Malattie visive: la prevenzione per “Evitare il buio”

L’importanza di sottoporre a visite oculistiche i bambini di età pre scolare e scolare per diagnosticare in tempo malattie visive.

corato convegno su malattie visive
A Corato un convegno sulla prevenzione delle malattie visive

Si è discusso di malattie visive, ieri 4 maggio, presso l’auditorium della scuola “De Gasperi”, durante il convegno “Evitare il buio” organizzato dall’Unione Italiana dei Ciechi e degli Ipovedenti, in particolare dalla rappresentanza comunale di Corato – Ruvo di Puglia.

L’importante tema della prevenzione delle malattie visive in età pediatrica è stato sviscerato da diverse figure mediche intervenute dopo i saluti del dirigente scolastico prof. Francesco Catalano, del presidente sez. provinciale UIC Bari Vito Mancini e delle autorità presenti.

In seguito a una campagna di screening gratuiti ai quali nel mese di marzo sono stati sottoposti numerosi bambini, il dott. Italo Balducci, specialista in Oftalmologia, ha illustrato gli obiettivi e i risultati raggiunti sottolineando l’importanza di sottoporre a visite oculistiche i bambini di età pre scolare e scolare per diagnosticare in tempo malattie serie della vista.

«Durante questa campagna – ha poi illustrato la dott.ssa Alexandra Colasanto, ortottista – abbiamo sottoposto i bambini a semplici test che ci permettessero di studiare il movimento del bulbo oculare, e test utili a determinare eventuale strabismo, daltonismo e altri difetti della vista come il vedere doppio».

Determinante per la prevenzione è anche il ruolo del pediatra di famiglia.

A ribadirlo, la dott.ssa Lucia Peccarisi che, nel suo intervento, ha evidenziato quanto importante sia la comunicazione e l’impegno di tre attori, ovvero famiglia pediatra e scuola, per individuare in un bambino problematiche visive.

Il pediatra durante la prima visita valuta il riflesso del fondo dell’occhio che deve essere rosso in assenza di patologie, ma occorre anche che i genitori comunichino eventuali patologie familiari e se si sono verificati alcuni problemi durante la gravidanza e il parto.

Poi col passare del tempo, dopo i 18 mesi di vita, quando tutte le funzioni visive giungono a maturazione, il pediatra indaga chiedendo alla famiglia se il bambino scende le scale senza difficoltà, si stropiccia molto gli occhi, se a volte sembra strabico o tiene spesso il capo inclinato; e alla soglia dei 3 anni circa effettua alcuni test per daltonismo e per l’acutezza visiva. Ma questi test non possono essere sostitutivi di una visita oculistica consigliata a partire dai 4 anni, quando il bambino non dovrebbe avere nessuna difficoltà a distinguere i colori.

Accorato l’appello della dott.ssa Peccarisi ai genitori: ridurre i minuti che i bambini trascorrono dinanzi a cellulari e tablet. Non ci sono solo conseguenze riducibili a secchezza oculare e frequenti mal di testa ma a farne le spese ci sarebbe anche il cervello con aree celebrali sottosviluppate e le capacità di relazionarsi e comunicare, dunque lo sviluppo psichico e sociale.

Grazie alla prevenzione molte diagnosi vengono effettuate in tempo, prima che il buio cali.

Ma «quando la diagnosi di ipovisione o cecità viene comunicata ai genitori – ha affermato la psicologa Nunzia Perrone che da molti anni lavora in questo ambito e si occupa di malattie visive – la famiglia, se non intraprende un percorso di accettazione e non considera il criterio di flessibilità, può disgregarsi e non reggere al colpo inferto al suo equilibrio.

All’inizio c’è il rifiuto della malattia, poi la ricerca della colpa e del colpevole, ma dopo una fase depressiva di chiusura e isolamento per la vergogna, se il dolore viene condiviso prima di tutto tra i coniugi e poi con altre famiglie che vivono la stessa situazione, si chiede aiuto, si inizia a comunicare dunque si ricomincia a vivere».

A testimoniare la forza e la possibilità di essere felici, anche se si deve combattere ogni giorno con i limiti che una malattia visiva comporta, una “madre- tigre”, come l’ha definita la psicologa, che ha raccontato la sua esperienza.

La sig. ra Schino 12 anni fa è diventata mamma di un bambino che, a seguito di un’emorragia in utero, poco prima del parto, ha riportato problemi visivi. Nell’incontro ha impartito a tutti una vera e propria lezione di vita – come ha sottolineato anche Giuseppe Cantatore, moderatore dell’evento.

«Subito dopo il parto, quando io e mio marito ci siamo resi conto della situazione abbiamo subito cercato il confronto con altri genitori ma non l’abbiamo trovato, ci siamo rimboccati le maniche abbiamo cercato in ogni modo di migliorare la disabilità di nostro figlio che abbiamo imparato ad accettare. La disabilità non è contagiosa, per questo non ci precludiamo nulla. Facciamo fare a nostro figlio tutte le esperienze possibili. E il consiglio che mi sento di dare è quello di non chiudersi bensì comunicare perché comunicare aiuta noi e gli altri».

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