«Fate quello che vi dirà», volontari in corsia per la giornata dell’ammalato

Santa MessaIstituita il 13 maggio 1992 sotto richiesta di Papa Giovanni Paolo II, la Giornata Mondiale del Malato rappresenta una delle festività più importanti del calendario cristiano: in essa si celebra la Beata Vergine Maria di Lourdes che, in questa particolare ricorrenza, diviene ancor più simbolo di speranza e grazia verso le persone coinvolte in situazioni di malattia e sofferenza.

La Giornata è stata vissuta ieri con particolare solennità in tutta la Chiesa, che ha scelto la città di Nazareth, «dove il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv. 1,14), come sede centrale per la celebrazione eucaristica.

La Giornata Mondiale del Malato costituisce un’occasione propizia per riflettere sul mistero della sofferenza, da una parte scuotendo la sensibilità della società civile verso i fratelli e le sorelle malati, dall’altra invitando i malati e i loro cari a vivere la malattia con fede profonda, nonché richiamando gli operatori sanitari a dedicarsi con pienezza al servizio dell’assistenza. Perché, se Dio insegna che ogni uomo è nostro fratello, tanto più il debole, il sofferente e il bisognoso di cura non devono sentirsi dimenticati o emarginati, ma essere al centro delle nostre amorevoli attenzioni. Ed in questo modo che, nel quotidiano, l’uomo partecipa alla misericordia di Dio: donando il proprio tempo, mostrando tenerezza ed amore, convivendo nella sofferenza altrui, dimostrando vicinanza e pazienza verso le lentezze e le inadeguatezze del proprio fratello. Solo così la sofferenza diviene strumento per vivere in pienezza la gioia della misericordia, esperienza che si origina nelle azioni caritatevoli e di comprensione fraterna.

Uno spirito di solidarietà e partecipazione da sempre fatto proprio anche dai volontari dell’U.N.I.T.A.L.S.I., attivi a Corato sin al 1973, che hanno vissuto la gioia di questa giornata assieme ai sofferenti, ai famigliari e agli operatori sanitari.

Su invito di don Giuseppe Tarricone, rettore della Cappella dell’Ospedale “Umberto I” di Corato, i volontari dell’U.N.I.T.A.L.S.I. e i degenti si sono preparati alla celebrazione di questa importante giornata nel raccoglimento e nella preghiera, attraverso la recita del Santo Rosario e la partecipazione alla Santa Messa nel triduo eucaristico. Un percorso di fede che è proseguito ieri con la distribuzione nei reparti ospedalieri della preghiera per la XXIV Giornata Mondiale del Malato, ispirata al messaggio di Papa Francesco, su cui è stata impressa l’immagine del racconto evangelico del primo miracolo compiuto da Gesù Cristo.

Nelle nozze di Cana, Maria è la donna premurosa che si accorge di un problema molto importante per gli sposi: è finito il vino, simbolo della gioia della festa. Maria, però, non rimane a guardare, né si attarda per esprimere giudizi, ma si affida unicamente a Gesù. La mancanza di vino, dunque, può essere paragonata alla malattia che, come dice il Papa, mette sempre in crisi l’esistenza umana, perché il primo sentimento è di ribellione e solo la fede è in grado di darle una risposta. Nell’immagine di Maria che indica ai servi di fare quello che Gesù dice è, invece, possibile ritrovare l’operato dei medici, degli infermieri e dei volontari, servi silenziosi che sostengono il malato nella sofferenza.

Per la gioia dei malati e degli operatori, l’ospedale grazie all’U.N.I.T.A.L.S.I. si è trasformato in luogo di incontro fraterno al pari, come tradizionalmente avviene in questa giornata, della Casa di Riposo “Vittorio Emanuele II” dove, nel pomeriggio, alla celebrazione euristica, presieduta da don Gino De Palma, è seguita una processione nel cortile della struttura.

Con la disponibilità dei volontari, la serata si è conclusa in parte presso l’ospedale e in parte presso la Chiesa di SS. Maria Incoronata, con la simultanea partecipazione alla messa vespertina e alla processione con la statua della Vergine di Lourdes.

«Sono stati dei giorni molto intensi ed emozionanti – racconta la responsabile dell’U.N.I.T.A.L.S.I di Corato Rosa Lastella – durante i quali nell’abbraccio con l’ammalato abbiamo riscoperto la gioia del nostro agire quotidiano come cristiani e volontari, certi che solo la fede è capace di infondere quel coraggio e quella forza capaci di affrontare le difficoltà della vita. Anche il Pontefice nel suo messaggio ci ricorda che questo servizio, a volte, può risultare faticoso, pesante, ma noi possiamo essere mani, braccia, cuori capaci di aiutare Dio a compiere i suoi prodigi nell’aiuto discreto e nella presenza costante verso il fratello bisognoso».

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