Così si fa, l’integrazione spiegata dai bambini

Bambini italiani e rom in un laboratorio teatrale, condotto da Francesco Martinelli e promosso da BuonCampo, per riscoprirsi uguali giocando

corato: così si fa l'integrazione
Così si fa, il cerchio dell'integrazione

Hanno spiegato l’integrazione nel modo più sincero e semplice ma assolutamente schietto, tipico dei bambini, i piccoli protagonisti dello spettacolo intitolato “Così si fa” che, con la conduzione del direttore del Teatro delle Molliche Francesco Martinelli, in collaborazione con la Parrocchia Mater Gratiae e il progetto Buon Campo della Fondazione Casillo, ha visto concludersi un laboratorio teatrale con l’esibizione di ieri, 19 giugno, presso l’Auditorium della scuola “C. Battisti” di Corato.

“Esibizione” perché – come sottolineato da Martinelli – i bambini, 9 italiani e 9 di etnia rom, hanno esibito non solo un percorso di conoscenza fatto con lui e i volontari della Caritas parrocchiale, ma anche le loro abilità, la loro memoria, le loro emozioni. Il percorso di integrazione attraverso la pratica teatrale permette, infatti, di potenziare le capacità della comunicazione emotiva, di relazionarsi in forma creativa, e rappresenta uno strumento educativo che abbatte le barriere della diversità discriminante.

A gettare il seme per questo importante progetto di integrazione, una domanda spontanea che i piccoli della comunità dei macedoni presenti sul nostro territorio cittadino hanno rivolto ai volontari della Caritas parrocchiale Mater Gratiae: giochiamo? «Di fronte a un bambino che chiede di giocare l’adulto ha una responsabilità e deve giocare. – ha dichiarato Martina Fariello, responsabile della Caritas parrocchiale – Ci siamo fermati, abbiamo studiato noi stessi, andando oltre il pregiudizio, mettendoci il cuore e abbiamo giocato».

Da qui, il coinvolgimento di Buon Campo, il progetto della Fondazione Casillo che mette in rete coltivattori e volontari con delle idee che possono diventare realtà tramite l’interazione. Poi, la collaborazione con Francesco Martinelli e la sua sensibilità artistica, messa in campo, già da anni, attraverso progetti teatrali di impegno civile.

«Ci siamo interrogati su cosa potessimo fare, non semplicemente per le famiglie macedoni, ma con loro, partendo dai più piccoli. – ha aggiunto Don Antonio Maldera, parroco della Mater Gratiae – L’arte aiuta a socializzare, fa venire fuori il meglio, il positivo che c’è in ogni persona. Fondamentale anche l’entusiasmo delle famiglie che hanno creduto nell’integrazione possibile».

Il laboratorio teatrale, durato circa 5 mesi, e conclusosi con una esibizione basata sulle favole di Esopo, ne è stata la prova, rappresentando per i piccoli protagonisti un’occasione privilegiata per sviluppare capacità di ascolto, osservazione, espressione, ma anche e soprattutto di condivisione e spirito di squadra.

Sul palco, non dei bambini di etnie diverse distinti in due gruppi, italiani e rom, ma un gruppo eterogeneo ma coeso di piccoli artisti, ognuno con la propria individualità, il proprio impegno nel far bene, la propria emozione nell’essere sotto i riflettori, i timori di sbagliare e tanto coraggio da piccoli supereroi. È immaginabile che non sia stato facile per Martinelli e i volontari riuscire a far incastrare al meglio fra loro esperienze e personalità di bambini con diverse provenienze culturali, ma quello che è balzato agli occhi del pubblico ha confermato il raggiungimento dell’obbiettivo di integrazione, contrastando gli stereotipi nei confronti dei rom.

Organizzazione, rispetto dei tempi e degli spazi, sguardi di supporto e incoraggiamento, piccoli momenti di défaillance mnemonica subito rassicurati dal suggerimento della battuta da parte dei compagni e, soprattutto, sorrisi sinceri e allegri di bambini felici di essersi incontrati giocando e imparando a crescere.

I bambini fanno esperienza del mondo attraverso il gioco, è così che scoprono le proprie passioni, che sfidano i propri limiti, è attraverso la loro fantasia che si confrontano e si conoscono, crescendo insieme. Avvertono la diversità solo se gliela si esplicita ma non possono comprendere i meccanismi che si celano dietro il rifiuto della diversità, a loro basta sentirsi a proprio agio, guardarsi negli occhi, tenersi per mano e giocare insieme, convivendo nel loro grande mondo di piccoli.

“La nostra civiltà, che a parole si proclama multirazziale, multiculturale, multietnica, multireligiosa e multinonsochè, non riesce ancora a dare accoglienze che abbiano sapore di umanità. La fusione di etnie diverse è possibile, la comunicazione con culture altre non è utopia, né uno sterile sospiro di sognatori, bisogna vincere gli istinti xenofobi che ci dormono dentro” sono le parole di Don Tonino Bello. E questi bambini lo sanno e lo hanno insegnato anche agli adulti che così si fa l’integrazione.

Sul prossimo numero di luglio de Lo Stradone – il giornale di Corato, un approfondimento sulla comunità macedone presente a Corato e l’impegno civile del teatro di Martinelli.

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