Direzione Italia: abbiamo conosciuto dottor Jekyll e mister Hyde

"Si, abbiamo sbagliato: D'Introno non meritava la nostra fiducia"

Dottor Jekyll e mister Hyde secondo Pomodoro e Tatò
Pasquale Pomodoro e Filippo Tatò durante la conferenza stampa di questa sera

D‘Introno atto primo e D’Introno atto secondo, o, se si vuole dottor Jekyll e Mister Hyde. La conferenza stampa di ricostruzione degli avvenimenti che hanno determinato la caduta dell’Amministrazione comunale, ha insistito sulle due identità politiche dell’ex Sindaco.

Alla conferenza che Direzione Italia ha appena tenuto nella sua sede in Piazza Vittorio Emanuele a Corato, presenti tutti i big del Partito: dall’ex senatore Luigi Perrone a Pasquale Pomodoro, da Filippo Tatò, ai consiglieri decaduti tra cui una delle presenze storiche del Centrodestra cittadino, Ignazio Salerno, il consigliere transfuga Cosimo Damiano Zitoli, e l’avvocato  Sergio Lagrasta.

Al tavolo dei relatori Pasquale Pomodoro e Filippo Tatò. Ci limitiamo a riportare di seguito gli interventi dei due relatori. Il primo a parlare è Pomodoro: “Per parlare della fine -dice-, è opportuno nel nostro caso cominciare dall’inizio. La ricerca della persona da candidare alle passate amministrative è stata avviata con le forze della coalizione nell’ottobre 2018. Noi abbiamo sostenuto l’importanza di individuare una personalità della società civile anche perché non si potessero fare illazioni sull’appartenenza politica del candidato come servo di scena di qualcuno. La Lega non era d’accordo e siamo andati al ballottaggio vinto dal candidato che avevamo scelto, Pasquale D’Introno. Poi arriva l’esclusione di Forza Italia e Lega dalla competizione elettorale ma abbiamo voluto che i due Partiti fossero presenti sui manifesti elettorali con i loro simboli in quanto parte integrante della coalizione. Il nostro candidato vince le elezioni al ballottaggio. Nessuno ha mai voluto mettere in discussione le prerogative del Sindaco di nominare gli assessori ma era anche necessario che fossero rappresentate tutte le forze che avevano contribuito ad eleggerlo, così come da accordi più volte ribaditi. E l’allora neo Sindaco ci ha ringraziato più volte nei giorni subito successivi alla elezione per l’impegno che svolgevamo di tenere i rapporti politici tra le forze della coalizione e di stabilire le rappresentanze. Il 12 luglio l’ex Sindaco scrive che l’accordo raggiunto garantisce unità e stabilità. Da questo momento conosciamo un altro D’Introno, quello che domenica 21 luglio chiama 5 assessori su 7 a ritirare le deleghe. Non sono rappresentate Forza Italia, perché a parere del Sindaco sul nome presentato sussiste una presunta incompatibilità, e la Lega che chiede qualche ora in più di riflessione. Noi di Direzione Italia decidiamo di non ritirare le deleghe e chiediamo al Sindaco di rinviare il punto all’ordine del giorno del Consiglio comunale convocato per il giorno dopo, in modo da avere il tempo necessario a risolvere il tema della rappresentanza della coalizione al governo della Città. Poltrone? Noi non abbiamo fatto questa battaglia per le poltrone e lo dimostra il fatto che se avessimo voluto avremmo subito potuto eleggere un nostro candidato alla presidenza del Consiglio comunale. Alla nostra richiesta, dopo un incontro durato fino alle 22 circa di domenica 21, il Sindaco concorda con noi il percorso. Forza Italia da parte sua acconsente a individuare un nome alternativo. Il 22 luglio i consiglieri si recano in Aula consiliare e qualche minuto prima dell’inizio della seduta il Segretario comunale ci comunica che il Sindaco ha protocollato le proprie dimissioni. Abbiamo allora deciso seduta stante di abbandonare l’Aula perché non conoscevamo la ragione delle dimissioni. Qualche giorno dopo il Sindaco dimesso nomina la sua Giunta di cui fanno parte tre personalità di sua fiducia, mentre negli accordi avevamo stabilito che tutte le figure assessorili fossero politiche. Pensiamo allora che sia in atto il tentativo di emarginare Direzione Italia, ed è a questo punto che in Consiglio comunale il capogruppo della Maggioranza Filippo Tatò dichiara che non saremmo più entrati in Aula prima dell’azzeramento della Giunta. Si succedono sedute su sedute inconcludenti mentre il Sindaco tenta da un lato di accontentare le nostre richieste di rappresentanza proponendo a singoli consiglieri posti in società partecipate, enti, ecc., e dall’altro soprattutto lanciando appelli alle Minoranze. E arriva il colpo di grazia che il Sindaco si auto-infligge quando, accogliendo nel suo Ufficio alcuni esponenti del Movimento cittadino ‘Liberiamo la Città’, dice di essere lui lo strumento della liberazione dalla vecchia politica. E come mai si è servito della vecchia politica per farsi eleggere? A quel punto, il 28 agosto, abbiamo fissato il termine del 5 settembre per raccogliere le firme e sfiduciarlo. Lui si è impaurito e si è rivolto alle segreterie provinciali e regionali di Direzione Italia e Fratelli d’Italia, e dopo due o tre incontri, si è piegato alle richieste di azzeramento della Giunta, lui che diceva che non l’avrebbe mai fatto. E di fronte a questi continui voltafaccia non ci è rimasto altro da fare che restituire ai cittadini il loro diritto di voto. Si, abbiamo sbagliato ma il nostro errore è stato quello di dare fiducia politica a un uomo che non la meritava”.

