COLDIRETTI PUGLIA: AUMENTANO LE IMPORTAZIONI DI GRANO DAL CANADA

Il Trattato CETA ha determinato un aumento dell’import di grano proveniente dal Canada a discapito della produzione locale

grano duronave

Le importazioni italiane di grano proveniente dal Canada nei primi 6 mesi del 2019 rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente sono aumentate di oltre 9 volte in seguito all’entrata in vigore dell’accordo CETA.

E’ quanto emerge da un’analisi di Coldiretti su dati Istat a 2 anni dall’entrata in vigore del CETA, trattato internazionale che sancisce un accordo commerciale di libero scambio tra Canada e Unione Europea.

Il raccolto di quest’anno risulta quantitativamente nella media, con una qualità ottima ovunque, anche in virtù della ricerca di varietà maggiormente performanti, ma tale lavoro rischia di essere vanificato dalla concorrenza sleale delle importazioni dall’estero di prodotti che non rispettano le stesse regole di sicurezza alimentare e ambientale vigenti nel nostro Paese come il grano duro canadese trattato con l’erbicida glifosato in preraccolta per seccare e garantire artificialmente un livello proteico elevato, modalità vietata sul territorio nazionale dove la maturazione avviene grazie al sole.

Paradossalmente la Puglia è il principale produttore italiano di grano duro, con 346.500 ettari coltivati e 9.990.000 quintali prodotto e valore della filiera della pasta in Puglia pari a 542.000.000 euro; ma nello stesso tempo è la regione che ne importa di più, tanto da rappresentare un quarto del totale del valore degli arrivi di prodotti agroalimentari nella regione.

Unico modo per contrastare la brusca impennata delle importazioni è dare impulso agli accordi di filiera, stipulati anche in seguito al crescente interesse per la pasta 100% di grano italiano grazie all’entrata in vigore dell’obbligo di indicare l’origine in etichetta.

Tale elemento di trasparenza ha portato ad una rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l’origine italiana al 100% del grano impiegato.

Gli italiani – conclude la Coldiretti – sono i maggiori consumatori mondiali di pasta con una media di 23 chili all’anno pro-capite ma l’Italia si conferma leader anche nella produzione industriale con 3,2 milioni di tonnellate, davanti a Usa, Turchia e Brasile.

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