Da profughi a volontari: Pronti a rimboccarsi le maniche in caso di necessità

A ottobre del 2013, con un comunicato ufficiale dell’Ufficio Stampa, il Comune di Corato annuncia che entra a far parte del Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR).

Ricordiamo che il Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR) è costituito dalla rete degli enti locali che – per la realizzazione di progetti di accoglienza integrata  dei richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale – accedono, nei limiti delle risorse disponibili, al Fondo nazionale per le politiche e i servizi dell’asilo. A livello territoriale gli enti locali, con il prezioso supporto delle realtà del terzo settore, garantiscono interventi di “accoglienza integratache superano la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare anche misure di informazione, accompagnamento, assistenza e orientamento, attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico.

La stampa locale, come anche il locale giornale online LoStradone, con l’articolo Il Comune di Corato entra nel Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati (SPRAR), riprendeva il comunicato del Comune di Corato informando, anche, che ulteriori dettagli del progetto sarebbero stati illustrati durante una conferenza stampa indetta, presso la Sala Verde di Palazzo di Città.

Dopo la conferenza, dei 30 ospiti destinati a Corato e seguiti nel corso della loro permanenza dal Comitato Territoriale di Bari dell’ARCI, se ne parla per l’episodio sconcertante del pestaggio con sassi, spranghe e bastoni, (LoStradone Extracomunitari picchiati selvaggiamente nella notte tra sabato e domenica), che ha visto vittime una decina di loro, vicenda che evidenzia come non si è capaci di offrire della semplice accoglienza figuriamoci di garantire l’accoglienza integrata.

Un accenno di intervento di accoglienza integrata lo troviamo in un secondo comunicato dell’Ufficio Stampa del Comune di Corato, Progetto SPRAR, che evidenziava le iniziative prese in direzione dell’integrazione sociale nella semplicità di azioni come il vivere una domenica insieme ai cittadini di Corato, passeggiando per il centro storico, pranzando con loro e parlando la lingua italiana.

Iniziativa lodevole ma fine a se stessa e ben poca cosa rispetto a quanto realizzato in altri Comuni italiani che hanno aderito al progetto!

A Catania, la comunità di Sant’Egidio ha promosso un progetto, Da profughi a volontari: immigrati assistono anziani, bambini e clochard, che coinvolge ben 70 persone tra immigrati accolti nel CARA di Mineo e richiedenti asilo accolti nelle strutture del catanese della rete SPRAR, tutti titolari di protezione internazionale: sono diventati volontari.

Alcune volte alla settimana, dopo averli condotti alcuni in due strutture ospitanti anziani altri nella Scuola della Pace frequentata da bambini italiani e stranieri e altri ancora per le strade, collaborano con i tanti volontari italiani che già si dedicano al sostegno delle fasce più deboli della città, anziani, bambini e clochard , dimostrando che alimentare il circuito virtuoso del volontariato di italiani e stranieri è molto importante, come ha sottolineato il responsabile della comunità etnea di Sant’Egidio Emiliano Abramo, e va proprio nella direzione dell’accoglienza integrata!

Non meno significativo il progetto I profughi diventano volontari. Accoglienza a Rovereto.

Il protocollo, firmato tra Provincia di Trento e Comune di Rovereto, concretizza un progetto che prevede il coinvolgimento di 40 giovani richiedenti asilo titolari di protezione internazionale e coordinati dal CInformI, il Centro Informativo per l’Immigrazione del Dipartimento Salute e Solidarietà Sociale della Provincia Autonoma di Trento, in attività di volontariato, nella cura e riordino di spazi pubblici urbani, nella sensibilizzazione e in altre mansioni di diretta utilità sociale.

Per l’Amministrazione Comunale di Rovereto si tratta di “un modello innovativo che mette in campo, oltre all’accoglienza, una serie di interventi che coinvolgono i profughi e li rendono cittadini attivi” e che realizza “il concetto di accoglienza legato a quello di reciprocità”.

L’impegno dei 40 richiedenti asilo coinvolti garantirà, ogni due settimane, un turno di pulizia in più e consentirà loro l’utilizzo di alcuni alloggi di proprietà dell’Ente Locale in comodato gratuito.

Un modo per far sì che richiedenti asilo titolari di protezione internazionale si rendano utili per la città è quello di passare attraverso progetti specifici, da coordinare magari con le esigenze espresse dai quartieri.

Questa l’opportunità offerta a 39 richiedenti asilo e ospiti nell’ex Scuola Elementare di Crusinallo, la frazione più popolosa del comune di Omegna in provincia di Verbania, che, con il progetto Da profughi a volontari: “Così aiutiamo Omegna”, sono pronti a mettersi a disposizione, in caso di necessità, con lavori a favore della città e dei quartieri.

L’idea può essere quella di formare squadre di volontari che si muovano su richieste ed esigenze specifiche avanzate dalla città e qualche richiesta in tal senso sta arrivando e le stiamo prendendo in considerazione” spiega Alessandro Savino della Cooperativa Sociale Azzurra di Omegna che si è aggiudicata la gestione dei servizi per il centro di Crusinallo.

Tutti provenienti dall’Africa sub-sahariana i 22 richiedenti asilo titolari di protezione internazionale e protagonisti, a Parma, della ”trasformazione da profughi a volontari” con il progetto “Mi impegno a Parma”: 22 profughi volontari per la manutenzione del verde.

Ospitati in un dormitorio di Cornocchio, una frazione del Comune di Parma, e seguiti dalla comunità San Cristoforo di don Umberto Cocconi, riconoscenti alla città per l’accoglienza ricevuta, ora desiderano contraccambiare mettendosi a disposizione per delle attività di volontariato.

Il vostro – ha detto l’Assessore al Welfare di Parma – è lo spirito giusto per instaurare un rapporto positivo con la città. Vi ringrazio della disponibilità che avete manifestato e l’accolgo volentieri. Sarete impegnati in piccoli lavori di manutenzione, in particolare del verde. Sarebbe un bel gesto, e la città comincerebbe a guardarvi con occhio diverso”.

Potrebbero essere citate molte altre iniziative del genere che realizzano egregiamente le direttive indicate dal protocollo che istituisce il Sistema di Protezione per Richiedenti Asilo e Rifugiati (SPRAR).

I progetti territoriali dello SPRAR sono caratterizzati da un protagonismo attivo, grazie alle sinergie avviate sul territorio con i cosiddetti enti gestori, soggetti del terzo settore che contribuiscono in maniera essenziale alla realizzazione degli interventi.

Superfluo ma utile ricordare che il nostro territorio è estremamente ricco della presenza di soggetti del terzo settore!

Vincenzo Biancolillo

mail to: vincenzobiancolillo@hotmail.it

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