Erano le 11.30 circa del 12 luglio 2016, e agli occhi del Comandante dell’Istituto di Vigilanza giurata di Corato Antonio Longo, e a quelli di Antonio Talarico, la guardia giurata che è con lui, si apre la scena terribile del disastro ferroviario.

“Al nostro arrivo –è la testimonianza del Comandante– solo un’ambulanza e una volante collega della Polizia. La scena che si presenta ai nostri occhi è devastante. Morti e feriti sparsi nella campagna afosa, il treno sventrato, lamenti da ogni parte. Iniziamo col prestare soccorso ad alcuni feriti che ci vengono incontro. Fra questi, un uomo col volto completamente insanguinato con  pezzi di vetro conficcati  nella pelle che cerchiamo pian piano di estrarre. I feriti, sparsi nella campagna fra gli alberi di olivo, implorano aiuto, ma non riusciamo a prestare soccorso a tutti. Chiamo immediatamente la nostra centrale operativa e ordino di far arrivare sul posto personale con taniche piene di acqua per pulire i volti insanguinati dei feriti. Dopo qualche minuto ci raggiungono altri colleghi con le taniche piene di acqua e ci impegniamo a portare sul luogo dell’incidente i soccorsi che rapidamente convergono da ogni parte, ma che hanno difficoltà ad orientarsi nelle campagne. Forze dell’Ordine ma anche tanti volontari, medici e paramedici che, sentita la notizia, arrivano per dare aiuto. Bisogna dirlo, in pochi minuti l’Italia intera si mobilita. Informo immediatamente il gabinetto del Sindaco di quanto  successo e subito dopo ci  vediamo costretti a presidiare le vie di accesso al luogo del disastro per l’arrivo di centinaia di persone curiose e di parenti che ci chiedono notizie dei propri congiunti che sanno essere a bordo del treno. Le mie guardie sono prese completamente nell’attività di soccorso ma le vedo estremamente provate. Non è facile. La scena dell’incidente non può non segnare emotivamente chi giunge sul posto. L’attività più difficile è quella di contenere la disperazione dei familiari ormai consapevoli di quanto successo. Confortiamo per quanto ci è possibile  i parenti e, alcuni, anche ricorrendo a qualche pietosa bugia. Una giornata che non dimenticheremo mai”.

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