Cloud Atlas

Ci sono libri che nascono solo per essere letti, belli o no che siano, i loro caratteri dovrebbero essere lasciati impressi su fogli di carta e non trasformati in immagini cinematografiche. Come nel caso de L’Atlante delle nuvole di David Mitchell.

Pare che Natalie Portman, sul set di V per Vendetta, abbia fatto leggere il libro ai Fratelli Wachowski e che questi ultimi ne siano rimasti affascinati a tal punto da buttarsi a capofitto nell’enorme ed ambizioso (forse troppo) progetto di realizzarne la trasposizione cinematografica.

Nel 1849 un avvocato statunitense (Jim Sturgess) si batte contro la schiavitù. Nel 1936 un giovane musicista scozzese (James D’Arcy) tenta di comporre il suo personale capolavoro. Spostandoci nel 1972 una caparbia giornalista (una sempre splendida Halle Berry) tenta di sventare una minaccia nucleare. Nel 2012 un indebitato e stralunato editore (Jim Broadbent) prova ad evadere dall’edificio nel quale è ingiustamente recluso. In una Corea futuristica un replicante (Bae Doona) scopre per la prima volta i sentimenti umani. Per finire, l’epilogo avviene nel 2346, in un mondo derelitto tornato per molti al paleolitico, dove un allevatore di capre (Tom Hanks) vive con un senso di colpa che lo attanaglia dopo essersi salvato la vita in maniera meschina.

Sei storie che si dipananano parallele lungo sei secoli, legate da un sottilissimo e spirituale fil rouge: ogni azione che compiamo come singoli esseri influirà sull’andamento della storia futura, ogni scelta che facciamo eserciterà un influsso inarrestabile per la gente che ci sta accanto. Teorie senza dubbio affascinanti ma tenute insieme in maniera superficiale e troppo diluita nell’eccessiva durata della pellicola. Le sei storie prese singolarmente risultano quasi tutte fiacche e talvolta poco originali, come nel caso della futuristica Seul piena di cliché della fantascienza, e messe insieme, specie nella prima ora, creano una grande confusione perché la connessione che le amalgama risulta troppo labile e sfuggente, creando confusione nello spettatore che crede di trovarsi di fronte ad un’opera complessa e cervellotica ma che si rivela alla fine molto banale. Inoltre, il continuo cambio di toni, con passaggi dal demenziale al drammatico, non aiuta la causa.

Menzione speciale per gli attori, ognuno dei quali è stato chiamato ad interpretare personaggi diversi nelle differenti epoche storiche. Forse l’unico divertimento del film è stato quello di provare a riconoscere i vari interpreti, talvolta resi irriconoscibili da un trucco grandioso che inspiegabilmente non è stato candidato agli Oscar. Tom Hanks, che ha creato 6 personaggi magnificamente caratterizzati, è stato forse il più bravo insieme ad Hugo Weaving, attore feticcio dei fratelli Wachowski, straordinario nei panni di una tirannica infermiera (grande citazione a Qualcuno volò sul nido del cuculo) nell’episodio più riuscito del film, quello ambientato nel 2012.

Insomma, ennesimo passo falso per i fratelli Wachowski che non azzeccano un lavoro dal lontano 1999, anno in cui vide la luce Matrix, grande film che ha rivoluzionato il modo di pensare la fantascienza unendo grandi temi filosofici come il Superuomo di Nietzsche ed il mito della Caverna di Platone al mondo della cibernetica elettronica che iniziava ad affacciarsi con prepotenza nelle case di quasi tutti noi.
Cloud Atlas, sicuramente di grande impatto visivo, è un film che intrattiene ma che non emoziona e non penetra, lasciando allo spettatore pochissimi spunti di riflessione. Certo, se un film intrattiene e diverte di sicuro non è un film malriuscito ma sono sicuro che non fosse l’intrattenimento l’intenzione principale dei registi che, al contrario di Atlante che sorreggeva sulle spalle l’intera volta celeste, soccombono sotto il peso di un soggetto sicuramente più grande delle loro possibilità.

http://www.youtube.com/watch?v=tGDa7RcyxRg

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