Corato risponde “presente” all’incontro sul caso Aldo Moro

Nutrita la partecipazione all'evento organizzato dal Rotary Club, a dimostrazione che, a distanza di 40 anni, in tanti cercano ancora verità e giustizia

Corato risponde

Corato risponde “presente” all’incontro sul caso Aldo Moro. Ieri l’On. Gero Grassi è tornat onella nostra città, in Piazza dei Bambini, per parlare del proprio lavoro racchiuso nel libro “Aldo Moro: la verità negata”.

Il Rotary Club, che ha organizzato e gestito l’evento, ha invitato l’autore ad approfondire alcune vicissitudini raccontate nel libro. La discussione si è aperta con una breve introduzione del presidente del Rotary Club, Dott. Gianfranco Tarantini, dell’autore, noto politico e giornalista italiano, nonché parte della Commissione Moro 2.

A solleticare l’interesse del pubblico presente sono state le critiche mosse all’autore a seguito della prima comparsa del libro, avvenuta circa un anno fa.

Il libro, che ha riscosso notevole successo in Italia, viene presentato non solo come un mero susseguirsi di fatti, dal sequestro al tragico epilogo, ma come un vero e proprio tributo alla celebre figura di Aldo Moro, un uomo che è stato formato dal punto di vista accademico e personale in Puglia.

È l’autore stesso a sottolineare le radici pugliesi di Moro e di come la sua visione della politica, “la persona viene prima dello Stato”, derivi in parte dal tessuto sociale d’origine. La prima domanda rivolta dal pubblico ha riguardato le varie opinioni sul caso, formulate nel corso degli ultimi 40 anni, e sulla veridicità o meno di queste ultime.

Grassi ha così iniziato un approfondimento sul significato del proprio libro, il quale, rispetto ad altri, ha l’intenzione di spiegare i fatti realmente accaduti con prove inconfutabili alla mano e non di lucrare su una vicenda che ha scosso l’opinione pubblica italiana con mere supposizioni, accaduto in passato con altri libri sull’argomento.

L’Onorevole ha infatti spiegato che con il suo lavoro di 191 pagine ha cercato di riassumere oltre 6 milioni di pagine sviluppate durante il processo, tra testimonianze, rapporti della scientifica e atti della magistratura ai quali ha avuto accesso la sua commissione. Grassi ha inoltre sottolineato l’avanzamento della procedura giuridica avvenuta grazie al lavoro della commissione numero 2, la quale rispetto alle precedenti è riuscita a portare il processo al più avanzato grado raggiunto finora. Alla domanda sul perché si fosse giunti ad una maggiore accuratezza solo con la seconda commissione istituita nel 2014 e non con la prima, in vigore dal 1979 al 1983, l’autore ha risposto che diversi fattori della scena politica internazionale durante la guerra fredda non hanno permesso alla precedente commissione un accesso totale agli atti, oltre ad una forte pressione politica anti-comunista dell’epoca.

Alcune critiche mosse contro l’Onorevole hanno riguardato la fermezza con la quale il libro smonta molti dei fatti ritenuti capi saldi del caso, come ad esempio la presenza di Aldo Moro nell’appartamento di Via Montalcini, Roma.

Grassi ha quindi negato molti dei fatti dati per certo che aleggiano sul caso Moro e che hanno la propria base sul famoso Memoriale Morucci-Faranda del 1986; il memoriale, infatti, sarebbe stato esaminato attentamente negli ultimi 3 anni dalla commissione e smentito in ogni suo particolare, dalla data del ritrovamento agli autori stessi dello scritto.

L’Onorevole afferma a riguardo che il memoriale sarebbe stato “costruito” da alcuni politici dell’epoca, tra cui l’ex Presidente della Repubblica Cossiga e uno dei massimi esponenti dell’allora Partito Comunista Italiano, Ugo Pecchioli. Lo scopo della redazione di tale memoriale era di “concludere la fase di terrorismo in Italia e dare una versione pubblicamente accettabile della vicenda”.

L’Onorevole, rispondendo ad alcune critiche e approfondendo alcuni collegamenti tra personaggi di spicco della scena politica italiana, ha nuovamente dato molto materiale su cui riflettere.

Il libro, disponibile gratuitamente sul sito web dell’Onorevole, potrebbe finalmente colmare alcune lacune su questo caso gravoso che scatena ancora oggi un sentimento di condanna dell’Italia tutta. Un’Italia che, come dimostrato dall’affluenza all’evento, non solo non ha scordato cosa è successo ad un uomo diventato il simbolo della lotta italiana contro il terrorismo e la mafia, ma che a distanza di 40 anni cerca ancora verità e giustizia.

di Nancy Nicole Falco

 

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