Dal Centro Studi Politici “Aldo Moro” l’invito a istituire l’“Osservatorio per la salute del territorio”

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Parte dal Centro Studi Politici “Aldo Moro” la proposta, indirizzata a organi istituzionali e associazioni di vario genere, di istituire un “Osservatorio per la salute del territorio”. Il progetto nasce dopo la partecipazione di massa registrata alla consultazione referendaria, e nello specifico alla schiacciante vittoria del sì “contro il nucleare”, nonché dopo la riuscita fiaccolata dei comitati cittadini pro interramento dell’elettrodotto Via Massarenti/Via Prenestina e “Antenne” Monte Ripanno. Alla luce della crescente percentuale di morti dovute a patologie tumorali Vito De Leo, quale presidente del centro, suggerisce l’istituzione di questo organismo per il monitoraggio delle insorgenze tumorali, lo scambio di conoscenze personali e mediche che non generino allarmismi e psicosi, la diffusione di buone abitudini necessarie all’adozione di stili di vita che contrastino l’espansione del tumore, ormai una delle principali cause di morte nel Paese.

«Cercare di capire i motivi dell’incidenza delle patologie oncologiche nel nostro territorio e muoversi in conseguenza con iniziative ad hoc. Parte da questo presupposto la proposta del Centro Studi Politici “A. Moro” di istituire, da parte del Comune, l’Osservatorio per la salute del territorio: un organismo presieduto dall’assessore con delega alla Sanità e composto da medici, insegnanti, rappresentanti di movimenti politici e della società civile.

L’osservatorio che proponiamo si configura come un tavolo di lavoro permanente pubblico – privato sociale, che potrà consentire un avvicinamento di conoscenze, di linguaggi, di competenze, favorendo la circolazione di queste e facendo sì che i singoli patrimoni consolidati nelle diverse esperienze diventino patrimonio comune e alimentino un arricchimento scambievole.

Nel rispetto delle differenze e delle specificità dei singoli servizi che lo comporranno, l’osservatorio dovrebbe proporsi come un “laboratorio di ricerca comune permanente”, in cui sarà possibile arricchire la conoscenza che ognuno, dall’angolo visuale del proprio servizio, rileva riguardo all’evoluzione dei bisogni e delle domande, all’efficacia o meno delle risposte, alle strategie possibili per elaborare risposte comuni.

Questo organismo dovrebbe avere il compito, anche con l’ausilio di aziende specializzate nel monitoraggio dell’acqua, dell’aria e del suolo, il compito di concorrere ad un’indagine da cui far emergere dati da confrontare con quelli messi a disposizione dal registro dei tumori provinciale.

Le morti per patologie tumorali, in Italia, apprendiamo da una rapida ricerca su internet, si aggirano attorno al 30% del totale. Tanto per fare un esempio basterà ricordare che quelle derivanti da patologie cardio-vascolari si attestano attorno al 40%. Posto che non è proprio il caso di sottovalutare il problema, anche in considerazione di imbarazzanti deficit di sicurezza ambientale, presenti e futuri, è altrettanto sacrosanto evitare di alimentare allarmi e psicosi.

È del tutto evidente che una morte per tumore, magari al termine di un lungo calvario, provoca sentimenti assolutamente condivisibili, sia con l’insorgenza del male che, nei casi più infausti, con l’epilogo.

Sarebbe dunque il caso che oltre alle patologie tumorali, che vanno comunque attentamente monitorate che l’Osservatorio si occupasse di Salute del Territorio in senso più ampio, magari ponendo l’accento sugli stili di vita, sul traffico automobilistico, sullo scarso uso delle piste ciclabili e sulle campagne nazionali di sensibilizzazione: Settimana nazionale per la Prevenzione oncologica (21 marzo), Giornata Mondiale senza tabacco (31 maggio), Notte Bianca (24 giugno) e mese Rosa (ottobre) per la lotta ai tumori femminili e del seno in particolare.

Un impegno importante anche alla luce non solo della massiccia partecipazione al referendum abrogativo del nucleare, ma anche delle proteste che da tempo i Comitati cittadini per l’interramento dell’elettrodotto Via Massarenti/Via Prenestina, Bari 2 – Corato e il Comitato “Antenne” di Monte Ripanno stanno da anni portando avanti, non solo con massicce mobilitazioni, ma anche con una copiosa raccolta di firme, circa 4.077, consegnate all’Ufficio protocollo il 16 giugno scorso. E’ la testimonianza diretta e personale dei cittadini coratini di accomunati dal bisogno di esternare e di chiedere al Sindaco un proprio diritto alla salute e ai principi civili di una convivenza serena. Si continua, insomma, ad insistere presso l’Amministrazione comunale perché persegua l’unica soluzione possibile ai due problemi: l’interramento dell’elettrodotto, il trasferimento delle rimanenti radio e l’abbattimento dei tanti tralicci che deturpano il paesaggio di Monte Ripanno.

È vero che l’interramento non elimina il problema, ma, sicuramente, lo riduce. Dopo otto anni l’elettrodotto continua a rimanere sulle teste degli abitanti della zona, affermano i tanti manifestanti che si sono avvicendati in tutti questi anni, ed in particolare il 26 maggio scorso con una grandiosa fiaccolata.

Una formale richiesta di dati ufficiali alla Asl sul numero di persone colpite a Corato da patologie tumorali negli ultimi cinque anni potrebbe dare l’avvio a discorsi ed iniziative che portino ad una vera e propria mappatura dei quartieri della città, per capire se queste patologie colpiscono in particolare i residenti in alcune zone eventualmente contaminate dalla presenza di antenne, di scorie tossiche o di rifiuti pericolosi. Si tratta, insomma, di verificare l’esistenza di situazioni ambientali tali da favorire l’insorgenza di tumori.

Chi vivrà, vedrà!»

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