Discarica di Maccarone, la questione arriva in Parlamento. L’on. Attaguile interroga due ministri

copertina giugno 2016L’argomento è tra i più delicati. Un problema di carattere ambientale che può avere (se non ha già avuto) riflessi sulla salute dei cittadini.

Parliamo della vecchia discarica situata in contrada Maccarone, quella discarica che abbiamo definito un «pericolo per la salute», attingendo da quanto scritto da alcuni tecnici su alcune delle diverse relazioni su quel sito contaminato da metalli pesanti e lasciato dormiente per oltre trent’anni.

Abbiamo dedicato all’argomento la copertina de Lo Stradone di giugno 2016, ancora per alcuni giorni in edicola. Lo abbiamo fatto ritenendo che i contenuti, inquietanti, dell’inchiesta da noi condotta riguardo quella vecchia discarica, e pubblicata all’interno della rivista, dovessero essere noti a tutti. La cittadinanza deve sapere che la vecchia discarica di Maccarone è una vera e propria bomba ecologica, pericolosa; molto più di quanto lo possa essere la discarica dismessa di Belloluogo.

A dirlo non siamo noi che, tra l’altro, non abbiamo alcuna competenza scientifica per fare affermazioni di tale gravità. A dirlo sono i tecnici, coloro che hanno analizzato quel sito, che hanno analizzato le acque di falda, che hanno condotto tutti gli accertamenti su quel suolo dell’estensione di circa un ettaro e profondo diversi metri.

Siamo consapevoli che un’inchiesta di carattere ambientale, anche dalla difficile lettura, possa essere meno “attraente” di un articolo sui caroselli per festeggiare la vittoria della nazionale italiana di calcio; che possa essere meno “intrigante” di qualche notiziola di gossip nostrano; che possa risultare più noiosa dei tanti pettegolezzi che, purtroppo, alle volte occupano le pagine dei giornali. Ma i giornali hanno l’obbligo e il dovere di informare, anche a costo di risultare “pesanti”.

Ed è ciò che noi facciamo e che abbiamo fatto anche con l’inchiesta sulla discarica di Maccarone. Inchiesta della quale era stato informato, già prima che venisse pubblicata, il presidente della commissione comunale urbanistica Tommaso Loiodice che convocò una seduta di commissione ad hoc. Inchiesta che è arrivata tra le mani dell’on. Angelo Attaguile del movimento “Noi con Salvini” che il 29 giugno ha presentato una interrogazione in forma scritta rivolta ai ministri dell’ambiente e della salute.

Di seguito il testo integrale della interrogazione che cita nella quasi totalità la nostra inchiesta.

