Con Umana Mente si discute di libertà di stampa

"Libertà di stampa- il diritto e il dovere di informare" è l'evento che ha visto riuniti i giornalisti per discutere sulle problematiche che attanagliano il giornalismo

umana mente corato
Libertù di stampa- il diritto e il dovere di informare

Si è tenuto lo scorso sabato l’evento sul tema della “Libertà di stampa- il diritto e il dovere di informare”, presso la Biblioteca Comunale di Corato a partire dalle 18,30. L’incontro si inserisce nel calendario di eventi “UmanaMente” predisposto dal 10 al 17 dicembre, organizzato da Interassociativo Rete Attiva di Corato, Presidio del Libro e Punto Pace Pax Christi, per ricordare la sottoiscrizione da parte dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite della Dichiarazione Universale dei diritti umani, avvenuta il 10 dicembre del 1948.

Il dibattito, moderato dalla giornalista Tiziana Di Gravina ha visto riuniti ad una tavola rotonda Gianpaolo Balsamo, giornalista de La Gazzetta del Mezzogiorno e membro del direttivo Assostampa Puglia; Giuseppe Di Bisceglie, direttore di Viva Network, Cenzio Di Zanni, giornalista de La Repubblica; Fabio Ferrante, editore di Live Network e Marina Labartino, direttore responsabile de Lo Stradone.

Nel corso della serata i giornalisti sono stati chiamati a discutere, accorciando la distanza dai lettori, ad affrontare l’insofferenza che in questo ultimo periodo attanaglia il giornalismo.

Partendo dall’articolo 19 della Dichiarazione Universali dei diritti dell’uomo e dall’articolo 21 della Costituzione che ricalca in particolare la libertà di espressione dei cittadini, i giornalisti hanno rivendicato la loro libertà di stampa, che oltre a rappresentare un diritto, si fonda anche sul dovere di informare.

Stiamo vivendo un periodo in cui la libertà di stampa è messa continuamente in discussione. Il 13 novembre in piazza sono scesi a manifestare giornalisti, associazioni e cittadini per manifestare sulla tutela della libertà di pensiero. La manifestazione è stata indetta da Federazione Internazionale Stampa, Assostampa Puglia e Ordine dei giornalisti Puglia.

Questa crisi attanaglia il popolo dell’editoria, i giornali.- dichiara Gianpaolo Balsamo- “Noi giornalisti della Gazzetta ci stiamo rimboccando le maniche x superarla. Abbiano la consapevolezza che ci si può risollevare traendo forza dalla crisi stessa e continuando il nostro lavoro di informazione e trasmissione delle notizie che ruotano attorno a ben 130 anni di storia.

I nostri diritti sono costantemente attaccati da una certa politica che ha preso di mira giornalisti, sono stati usati epiteti pesanti, ci hanno chiamato sciacalli, perchè “diamo fastidio” e rompiamo gli schemi della suddetta politica. Abbiamo reagito scendendo in piazza, con flash-mob. Venti piazze italiane partecipanti, tra cui Bari hanno sentito il sostegno e la solidarietà di cittadini.

Siamo sottovalutati da tempo. Molti di noi vivono sotto scorta, sono minacciati ogni giorno e nella nostra battaglia non possiamo che chiedere di essere sostenuti dall’opinione pubblica, al fine di continuare a fare il nostro lavoro.”

Alla base del lavoro di un giornalista c’è la libertà di fare inchieste. Apparentemente si parla di libertà di stampa. Sorge, infatti, qualche dubbio, perchè dietro al controllo dei finanziamenti pubblici concessi alle redazioni, a volte pare esserci una volontà di intervenire nei confronti di una stampa non propriamente vicina al governo.

Cosa si pensa a riguardo dei finanziamenti pubblici e come si configura un “editore puro”?

Mi piace l’ossimoro tra libertà e manette, ne ho parlato in un editoriale che sarà pubblicato sul prossimo numero de Lo Stradone.- sostiene Marina Labartino- “Quelle manette possono essere rappresentate proprio da quei controlli finanziari che con diverse modalità che mirano al silenzio dei giornali. Siamo sotto attacco, minacciati e insultati, ma c’è una censura più sottile che mira a mettere in ginocchio una testata: non concedere finanziamenti alle testate locali come la nostra. Godono dei finanziamenti pubblici i grandi gruppi editoriali nazionali, giornali di partito, o testate schierate politicamente.

