: da Marsiglia cerca parenti biologici a Corato
Francine Amato: da Marsiglia cerca parenti biologici a Corato

«I’ve got a dream: che entro il 2019, Francine Amato, nata a Marsiglia nel 1936, trovi a Corato parenti biologici vicini alle sue radici», così conclude il suo racconto il prof. James Smith, giunto in redazione per narrare una storia che, partendo dalla Provenza francese, si snoda lungo gran parte dell’Italia e trova il suo punto d’arrivo nella nostra città.

Una ricerca durata due anni, in bilico tra indizi depistanti e impensabili certezze, in gran parte condotta consultando fascicoli di archivi polverosi, per consentire a Francine di poter abbracciare i discendenti della famiglia di origine, i cui volti sfumano nelle nebbie di un passato fatto di scelte dolorose.

Il prof. James Smith, gigante anglosassone dallo sguardo azzurro e dai capelli sale e pepe, è interprete, traduttore e genealogista. Parla fluentemente inglese, francese, spagnolo, portoghese e un po’ di arabo; con noi colloquia in un italiano impeccabile, che risente del melodioso accento britannico.

Francine Amato: da Marsiglia cerca parenti biologici a Corato«Ho conosciuto Francine Amato coniugata Canepa a Marsiglia – rivela Smith ai nostri taccuini – durante le lezioni di genealogia da me tenute presso un’associazione di pensionati (corrispondente alle nostre Università della Terza Età, ndr). In tale circostanza Francine mi ha confessato di aver appreso, solo all’età di 19 anni, di non essere la figlia naturale di chi le ha dato il proprio cognome».

Da allora, per Francine, il desiderio di aggiungere un tassello mancante alla sua vita, cioè conoscere le proprie origini, si è fatto sempre più acuto, fino a diventare, molti anni più tardi, nel momento in cui i genitori adottivi (e certamente anche quelli naturali) sono deceduti, un’esigenza improcrastinabile.

Non le è parso vero, dunque, al termine di detti incontri formativi, chiedere a James se fosse in grado di aiutarla a ritracciare i suoi consanguinei; una richiesta a cui il professore non si è sottratto.

Rispolverando l’atto di nascita anagrafico e i documenti dell’ospedale presso cui è stata partorita, è risultato che la madre biologica, richiedendo espressamente l’anonimato, pur essendo italiana (è l’unico dato emerso dagli atti dell’istituzione sanitaria) ha voluto “donarle” un nome francese affinché non fosse discriminata, promettendo, dopo le dimissioni dalla clinica, di tornare a riprenderla. Ciò non accadde per motivi certamente sofferti ma ignoti. Forse impedita dall’indigenza, forse indotta da suggerimenti poco saggi, la madre “segreta” si rese irreperibile.

Riscontrando lo stato di abbandono in cui versava la neonata, la legge stabilì di affidarla, in momenti diversi, ad alcune coppie residenti nelle fattorie immerse nel verde delle campagne marsigliesi. Va precisato che, negli anni ’30, in Francia non erano contemplati i brefotrofi e si preferiva che tali fanciulli non crescessero in comunità bensì fossero dislocati singolarmente in luoghi lontani da sguardi indiscreti.

La sequenza di trasferimenti che si è succeduta fino al quinto compleanno di Francine – di cui ella non ha memoria, ma emersa dai documenti acquisiti in copia – si concluse con il suo affidamento ai coniugi Amato, guarda caso una famiglia italiana. Questi, conquistati dalla simpatia della bimba, ne chiesero ufficialmente l’adozione. Circondata dalle affettuose attenzioni dei genitori adottivi, Francine ha trascorso un’infanzia ed una giovinezza felici. Soltanto verso i 19 anni ha appreso di non essere la loro figlia naturale, ma di madre originaria della Lombardia, un dato che, durante le ricerche effettuate in tale regione, si è rivelato falso e depistante.

Intanto il prof. Smith, dopo aver consultato anche gli archivi nazionali di Roma, non vi ha trovato alcuna traccia fruttuosa. Rendendosi conto di essere giunto ad un punto morto, ha proposto a Francine di percorrere un’altra strada: condurre una indagine attraverso l’analisi del DNA. Così la donna si è sottoposta a due test con altrettante aziende statunitensi: 23endMe e Ancestry.

Imprevedibili gli esiti: gli antenati di Francine sono al 100% originari del sud Italia e al 90% della città di Corato. È probabile che i membri della sua famiglia naturale fossero giunti in Francia durante l’emigrazione coratina degli anni ’20.

La rivelazione ha portato Francine, James e la di lui moglie Odine, a far tappa in Puglia nel 2017.

A Trani hanno frequentato un corso intensivo di apprendimento della lingua italiana e incontrato i coniugi Anna Maria Torelli e Vitantonio Tondo, rientranti tra i parenti biologici coratini.

Luigi, infatti, uno dei figli dei coniugi Tondo – che qualche tempo prima, di sua volontà, si era sottoposto a test genetici – è risultato essere, per parte di madre, cugino di terzo grado di Francine.

Rintracciato in Svezia, dove dimora per motivi di lavoro come ingegnere, è stata l’unica persona a rendersi disponibile ad intraprendere una corrispondenza con il prof. Smith sulla questione.

A Corato le ricerche hanno interessato gli archivi della Chiesa Matrice. Ad oggi sono circa 14.000 i nomi dell’albero genealogico della famiglia Torelli che coincidono con il profilo biologico di Francine, ovvero antenati comuni risalenti ai primi dell’800.

«La ricerca non è definitivamente conclusa – afferma il prof. Smith – Spero possa trovare un epilogo positivo entro il 2019, perché potrebbero esserci ulteriori corrispondenze, forse più recenti di quelle riferite all’800, con altre famiglie di Corato». 

Coinvolti nell’indagine anche gli archivi dell’anagrafe coratina e la biblioteca comunale. In quest’ultimo luogo James e Francine si sono imbattuti nell’opuscolo “Quando i clandestini eravamo noi – L’emigrazione dei Coratini nel mondo 1902 – 1959”, edito dalla scuola secondaria di I grado “L. Santarella” di Corato, rinveniente da un progetto Pon 2007/2013 “Fare storia con i documenti”.

Un pregevolissimo lavoro di ricerca curato dall’esperto prof. Pasquale Tandoi e dal tutor prof.ssa Maria Lobascio nell’anno scolastico 2010-2011 che, tra le diverse fonti, cita anche LO STRADONE.

Affascinati dalle vicende narrate, James e Francine hanno tradotto il testo in francese e intendono diffonderlo nella loro nazione, in particolare nei paesi e città d’oltralpe in cui maggiormente si è concentrata la migrazione coratina.

Il lavoro bilingue è già pronto. Mancano però i fondi per darlo alle stampe.

Due sono dunque gli appelli di James e Francine: uno rivolto a cittadini coratini che potrebbero avere origini comuni con la signora Amato, l’altro ad aziende interessate a diffondere il marchio e i propri prodotti in Francia. L’operazione di stampa non ha un costo elevato, sono sufficienti circa 3.000 euro, per cui confidano nell’attenzione e nella generosità del mondo imprenditoriale coratino.

Chiunque abbia interesse, anche solo per una delle due situazioni anzi citate, può contattare la redazione, recandosi in sede al corso Garibaldi 58, o chiamare al n. 080.8987138, oppure via mail a lostradone1979@libero.it.

 

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