Don Vito Martinelli dottore di ricerca in Cristologia

La tesi è incentrata sul capitolo 20, versetto 17 del Vangelo di Giovanni.

Don Vito Martinelli, parroco del sacro cuore di corato
Don Vito Martinelli con i parrocchiani che lo hanno accompagnato in questo importante momento.

Dopo il Baccalaureato in Teologia e la specializzazione in Teologia Dogmatica, Don Vito Martinelli, lo scorso mercoledì, ha conseguito con il massimo dei voti, il dottorato di ricerca con indirizzo cristologico.

A Napoli, presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale, retta dai gesuiti, si è concluso un percorso post-universitario che Don Vito ha intrapreso cinque anni fa.

Ha ottenuto il titolo, che tra l’altro lo abilita all’insegnamento universitario, accerchiato dall’affetto non solo dei suoi più stretti parenti ma anche di molti parrocchiani che lo hanno accompagnato in questo importante momento della sua vita formativa.

Don Vito, dopo un’approfondita ricerca biblica sul verbo greco “ἅπτου” (“apto”) che significa “afferrare, tenere per sé”, utilizzato nel versetto 17 del capitolo 20 del Vangelo di Giovanni, che l’ha condotto in numerose biblioteche e facoltà europee per studiare scientificamente testi molto antichi e la vasta letteratura prodotta a riguardo, è giunto ad affermare la presenza di interessanti implicazioni cristologiche nell’intero capitolo.

Questo verbo greco compare una sola volta e a proposito dell’incontro tra Gesù risorto e Maria di Magdala, detta la Maddalena, che tocca Gesù, fa esperienza della sua Risurrezione e poi, invitata da Gesù, annuncia Cristo Risorto a tutti gli altri discepoli.

«Dio che è invisibile, trascendente e inattingibile si lascia “toccare” in Gesù Risorto da Maria di Magdala, detta la Maddalena – spiega Don Vito Martinelli – Lei è la prima che Gesù incontra dopo la Risurrezione e alla quale chiede di “non toccarlo più” solo perché ora Egli vive in una nuova condizione in virtù della quale resterà per sempre con lei nel suo cuore e in tutti coloro che Lo annunceranno come Risorto.  Non può tenerselo per sé, lei deve farsi annunciatrice di ciò che ha visto e toccato. Attraverso questo lasciarsi toccare la linea di confine tra l’umano e il divino viene meno così come tra il tempo e l’eternità, ma soprattutto la Risurrezione si fa cogliere come fatto storico prima di essere un dato teologico. Anche Maria di Magdala è una figura storica – precisa Don Vito – Lei non si chiama di Magdala perché proveniente dal villaggio di Magdala come si è creduto fino a qualche tempo fa, bensì dall’origine ebraica di “magdala” che significa “colei che è stata resa forte”. Maria detta la Maddalena, che spesso è stata confusa con quello che non è stata, era una donna molto influente, alla pari di Pietro, resa tale dalla sua sconfinata fede nutrita nei confronti di Gesù, e proveniva dal villaggio di “Tarichea” che in seguito, forse proprio per la sua presenza, prende il nome di Magdala. Lei, inoltre, è l’ultimo personaggio femminile che compare sulla scena evangelica. Dunque, la sua importanza è indiscussa».

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