D’Annunzio e il Vittoriale sul palco del Teatro di Corato

Giordano Bruno Guerri, presidente e direttore generale della “Fondazione Vittoriale degli Italiani”, invitato dall’associazione culturale “Prof. Cataldo Leone” a tenere una conferenza sul tema

D’Annunzio e il Vittoriale sul palco del Teatro di Corato

Teatro gremito, sabato 2 marzo, per l’interessante proposta portata a Corato dall’associazione culturale “Prof. Cataldo Leone” la quale, in occasione del decennale dalla sua nascita e dell’omonimo concorso letterario riservato alle scuole di ogni ordine e grado, ha invitato il giornalista e scrittore Giordano Bruno Guerri a raccontare “D’Annunzio e il Vittoriale degli Italiani”.

«Un’idea nata sul solco di esperienze pregresse – spiega il presidente Massimo Martinelli – come accaduto due anni fa in occasione dei 750 anni dalla nascita di Dante. Quest’anno abbiamo pensato di donare alla città un altro momento di alta cultura. Chi meglio di Giordano Bruno Guerri, presidente e direttore generale della “Fondazione Vittoriale degli Italiani” avrebbe potuto parlare di un luogo sconosciuto alla maggior parte dei coratini!

Un’idea che si è concretizzata soltanto grazie alla generosità dell’imprenditore Aldo Mazzilli, titolare dell’azienda Adriatica Industriale, socio decennale dell’associazione. Ben vengano dunque persone illuminate e sensibili come lui, che non solo portano alto il nome della città con la loro professione, ma si prodigano nel promuovere la cultura».

Intervistato sull’argomento, Aldo Mazzilli così ha precisato ai nostri taccuini: «Ho personalmente visitato il Vittoriale con la mia famiglia e ne sono rimasto favorevolmente colpito.

Da qui è scattata la scintilla. Il passo successivo è stato invitare a Corato Giordano Bruno Guerri, per condividere questa emozione con i miei concittadini e far conoscere cosa rappresenta a livello culturale e storico il Vittoriale, che non è assolutamente l’apoteosi di un’idea politica o di un momento particolare del vissuto italiano, ma ben altro».

Il “ben altro” è emerso in tutta la sua magnificenza. Sollecitato dalle domande provocatorie del conduttore Franco Tempesta, il presidente Guerri ha ripercorso in maniera affascinante la vita di D’Annunzio e quella del luogo in cui trascorse gli ultimi anni.

In tale percorso hanno fatto capolino anche i nomi di due illustri coratini: Augusto Ferrara, perito filatelico e numismatico, direttore della rivista “L’Informatore del collezionista”, che ha donato alla Fondazione una collezione di francobolli della città di Fiume, e il generale Giuseppenicola Tota, che ha donato il fusto del cannone sul quale fu trasportata la salma di D’Annunzio durante le esequie.

«Personaggio indecifrabile D’Annunzio – ha dichiarato Guerri – che di se stesso diceva “Io sono un mistero con in bocca il sapore del mondo”, una frase senza significato ma tipica del suo essere: genio rinascimentale e poeta di indubbia grandezza, ma anche grande romanziere, drammaturgo, seduttore, esteta, guerriero, conquistatore di città, innovatore con idee liberal-chic, anticipatore di tendenze con un alto senso della democrazia (promotore dell’elezione delle donne al governo, della presenza di studenti nei consigli scolastici e di operai in quelli di fabbrica).

Difficile ignorare un uomo così. Due le sue opere colossali, quella di carta, 33.000 volumi preziosissimi, e quel “libro di pietra viva” che è il Vittoriale, il suo ultimo capolavoro, la casa museo più visitata al mondo, persino più di quelle di Kafka e di Eminguey.

Un “libro” da me ritrovato un po’ sgualcito ma che sono riuscito a riportare a nuovo».

Il Vittoriale si chiama “Vittoriale degli Italiani” non a caso. D’Annunzio lo ha lasciato agli italiani – escludendo gli eredi della sua famiglia (che ebbero altri beni) – perché voleva condividere con loro la propria storia, il suo senso della bellezza, le sue esperienze, ma soprattutto la sua vita quotidiana.

Commentando le slide, Guerri è entrato nei dettagli, snocciolando pregi e difetti insoliti del “poeta vate”, donne amate (ufficiali e non) frasi rimaste memorabili come “vittoria mutilata”, episodi divertenti come lo scambio di battute tra D’Annunzio e il duce, fatto accomodare al Vittoriale nella sala degli ospiti “sgraditi”.

Mussolini, che ricordava i trascorsi aviatori di D’Annunzio, lo salutò così: “Salve, o alato fante” e il sommo poeta abruzzese, che ricordava Mussolini combattente della Grande Guerra nei Bersaglieri, incalzò: “Salve, o lesto fante”.

Impossibile disattendere l’invito di Guerri: «Una visita al Vittoriale è una visita nella bellezza e nella storia e anche un viaggio nel tempo perché lì, per legge, tutto si è fermato al momento della morte di D’Annunzio, avvenuta il 1° marzo di 81 anni fa, in seguito ad un ictus (ma qualcuno sospetta un avvelenamento da parte delle forze naziste)».

Un parco di 10 ettari che, nel 2012, ha vinto il premio come più bel parco d’Italia, dotato di due fiumi, un lago a forma di violino, un incrociatore da guerra appoggiato su una collina e un insieme di costruzioni tra cui la casa di D’Annunzio, perfettamente conservata che custodisce oltre 20.000 oggetti, compreso l’aereo con il quale sorvolò Vienna.

Al termine del lungo e piacevole narrare, intervallato dalle letture di alcuni brani sapientemente interpretati dalla prof.ssa Monica Tommasicchio del Liceo Artistico Federico II Stupor Mundi di Corato, Guerri ha promesso di donare all’associazione “prof. Cataldo Leone” un filmato sul citato parco-museo, della durata di circa 20 minuti affinchè possa essere diffuso nelle scuole.

Ha annunciato inoltre la presentazione, a fine marzo, del suo prossimo libro “Disobbedisco” e quella, alla prossima Mostra del Cinema di Venezia, di un lungometraggio interamente girato al Vittoriale da Jodice Gianluca, che racconta gli ultimi due anni di vita di D’Annunzio, magistralmente interpretato dall’attore Sergio Castellitto.

Al termine della serata la prof. Tommasicchio e il dirigente del Liceo Artistico di Corato, prof. Savino Gallo, hanno omaggiato Guerri con “Volto di ragazza”, opera realizzata dagli studenti del laboratorio di scultura del prof. Ragusa.

 

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