L’Amministrazione comunale in agonia vuol sopravvivere fino all’11 agosto

È già finita ma finirà l'11 agosto. Il Sindaco D'Introno vuol provarci fino all'ultimo giorno

Il Sindaco
Il Sindaco in Consiglio comunale nella seduta del 31 luglio

La crisi è aperta, anzi no, è giunta al termine, producendo la fine di questa breve e intensa esperienza amministrativa. La riunione dei capigruppo, dando notizia della quale ci eravamo lasciati durante la lunga cronaca della mattinata in Consiglio comunale, non ha sortito nulla. Anche in questa seduta, infatti, non si è riusciti a eleggere il Presidente del Consiglio comunale. Una piccola novità rispetto alle due precedenti sedute: Gabriele Diaferia è passato da 5 a 7 voti. Piccola davvero la novità che appare solo un timido segnale dato da qualcuno di voler sopravvivere a tutti i costi, ammiccando a portatori d’acqua che fin qui hanno latitato.

Che fosse crisi conclamata, sino ad oggi lo sostenevano soltanto i commentatori della politica, i giornalisti che si sforzano, a volte senza cogliere nel segno, di raccontare i fatti. I protagonisti, invece, i politici di Maggioranza e Opposizione -definizione che oggi a Corato non corrisponde più neppure ai numeri-, loro hanno mostrato di credere che ci sia da qualche parte un dio minore che gli mostri la strada. Qualcuno ha sperato nell’ex on. Amoruso, importante figura pugliese di quella che un tempo fu Alleanza Nazionale e padrino politico di tanti amministratori di successo da De Silvestris a Fitto, fino ai fratelli terlizzesi. Qualcun altro ha confidato nella capacità dell’ex senatore Perrone di escogitare la soluzione, come spesso gli è riuscito negli ultimi venti anni. Ci si saranno anche messi di impegno, i due, ma i tentativi non sono andati a buon fine.

Così, rientrato in aula, dopo una veloce, troppo veloce riunione, Giuseppe D’Introno ha annunciato che i capigruppo una idea, almeno una, l’hanno condivisa: verificare l’applicabilità del parere del Ministero dell’Interno che sarebbe secondo D’Introno favorevole a dare continuità all’azione di un Consiglio comunale pur in assenza del suo presidente. Come dire: intanto si tira a campare ancora un po’. Ma Filippo Tatò, “Direzione Italia”, ha subito differenziato la posizione del suo gruppo dicendo di non essere interessato a lungaggini di questo tipo.

Insomma la Maggioranza continua a essere divisa e a rilanciare la palla nel campo dell’Opposizione. E gli stracci questa volta sono volati da questa parte. In particolare tra Niccolò Longo portavoce del Movimento “Cinque Stelle” e Corrado De Benedittis guida delle liste civiche “Rimettiamo in  moto la città” e “Demos”. Alla proposta di Longo di provare, insieme Maggioranza e Opposizione, a mettere giù pochi irrinunciabili punti per dare continuità amministrativa alla Città, superando il rischio del nuovo commissariamento, e poi di andare in primavera a nuove elezioni, De Benedittis ha reagito duramente ricordando che il sistema di voto maggioritario decide nettamente tra le parti nella sfida elettorale, e che chi vince ha ricevuto un mandato che non prevede compromessi o peggio inciuci. Due modi entrambi legittimi di guardare al bene cittadino: da un lato puntando a dare un governo alla Città, anche se temporaneo e non programmatico, e dall’altro indicando le elezioni anticipate quale unica soluzione per tirar fuori Corato da una situazione che potrebbe diventare patologica.

E non ottiene nulla il Sindaco Pasquale D’introno che prende la parola spiegando il suo lungo silenzio con la necessità di acquisire le informazioni necessarie a comporre un quadro veritiero della situazione: continuando così a non riconoscere la Maggioranza che lo ha eletto e a rivolgersi a tutti i consiglieri come se il suo mandato non fosse legato a una proposta elettorale formulata assieme alla coalizione di forze che lo ha sostenuto. Al termine del suo breve discorso, sottolineando che le dimissioni può ancora fare in tempo a ritirarle, dice: “Continuerò a lavorare per dare un  governo alla Città fino all’ultimo giorno”. Il che significa fino a scadenza delle dimissioni, l’11 agosto, quando ritirarle non potrà più.

L’Amministrazione è caduta ma finge di non esserlo, come abbiamo scritto. Perché provi a rialzarsi -e senza stampelle che tutti hanno giurato di non volerle offrire- nei prossimi dieci giorni dovrebbe accadere che D’Introno dia alla parte restante della coalizione che lo ha eletto, esclusi “Fratelli d’Italia” e “Idea”, quello che essa chiede: una rappresentanza al governo della Città, o che “Direzione Italia” rinunci alla rappresentanza per “Forza Italia” e “Lega”. Nessuna delle due possibilità, tuttavia, è praticabile, a meno che una delle due parti non voglia perdere completamente la faccia sperando magari che col tempo i coratini possano dimenticare.

 

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Fondatore e presidente di Controradio 1980, radio libera di Urbino, giornalista dal 1988, redattore del "Messaggero" di Roma, caporedattore della "Gazzetta di Pesaro", collaboratore della "Gazzetta del Mezzogiorno", "Il Quotidiano di Puglia" e altre Testate nazionali. Direttore tecnico dello "Stradone" nel 1996, Direttore responsabile di "Salute e Prevenzione" organo dei Tecnici della prevenzione d'Italia. Ha pubblicato studi su Italo Svevo, e sulla cultura e gli autori degli anni Venti e Trenta per l'Università di Urbino, e studi di Storia per le riviste nazionali "Critica Sociale" e "Agorà". Relatore in vari convegni universitari. Consulente per l'informazione e la cultura per la Regione Marche 1991 e 1992. Consigliere comunale di Urbino 1990-94. Insegna presso l'Itet Tannoia di Corato.

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