Corato commossa saluta il Caporale maggiore Massimiliano Cassa. VIDEO

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Il suono muto della tromba che intona “Il silenzio” ha congedato il Caporale Massimiliano Cassa dai suoi commilitoni, dalla sua famiglia, dalla sua città.

Una città che ha seguito nel silenzio, sgomenta, il dramma della morte del proprio concittadino e delle difficili fasi del recupero del suo corpo rimasto intrappolato per cinque giorni sulle vette del Gran Sasso, quel monte che Massimiliano, nella sua vita da alpino, aveva frequentato con assiduità.

Ad accogliere il feretro i vertici militari dell’Esercito, il sindaco con la fascia tricolore, i concittadini e tanti commilitoni, giunti a Corato per onorare la memoria del caro collega. Sulla bara il tricolore, la bandiera d’Italia.

Una commozione silenziosa; un dolore vissuto con grande dignità quello dei genitori e dei fratelli ai quali don Gino De Palma, che ha officiato le esequie, ha rivolto il suo primo pensiero.

A loro si è rivolto in apertura di omelia, ammettendo la propria difficoltà nel trovare parole che possano consolare una perdita così grave. «Ogni funerale per noi sacerdoti è sempre motivo di sofferenza. Non ci abitueremo mai a celebrarne. E’ nostro compito e dovere confortare i parenti di questo defunto. Che possiamo dire in questo momento? E’ difficile per noi trovare le parole giuste. L’unica cosa giusta da fare è abbracciare i familiari e stringerli a noi dicendo “Coraggio!”. Siamo tutti accanto a loro per donare loro un po’ di conforto».

Nel corso della sua omelia don Gino ha ricordato la figura del caporale Cassa, impegnato in missioni di pace: «Tutti abbiamo sofferto nell’apprendere questa notizia tragica. Nel mio cuore si da sacerdote e di padre si rinnova lo stesso dolore che ho provato tanti anni fa per la morte di un carabiniere, rimasto vittima di un incidente» ha detto Don Gino

«Massimiliano ha accolto la vita militare come una missione; lo testimonia la presenza dei tantissimi commilitoni giunti per onorare Massimiliano. Questi eventi sono come un pugno nello stomaco, ma i commilitoni hanno avuto la lucidità di stringersi attorno ai parenti di Massimiliano e Giovanni nell’attesa straziante di rivedere il corpo dei propri cari. La cosa migliore che potessimo fare per onorare la memoria di Giovanni e Massimiliano era dare supporto morale ai loro cari» ha dichiarato il comandante dei due alpini, il capitano Marco Deon.

[quote]E’ difficile per noi trovare le parole giuste. L’unica cosa giusta da fare è abbracciare i familiari e stringerli a noi dicendo “Coraggio!” [/quote]

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