Doppio infinito

Il Flash Book Mob di questa settimana si concentra su un tema così vasto da lasciare poco, o troppo, spazio all’immaginazione del lettore. Per sua stessa definizione è un tema che non riconosce definizioni e che, in quanto tale, si presta benissimo al linguaggio poetico:

« Mi voglio corpo aperto

ai venti del mondo

attraversare la gravità

appeso al centro

di una vertigine trasversale ».

E’ dentro questa immagine che ritrovo l’Infinito; nessun Dio, nessuna Natura, nessuna formula matematica: soltanto la nostra presenza al mondo. L’uomo è una creatura puntiforme costretta a sorreggere la claustrofobia del mondo eppure può vagare nel flusso del reale cercando una comunione con tutto quello che lo circonda, aprendosi all’energia infinita dell’esistenza per lasciarsi attraversare da essa.

Se dovessi rappresentare il Doppio Infinito non sceglierei affatto la lemniscata ( l’8 rovesciato simbolo dell’eterno andirivieni ), ma un semplice punto che si frappone fra l’abisso della nostra interiorità e la fantastica eccedenza del mondo esterno. Scrive Edgar Morin: « L’individuo calato nella più banale delle vite contiene in sé galassie di sogni e di fantasmi, slanci inappagati di desideri e di amori, abissi di felicità, immensità di indifferenza raggelata, incendi di astri infuocati, maree di odio, smarrimenti vacui, lampi di lucidità, tempeste insensate ».

Per ricercare l’Infinito che si sdoppia non è dunque necessario andare troppo al di là dell’uomo: Noi siamo la piega dell’universo  e una « spirale di prodigi trasformati in codice »:

« Dona Nuovo Amore

Disegna Naturali Anomalie

Diventa Nettare Armonico

Danza Nell’Anima

la vita ha sete di vita

si disseta e si avvita un’aspirale infinita

in un vortice che soffia e immischia sangue e cristallo.. »

Oggi intendiamo resettare tutte le conoscenze che abbiamo del mondo. Chi pensa che la conoscenza dell’uomo sia un viaggio verso l’Infinito non può che sbagliarsi: tutta la conoscenza si è sempre evoluta proprio sulla base della ricerca dei propri limiti. Per conoscere, la nostra mente deve scandagliare il mondo dall’altezza delle proprie palizzate. Di fronte ad una notte stellata di Primavera cercheremo invece di tornare ad essere degli abitanti di antiche di civiltà, di tornare a stupirci di fronte a quello che ci circonda:

« Ho deciso

di perdermi nel mondo

anche se sprofondo

lascio che le cose

mi portino altrove

non importa dove

non importa dove

[ .. ]

Lascio le parole non dette

e prendo tutta la cosmogonia

e la butto via »

Buttate via tutto quello che sapete sull’Infinito e accoglietelo in maniera nuova, magari come fratello minore della Speranza. Senza l’idea di Infinito ( e l’Indefinito che essa comporta ) l’uomo forse non conoscerebbe la Speranza: non guarderebbe mai oltre, non si proietterebbe mai al di là e morirebbe nel recinto del limitato e del compiuto.

Testi citati e consigliati: L’Identità umana  di Edgar Morin, un pezzo di Obliquo II ( poesia tratta dalla raccolta Obliquo ) di Graziamaria Cìcala, la canzone DNA di Max Gazzè e Altrove di Morgan.  

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