Sono passati 26 anni dalla prematura separazione delle vie terrene tra Don Tonino Bello e il “suo” popolo pugliese, eppure mai come in questi tempi il messaggio e la stessa testimonianza di vita del presule salentino, vescovo di Ruvo-Molfetta-Giovinazzo-Terlizzi dal 1982 al 1993, sono attuali, tangibili e radicati. Don Tonino, già presidente di Pax Christi, amava definirsi “il prete della stola e del grembiule”, dritto e rovescio dello stesso paramento sacro, simbolo di una Chiesa al servizio. Per questo motivo l’associazione Terra Nostra ha scelto questo motto come titolo dello spettacolo teatrale che, nei giorni scorsi, ha portato sul palcoscenico coratino alcune delle memorie più significative e toccanti del sacerdote di Alessano.

I testi di don Tonino Bello hanno preso vita grazie a due interpreti d’eccezione, Sebastiano Somma e Morgana Forcella, mentre Simona Gandola li ha materializzati con le sue illustrazioni di sabbia, tecnica della “sand art” che con maestria propone istantanee dinamiche, in continua evoluzione con i testi recitati. Orecchie, occhi e cuore, tanti elementi per appagare ed interrogare lo spirito, grazie anche all’attento accompagnamento musicale del Trio Saverio Mercadante. Uno spettacolo al tempo stesso dolce e amaro, come sapevano, anzi sanno essere le parole di Don Tonino. Un percorso introspettivo, schietto e disarmante, capace di strappare i veli dell’ipocrisia dei giorni d’oggi e giungere con solida fermezza al cuore del messaggio evangelico applicato concretamente ai casi reali, con i poveri della porta accanto, con l’impegno disinteressato e con una visione “inclusiva” e mai “esclusiva” della società.

Particolarmente toccante il ricordo personale di Don Tonino Bello da parte di Cataldo Tandoi, presidente dell’associazione Terra Nostra, che ha anche portato i saluti del biscegliese mons. Giovanni Ricchiuti, vescovo di Altamura attuale presidente di Pax Christi e allievo spirituale di Don Tonino: «Eletto vescovo di Ruvo, giunse per la prima volta in città per la visita pastorale – ha raccontato Tandoi non senza un pizzico di emozione – io all’epoca suonavo nella banda ed ero lì, con i miei colleghi, pronto a suonare al segnale convenuto. Tutti ci attendevamo un’auto blu, ne passarono diverse, ma nessuno avrebbe mai immaginato che il nuovo vescovo sarebbe arrivato con un’utilitaria, la stessa che guidavo io! E quando scese, con quella croce pastorale in legno d’ulivo, fu persino scambiato per un prete di campagna un po’ in ritardo sul protocollo, convintamente invitato a prendere posto con i confratelli. Ecco chi è stato Don Tonino Bello, controcorrente sin dal primo istante».

Consapevoli che nulla potrà sostituire la suggestione dello spettacolo dal vivo, men che meno l’emozione di aver incontrato don Tonino Bello in vita, lasciamo che la restante parte del racconto sia narrata dalle immagini firmate da Roberto Ferrante per Lo Stradone.

 

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