Dal luogo del disastro ferroviario al ricordo di un’intera comunità

Ieri pomeriggio a Corato un sobrio momento di preghiera nei pressi della stazione e una S. Messa all'insegna della condivisione del dolore

Dal luogo del disastro ferroviario al ricordo di un'intera comunità

Un binario. Un chilometro, il km 52 sulla tratta Andria-Corato.

23 persone, per lo più giovani, strappate alla vita. Una tragedia assurda e inaccettabile per le famiglie che piangono i loro congiunti ma anche per una nazione. L’ha definita così anche il neo ministro delle infrastrutture e trasporti Danilo Toninelli, che ieri pomeriggio è venuto in Puglia per la commemorazione di quel disastro ferroviario che due anni fa sconvolse tutta l’Italia, il Sud in particolare.

Il ministro – accolto dal presidente della Regione Puglia Michele Emiliano e dai sindaci Nicola Giorgino di Andria e Massimo Mazzilli di Corato – non ha solo deposto i fiori sul luogo della scontro, ma ha anche ascoltato e abbracciato alcuni parenti delle vittime che in un dolore composto, ma in alcuni momenti sfociato nelle lacrime, gli hanno chiesto giustizia e soprattutto che qualcosa cambi affinché mai più si possa morire su un treno mentre si va a lavoro o a scuola.

Le parole di Toninelli – incentrate sulla necessità di garantire la sicurezza dei pendolari sulla quale non dovranno prevalere gli interessi di un gestore ferroviario o di certi potentati locali – hanno rassicurato le famiglie il cui dolore non potrà mai essere cancellato ma che potrebbe assumere un senso se fosse fatta giustizia e si garantisse maggiore sicurezza su quei convogli.

E il senso della giornata vissuta ieri, a distanza di due anni, è racchiuso negli abbracci, nelle strette di mano, nella condivisione di un dolore immane che non ha coinvolto solo 23 famiglie ma una comunità intera.

E dopo le celebrazioni a Bari e sul luogo del disastro – dove come due anni fa puntuali le cicale frinivano e i giornalisti di ogni testata, anche nazionale, documentavano – ognuna delle due comunità cittadine si è ritrovata nei pressi della stazione, luogo simbolo della tragedia, per un momento commemorativo.

A Corato, dinanzi ai manifesti delle due vittime coratine, Francesco Ludovico Tedone e Luciano Caterino, ai piedi della targa posta lo scorso anno a memoria del dolore che colpì tutta la città, nella piazza intitolata alle vittime dell’incidente ferroviario, il sindaco Massimo Mazzilli con tutta la giunta, le massime autorità civili e militari, i parenti e gli amici di Francesco e Luciano hanno ricordato e pregato.

Al sobrio e sentito momento di preghiera – guidato da don Peppino Lobascio vicario zonale – ha preso parte anche il presidente Emiliano e la senatrice Bruna Angela Piarulli.

«Ci sono situazioni in cui piuttosto che parlare occorre stare vicini – ha dichiarato Emiliano – e noi lo stiamo facendo. Sappiate che il vostro dolore – ha affermato rivolgendosi alle famiglie – è condiviso da tante persone che in un certo qual modo oggi vogliono far sentire il loro affetto nei vostri confronti.

Lunedì sarò presente al processo – ha promesso alle famiglie – perché la Regione Puglia si costituirà parte civile e sarà al loro fianco nella ricerca della verità».

L’ultimo momento di una particolare giornata è stato vissuto in piazza Cesare Battisti dove don Peppino Lobascio e don Gino De Palma hanno concelebrato una Santa Messa in suffragio di tutte le vittime del 12 luglio 2016, in particolare dei due giovani coratini che persero la vita in quel disastro.

Tre le parole che don Peppino durante la riflessione omiletica – incentrata sull’importanza di una comunità che si ritrova attorna a un ricordo che non deve mai mancare – ha voluto donare alle famiglie delle vittime: forza, gioia e vita nuova.

«La forza di andare avanti nonostante il dolore, la gioia del messaggio del Cristo Risorto e la vita nuova dell’amore che riceviamo da quel Dio che ci toglie, ma allo stesso tempo ci dà tanto non facendo mai mancare la sua vicinanza nei momenti di dolore e morte attraverso i quali è inevitabile passare per ricevere vita», ha affermato don Peppino.

 

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