La parola a Filippo Tatò: “Firmare le nostre dimissioni per sfiduciare il Sindaco è stato un atto doloroso ma doveroso. Doloroso perché ha messo fine a un’esperienza meravigliosa fino agli inizi di luglio. Ma doveroso perché con le sue ancora non spiegate dimissioni il Sindaco si è tirato fuori dalla sua Maggioranza. La sera del 21 luglio tornammo tutti a casa con la chiarezza di come si dovesse continuare il percorso avviato. Poi il 22 le dimissioni del Sindaco che il 26 addirittura nomina la sua Giunta, come ha ricordato Pomodoro, mettendo noi e Forza Italia fuori dalla Maggioranza e cercando di costruire una maggioranza alternativa ma senza riuscirci grazie alla coerenza dei Partiti dell’Opposizione. Voglio ricordare ciò che il 29 maggio il Sindaco appena eletto scriveva su Facebook, dicendosi dispiaciuto della esclusione di Forza Italia e Lega e confermando che anche esse sarebbero state rappresentate nel governo della Città. Nella conferenza stampa che ha indetto il 28 agosto ci saremmo aspettati un ripensamento da parte sua ma egli in quella occasione ha preferito invece definire se stesso uno strumento per liberare la città. Quindi il 5 settembre non potevamo presentarci in un Consiglio che non aveva più una Maggioranza e per questo abbiamo firmato le nostre dimissioni, con dolore ma sentendo tutta la necessità di non fare attendere oltre una Città che languiva da mesi”.

Dunque Direzione Italia ha dato la sua versione ufficiale dei fatti. Si attende ora quella dell’ex Sindaco Pasquale D’Introno, sempre che intenda replicare.

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Fondatore e presidente di Controradio 1980, radio libera di Urbino, giornalista dal 1988, redattore del "Messaggero" di Roma, caporedattore della "Gazzetta di Pesaro", collaboratore della "Gazzetta del Mezzogiorno", "Il Quotidiano di Puglia" e altre Testate nazionali. Direttore tecnico dello "Stradone" nel 1996, Direttore responsabile di "Salute e Prevenzione" organo dei Tecnici della prevenzione d'Italia. Ha pubblicato studi su Italo Svevo, e sulla cultura e gli autori degli anni Venti e Trenta per l'Università di Urbino, e studi di Storia per le riviste nazionali "Critica Sociale" e "Agorà". Relatore in vari convegni universitari. Consulente per l'informazione e la cultura per la Regione Marche 1991 e 1992. Consigliere comunale di Urbino 1990-94.

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