Corato-Casarano, la farsa che fa ridere la Puglia

La finale di Coppa Italia regionale potrebbe non giocarsi al Comunale di via Gravina

Corato-Casarano, la farsa che fa ridere la Puglia
Spalti vuoti al Comunale di via Gravina, si gioca a porte chiuse da settimane

C‘è chi ha il pane e non ha i denti, chi ha i denti e non il pane. C’è chi ha una struttura sportiva a pennello e farebbe carte false per disputare la Finale regionale di Coppa, chi come l’U.S.D. CORATO ci è arrivata contro il blasonato e milionario Casarano, ma nel 2019 (con 50 mila abitanti), non ha una struttura idonea per disputarla (da quest’anno in doppio confronto, il 31 gennaio in casa, il 14 febbraio al tempio di Casarano, società gemellata, che produrrà un pellegrinaggio di massa, quanto per La Mecca).

Un appuntamento storico per Corato, il primo da quando c’è la nuova formula, con il Trofeo da un ventennio assegnato a livello regionale. Nella vecchia versione, i neroverdi erano arrivati due volte alle fasi nazionali nel 79/80 contro l’Internapoli e nell’82/83 contro la Pro Cisterna Latina nei quarti.

Ma non è in palio solo un trofeo di prestigio, ma anche l’accesso alla fase nazionale, che potrebbe far imboccare una scorciatoia per la serie D, in una stagione colma di disavventure, per una società che tanto sta investendo e che poco le sta ritornando in virtù di uno stallo dell’impianto comunale, da tempo inagibile.

Il calcio e lo sport, si sa, sono spesso lo specchio di una città e questa finale rappresenterebbe anche il prestigio di una realtà come Corato, in vetta nelle classifiche dell’imprenditorialità privata, ma nelle retrovie, da anni, per ciò che riguarda cultura e sport.

E questo mancato rendez-vous tra le mura amiche rischia di ingrandire ancora di più il quadro di questo ritardo, ma vi aggiungerebbe l’idea di un abbandono delle infrastrutture in genere e da più generazioni.

Eh sì, perché il problema non è dell’ultimo istante, pur riconoscendo al sindaco uscente la responsabilità di firma, volta per volta, ma è atavico, di oltre 30 anni, di una classe politica che, come per il Palazzetto dello Sport, si è disinteressata di un tassello della vita cittadina, ritenendolo di serie Z, ricordandosene in particolari evenienze, prossime a ripresentarsi.

Il rebus non sembra di facile soluzione ed in molti fanno sapere che sarebbe il caso di rassegnarsi all’idea di uno stadio aperto al pubblico, fino a fine stagione. Ma se, come sembra, il quiz rimarrà irrisolto, tutta la città avrà un pessimo ritorno di immagine ed anche i nuovi papabili amministratori faranno fatica e dovranno avere la dignità di evitare argomenti riguardanti lo sport, perché poco credibili.

Eh sì, perché ora c’è una grossa novità: a differenza degli anni precedenti è in aumento la fetta di elettorato che inserisce lo sport tra le priorità. Ci sarà da fare i conti con loro, che da più parti hanno dichiarato di essere in attesa al varco.

Il fronte è ormai vicino da una parte, dall’altra c’è il precipizio di uno stadio e di uno sport che langue e di una finale che molto probabilmente si giocherà fuori città. A voi le conclusioni!

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