Atto Camera

Interrogazione a risposta scritta 4-13634

presentato da

ATTAGUILE Angelo

testo di

Mercoledì 29 giugno 2016, seduta n. 644

ATTAGUILE. — Al Ministro dell’ambiente e della tutela del territorio e del mare, al Ministro della salute. — Per sapere – premesso che: la discarica sita in località Maccarone Sant’Elia nel comune di Corato è stata attiva dal 1975 al 1982. Dalla relazione che risale all’ottobre 2011, a firma dell’ingegnere Giandolfo Di Bari, dal 2001 al 2012 dirigente del settore ecologia e ambiente al comune di Corato e riportata nell’inchiesta giornalistica pubblicata questo mese dai mensile coratino «Lo stradone», emerge un quadro a tinte fosche e allarmante. «La discarica – si legge nel documento – nel 1975 è stata allestita e coltivata seguendo i criteri espressi dalle normative dell’epoca. In particolare tali norme prevedevano il semplice deposito del rifiuto sul suolo a cielo aperto e la loro successiva ricopertura con materiale inerte. È possibile perciò ipotizzare che il contatto diretto dal corpo dei rifiuti con il fondo e le pareti della cava possa aver determinato l’innescarsi di fenomeni di diffusione del percolato all’interno dei primi strati del sottosuolo. (…) Sulla base del fatto che la discarica in questione non è dotata di nessuno dei presidi di antinquinamento previsti dalle vigenti normative, ne deriva che il Comune di Corato ha l’obbligo, in qualità di responsabile dell’inquinamento, di avviare le necessarie procedure (…) che consistono nella esecuzione delle indagini preliminari-caratterizzazione e nella esecuzione di messa in sicurezza permanente».
quella di contrada Maccarone-Sant’Elia è una discarica anomala sotto diversi punti di vista. Essa è situata ad appena 500 metri dalla prima zona abitata e si trova a pochi passi da insediamenti industriali, ma anche da civili abitazioni. Ha una estensione di 10.000 metri quadrati e, tuttora, non è delimitata da alcuna recinzione. Al passaggio non si direbbe nemmeno che l’area in questione sia una discarica dismessa da ben 34 anni. Ottantamila metri cubi di spazzatura di ogni tipo, accumulati in 7 anni di attività, riempiono quella enorme cava. Una cifra approssimativa giacché come recita la relazione dell’ingegnere Di Bari «non si hanno al momento dati attendibili se non che lo smaltimento dei rifiuti avveniva per deposito a cielo aperto senza alcun controllo e che il sito non è provvisto sul fondo di alcun sistema di impermeabilizzazione»; nonostante di questa discarica nessuno abbia mai parlato, la sua anomalia era ben nota agli uffici comunali e ai pubblici amministratori che si sono susseguiti almeno dal periodo che va dal 2011 al 2015. Per comprendere il grado di pericolosità della discarica è opportuno fare un passo indietro, al 4 aprile 1975 quando l’allora sindaco Quatela, su istanza del presidente dell’allora AMNU (azienda municipale nettezza urbana), nonostante il parere negativo dell’ufficiale sanitario, autorizzò l’azienda all’uso della cava come discarica. La cava rimase attiva sino al 28 gennaio 1982, ossia fino a quando raggiunse il massimo della capacità e al contempo fu definita dall’Ufficio Igiene e Sanità «pericolosa per la salute pubblica e dannosa per l’ambiente». La pericolosità della discarica di Maccarone, dunque, era già stata accertata 34 anni fa. Nulla di ciò che si sarebbe dovuto fare è stato fatto: nessuna impermeabilizzazione del fondo, nemmeno con argilla costipata e neanche con teli di polietilene; nessun sistema di captazione del biogas dopo la chiusura della discarica e nessuna sistemazione finale mediante copertura con materiale impermeabilizzante. Ovviamente nessun piano di recupero e sistemazione dell’area; se non esistesse il decreto legislativo n. 152 del 2006, ossia quel decreto in materia ambientale che prevede la bonifica dei siti contaminati, il nostro grado di conoscenza rispetto allo stato della ex discarica di Maccarone, sarebbe probabilmente molto basso. In anni recenti sono stati finanziati, per un importo di 300.000 euro il progetto di caratterizzazione della discarica (110.000 euro con fondi FESR) e il progetto di bonifica (190.000 euro). Il 24 luglio del 2012 si dava avvio alla installazione del cantiere, all’esecuzione delle perforazioni e ai prelievi dei campioni. Un mese di lavoro nel corso del quale ci sono stati anche sopralluoghi da parte dell’Arpa Puglia per concordare con l’azienda il numero di saggi da eseguire; il verdetto delle analisi è inquietante: «I valori riscontrati confermano che la presenza dei contaminanti