Facciamo grande fatica a lavorare ed affrontare la crisi economica, che ha colpito il mondo, l’Italia e di conseguenza la nostra città. Vige una grande difficoltà nel reperire pubblicità e questo impedisce di pagare degnamente i nostri collaboratori che spesso lasciano la nostra realtà per inseguirne altre giornalistiche. Ciò che mi addolora è la perdita di molte nostre brillanti penne. Sono in difficoltà anche la tipografia e le edicole. Solo il gossip e la stampa schierata mantengono alte le vendite, ma di questo non mi occupo e lascio ai lettori la scelta e di conseguenza la l’occasione per riflettere sulla scelta di interessarsi o meno a determinati temi.”

Una sostanziale difficoltà consiste anche nel resistere al cambiamento del lettore.– afferma Fabio Ferrante-“ Il giornale oggi è prevalentemente digitale, nonostante in passato venisse preso come giornale di serie B e questo ha fatto in modo che con il dominio della tecnologia, il lettore non solo riceve informazioni, ma produce informazioni. Anche semplicemente un post di Facebook può essere un’informazione, e il ruolo del giornalista oggi, ora non è questo. Per sconfiggere la crisi e per fare in modo che non vengano seguite solo notizie acchiappa-click, o non si bada solo alle condivisioni o numeri, il giornalista deve differenziarsi, magari facendo più inchieste, scavando nelle notizie e approfondendo. Questo ci permetterebbe di far interessare i cittadini ad altre forme di notizia e di difendere il nostro giornale, che spesso finisce sotto lo schiaffo di chi ci legge e ci governa. Credo sia inammissibile che che realtà che come la musica o il cinema abbiano tratto numerosi vantaggi dalla tecnologia, collezionando una miriade di abbonamenti mensili, pensiamo a Spotify o Netflix, mentre noi giornalisti non riusciamo a far abbonare grandi numeri alla lettura dei nostri giornali. C’è però anche da dire che la gente oggi pretende che le notizie si sappiano, ma nella maggior parte dei casi si sofferma al titolo o addirittura alla condivisione della notizia sui social, senza preoccuparsi di leggerla. Quindi, se sono puro? Sono puro nella misura in cui mi è permesso di sopravvivere, a me, alla mia azienda e ai miei giornalisti. Preferisco vivere da chi le notizie le legge, piuttosto da chi ci concede spazi pubblicitari, anche se è segno che le cose funzionano più che bene.”

È bene, dunque fare più inchieste se un giornalista mira a distinguersi dal resto dell’“informazione”. Tuttavia, spesso capita che egli si ritrovi da solo nell’ affrontare minacce e intimidazioni, proprio perchè le sue inchieste “danno fastidio”.

Vanno citati, a riguardo, due casi di due giornaliste pugliesi, costrette a cambiare residenza, ad affrontare un’udienza sole per difendersi, a vedersi censurare la testata per cui scrivevano. Si parla di: Fabiana Pacella e Marilù Mastrogiovanni per le loro inchieste sulla Sacra corona unita. Cosa spinge i giornalisti a fare inchieste nonostante tutto?

Un giornalista non è mai solo fin quando l’opinione pubblica lo sostiene.- dichiara Cenzio Di Zanni- “ Bisogna continuare, anche da soli, purchè con la consapevolezza di fare al meglio il proprio lavoro, con la responsabilità di chiedere scusa di fronte agli errori. In Italia 3660 sono i giornalisti vittima di qualche minaccia. Con una media di circa uno al giorno. Si inizia dai consigli, per poi passare alle pressioni, minacce, pacchi bomba, ma se le inchieste muovono e smuovono, i cittadini e la magistratura, l’obiettivo è raggiunto.”

Dobbiamo essere liberi di dire la nostra a prescindere da quello che pensano gli altri.– afferma Giuseppe Di Bisceglie- “Richiamo a tal riguardo una frase di Orwell: “la libertà di stampa si concretizza in quello che la gente non vuole sentirsi dire”. Penso che negli ultimi tempi stiamo assecondando un po’ troppo i lettori per motivi di audience.

A causa di social network siamo sotto attacco perchè alla gente occorre dire quello che vuol sentirsi dire altrimenti sei un corrotto, servo del potere, una persona che non sa fare il suo lavoro. In quanto rettore di più portali Viva Network, spesso sono stato accusato di buttare fango sulla città, semplicemente per aver rimarcato che in una città mancano i sistemi di sicurezza o i servizi utili per diritto ai cittadini. Ci accusano di essere servi del potere, anche se provo a far capire che spesso siamo dei fotografi, che immortaliamo dettagli consoni a rendere autentica ed efficace la notizia. Assistiamo a giornali o blog che rischiano di avere lo stesso valore di una testata che tratta con cura le notizie o determinati temi.

È vero che serve essere immediati, diretti, tempestivi, ma ci serve anche del tempo per studiare le carte che, peraltro, difficilmente ci è permesso reperire e soffermarci su un determinato problema. Una notizia data in maniera superficiale è un’opportunità persa per un giornalista, un’opportunità di crescita.”

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