Fight Club

Noir. Commedia. Sadico. Violento. Sovversivo. Grottesco. Allucinato. Sono questi gli aggettivi che adotterei per descrivere Fight Club, opera d’esordio (ma non prima) di Chuck Palahniuk. Romanzo manifesto della Generazione X, pubblicato negli states nel 1996, in Italia approda qualche anno dopo, grazie al successo della pellicola diretta da David Fincher ed interpretata da Edward Norton e Brad Pitt. Da noi viene subito etichettato come romanzo adolescenziale. Certo.

“Le cose che una volta possedevi, ora possiedono te.”

La vicenda vede il protagonista (narratore senza nome) vivere il sogno americano 2.0: un lavoro remunerativo, e con non poco tempo libero, che gli permette di inseguire e possedere qualsiasi creatura del consumismo, tanto da affollarci il suo appartamento. Luogo nel quale trascorre poco tempo, dato che il suo impiego lo porta a viaggiare spesso e sempre in posti diversi (impiegato presso una multinazionale automobilistica per la quale gestisce i reclami che seguono a disastri di dubbia natura). Non mancherebbe niente al nostro eroe. Se non fosse che soffre di insonnia, e con l’insonnia non sai mai se sei sveglio o se stai dormendo. Con l’insonnia nulla è reale.

“Questa è la tua vita e va finendo un minuto alla volta.”

Viaggi. Aerei. In situazioni del genere tutto è porzione singola: cibi, bevande, amici. Tyler Durden è uno degli amici porzione singola più interessanti che il protagonista abbia mai incontrato: rappresentante di saponette che produce con il grasso di scarto delle liposuzioni, preso in prestito dalle cliniche di bellezza. Tyler è pieno di informazioni utili, dalla meditazione alla fabbricazione casalinga di esplosivi. Si scambiano i contatti, per un (im)probabile incontro a terra.

“Per questo amo tanto i gruppi di sostegno, se la gente pensa che stai morendo, ti presta tutta la sua attenzione. Se questa può essere l’ultima volta che ti vedono, ti vedono davvero. Tutto il resto finisce fuori della finestra, il conto in rosso e le canzoni alla radio e i capelli in disordine. Hai la loro piena attenzione. La gente ti ascolta invece di aspettare il suo turno per parlare.”

Nel frattempo il nostro innominato scopre che per combattere l’insonnia gli basta un po’ di “calore umano”. Decide così di iniziare a frequentare i gruppi d’ascolto per malati terminali e fingere di essere uno di loro. Qui riesce a sfogarsi piangendo. Riprende a dormire. Per giorni. Settimane. Fino all’incontro con Marla Singer, più mina vagante che femme fatale, la quale prende parte a queste riunioni con lo stesso intento della nostra star (persino a quello di cancro ai testicoli). Il narratore confessa di non riuscire a piangere in presenza di un altro “fasullo”. Insonnia.

“Perché non posso piangere con questa donna che mi guarda. Perché non posso toccare il fondo, non posso essere redento.”

Niente più sonno. E neanche una casa. Saltata in aria con tutta la sua (non)vita a causa di una fuga di gas (casualità o causalità?). Che fare? Chiamare Tyler Durden. Davanti ad una birra Tyler si erge a messia nichilista, persuadendo il nostro senza nome con le sue teorie sulla società del consumo che sta affondando trascinando con se ogni valore, e abbandonando chi ne fa parte al dominio delle sue creature. 

“Tu non sei i soldi che hai in banca. Non sei il tuo lavoro. Non sei la tua famiglia e non sei quello che dici di essere a te stesso. Tu non sei il tuo nome.”

Noia. Senso di incompletezza. Istinto sovversivo. I due danno vita al Fight Club. Qui non conta chi sei nella vita reale. Dall’inizio alla fine del Fight Club si è tutti uguali. L’addetto alla cancelleria ottiene il rispetto del direttore di banca contando solo sulle proprie forze. Durante la vita d’ufficio le gerarchie restano invariate. Durante il Fight Club il subordinato può sentirsi un Dio.

“Quella che vedi al fight club è una generazione di uomini cresciuti da donne.”

Il Fight Club spopola, diventa un vero e proprio fenomeno. Tutti vogliono partecipare. È incontenibile. In ogni città ne nasce uno. Da qui il punto di non ritorno. Il “Progetto Caos”: Tyler Durden decide di utilizzare i Fight Club per mettere su un esercito di “Scimmie Spaziali” da guidare in una serie di attentati a banche e multinazionali. Perché? Per dare un’altra opportunità al genere umano. Chi è Tyler Durden? Quale scelta macchierà il nostro (anti)eroe? Assecondare Tyler e il suo Progetto Caos, oppure ostacolarlo e preservare un caconomico equilibrio?

“Solo dopo il disastro si può risorgere.”

Cos’è Fight Club? Manifesto di una generazione (X), la nostra. A cui non manca nulla, che ha tutto. E per questo non ha bisogno di combattere per ottenere qualcosa. Non ha idee da difendere, traguardi da raggiungere. E non fa altro che cercare appigli in altre epoche. In altre parole non ha niente. Una generazione a caso. Una generazione qualunque. Una generazione senza identità (X).

Chi è Palahniuk? Stile asciutto e innovativo, scientifico e crudo, privo di avverbi e altre particelle che ne rallentino il ritmo. Contenuti nichilisti, critica nei confronti di una società disgregata e alienante, che crea schiavi illusi di essere liberi. Storie di frustrazioni di vite abnormi, spesso tra la realtà e una realtà immaginata molto simile a quella vera. La libertà dalle oppressioni della società, dalla competizione, dai mass media che “ci fanno comprare cazzate che non ci servono”, diventa il punto cruciale della scrittura di questo autore.

“Casomai non ve ne foste già accorti, tutti i miei libri parlano di una persona sola che cerca qualche modo per entrare in contatto con gli altri” (da La scimmia pensa, la scimmia fa)

Libri consigliati: qualsiasi altro romanzo di Palahniuk (se vi è piaciuto lo stile e ne sopportate il sadismo); Trainspotting, Porno o Skagboys di Irvine Welsh (se il concetto di autodistruzione non vi disturba); Meno di Zero o American Psycho di Bret Easton Ellis (degenerazione da arrivismo dei primi anni novanta).

Film Consigliati: Fight Club, una delle rare trasposizioni cinematografiche riuscite; qualsiasi film sceneggiato da Charlie Kaufman (da Being John Malkovich a Synecdoche, New York) se non vi dispiacciono le situazioni surreali.

Musiconsigli: joy Division (Unknown Pleasure), The Smiths (The Queen is Dead), Pixies (Surfer Rosa), Radiohead (Ok Computer, Kid A), Daft Punk (Human After All), Atoms for Peace (Amok).

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