è costituita soprattutto da metalli e idrocarburi pesanti. In particolare, nello strato più superficiale (da 0 a 1 metro rispetto al piano campagna) sono stati ritrovati superamenti per i limiti normativi del Berillio, Stagno, Cadmio, Tallio, Zinco e Idrocarburi pesanti» (ndr limiti riferiti ai siti ad uso privato e residenziale). L’unico superamento di Concentrazione Soglia di, Contaminazione per i siti ad uso commerciale e industriale si è riscontrato per il Cadmio. (…) Si evidenzia comunque una elevata concentrazione dello Zinco, che raggiunge valori vicini ai superamenti dei limiti di legge per siti ad uso industriale» (si legge a pag. 13 della relazione di sintesi di indagine di caratterizzazione). Da non trascurare un altro importante aspetto: dall’analisi della presenza di contaminazione del sito emerge che «la tipologia di contaminanti riscontrata fa supporre che il rifiuto stoccato nel sito non rappresenta propriamente un rifiuto solido urbano ma piuttosto un misto di raccolta indifferenziata». In altri termini: in quella discarica può esserci di tutto, forse anche rifiuti speciali o pericolosi. Il dato è chiaro: la discarica di contrada Maccarone è inquinata. E lo è ancora dopo 34 anni dalla sua dismissione. Ed è inquinata da metalli pesanti, ossia quelle sostanze definite, dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, cancerogene. Inoltre, come previsto dal piano di caratterizzazione, furono anche prelevati campioni di acqua dai pozzi a monte e a valle della ex discarica, dalle cui analisi emerse «un superamento rispetto ai limiti normativi per quanto attiene il parametro zinco per il pozzo ubicato a monte idrogeologico rispetto all’aree, in esame e dei nitriti per i due pozzi ubicati a valle idrogeologico.» E ancora, nella relazione si legge: «non si può escludere che le caratteristiche chimiche della matrice acqua non siano state alterate dal fenomeno inquinamento imputabile al sito in esame»;  quello che fu scritto dall’ufficio igiene nel 1982 trova conferma 30 anni dopo: «i risultati dell’applicazione dell’analisi di rischio hanno evidenziato la presenza di rischio per l’uomo dovuto a sostanze cancerogene a causa della presenza di Arsenico e Berillio per quel che concerne il percorso diretto contatto dermico del suolo superficiale». I tecnici, al termine della relazione di caratterizzazione, si spingevano, inoltre a suggerire interventi da svolgere nell’immediatezza: «almeno una recinzione che isolasse il sito contaminato per poi procedere all’intervento di bonifica o messa in sicurezza permanente del sito, magari attraverso la realizzazione di un «capping», una copertura superficiale con la finalità da un lato di ridurre le emissioni in atmosfera, dall’altro di limitare le infiltrazioni di acque meteoriche che possono dilavare i rifiuti, nonché consentire il contenimento della diffusione degli inquinanti impedendone il contatto con l’uomo e con i ricettori ambientali circostanti». Ancora oggi nulla di quanto suggerito dall’azienda che si è occupata delle analisi è stato fatto. Con l’agghiacciante certezza, da parte dei cittadini, di aver convissuto per oltre trent’anni con una immensa discarica contaminata da metalli pesanti. L’esigenza di mettere in sicurezza l’area, definita dalla regione Puglia ma anche dallo stesso comune di Corato come «sito inquinato», si è Palesata immediatamente dopo l’ufficializzazione delle analisi;  la discarica in questione può essere definita come una silenziosa ma comunque attiva bomba ecologica e sanitaria in quanto si apprende, da oncologi interpellati da una testata giornalistica locale « Lostradone» (promotrice di un’inchiesta pubblicata sul numero di giugno 2016), che «sovraesposizione ai metalli pesanti può essere potenzialmente in grado di determinare anche il cancro. Tuttavia non è da trascurare la capacità di determinare anche altre malattie neurodegenerative, come ad esempio la SLA»

–: se il Ministro dell’ambiente della tutela del territorio e del mare intenda intervenire attraverso il Comando dei carabinieri per la tutela dell’ambiente per appurare quanto esposto in premessa circa la tossicità e pericolosità della discarica di Maccarone; se il Ministro della salute intenda avviare, per quanto di competenza un’indagine epidemiologica al fine di valutare se vi sia una correlazione tra l’inquinamento provocato dalla discarica e l’incidenza tumorale o le malattie neurodegenerative negli abitanti di Corato residenti nell’area interessata. (4-13634)

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