Chronos: intervista esclusiva con Roberto Altamura

La Milano Contemporary Ballet diretta dal coratino Roberto Altamura torna sulla scena del Teatro di Corato, con Chronos uno spettacolo che si ispira a Polar Sequences di Wayne Mcgregor

roberto altamura corato
Il racconto della fugacità e l'imperturbabilità del tempo a passi di danza con la Milano Contemporary Ballet di Roberto Altamura

Un moto perpetuo, incessante, travolgente e sinuoso come un divenire del Chronos, imperterrito, alle volte impetuoso, irrefrenabile. Si apre così lo spettacolo chiamato proprio Chronos, di Roberto Altamura, il direttore artistico coratino della Milano Contemporary Ballet, presentato a Corato lo scorso sabato 12 maggio e preceduto da un workshop tenutosi venerdì 11 maggio presso Danzarte.

L’incessante danza simbolo del tempo frenetico, domina la scena, creando un gioco di parti tra armonia e solitudine. Tra dinamismo e stasi. Con straordinaria sintonia i ballerini sanno fondere i loro movimenti incalzanti, a tratti bizzarri, creando una unione perfetta tra moto e solitudine.

È questo il paradosso del tempo, che continua imperturbabilmente il suo corso, tra chi è in costante movimento e chi si ferma e resta immobile, in cerca di risposte, tra pedanti attese e soffocanti assenze. Neanche gli sguardi intensi, incerti e strabordanti di emozioni possono frenare il corso di Chronos, e così sulla scena ci si rincorre, senza mai arrivare all’altro, e quando ci si ritrova, ci si respinge, come se ormai il tempo di quell’abbraccio negato è finito. I corpi dei danzatori, così agili e flessibili esternano la loro forza, ricreano nuove realtà sulla scena, inevitabilmente gli spettatori si lasciano trascinare in quel vortice di eleganza, in quella estrema consapevolezza che siamo prede di un tempo che non è nostro.

Lo spettacolo si articola in cinque momenti:

quello dell’utopia, in cui la danza rappresenta l’assenza di tempo, una delle paure più profonde dell’uomo: sentirne il suo scorrere, senza poterlo arrestare. Non accorgersi di averne quel tanto che basta per essere felice e sprecarlo nell’affannosa ricerca di un po’ di vita in più. “Se il tempo fosse soltanto oro, potresti anche permetterti di perderlo. Ma il tempo è vita, e tu non sai quanta te ne resta”;

senza fine, come in un vortice, e sfidare ogni giorno i ritmi serrati, “senza un attimo di respiro”, e trovare, in un eterno rincorrersi tra due vite diverse, la persona capace di stare al tuo passo. Fermare il tempo, per vivere, piccoli attimi “senza fine”. Amare.

Si danza anche sulla monotonia: ripetere e ripetersi senza comprendersi, rimanere al punto di partenza. Muoversi, spostarsi, correre, rincorrere, fermarsi, ripartire, ricominciare;

presente: qui ed ora, vivere a pieno il presente, senza desiderarlo troppo prima che arrivi, senza aggrapparvisi quando inesorabilmente si allontana. “L’io vive il presente con la memoria del passato e l’anticipazione del futuro”;

oltre il muro: lottare contro un tempo che opprime. Desiderare qualcosa di nuovo, cercare ad ogni costo di superare gli ostacoli. Spingersi sempre più in là senza mai conoscere veramente la propria meta.

INTERVISTA ESCLUSIVA CON ROBERTO ALTAMURA

La scelta di portare sulla scena questo balletto di Wayne McGrenor può riflettere un po’ la frenesia della nostra epoca?

Principalmente la necessità di portare in scena un lavoro come Polar Sequences di Wayne McGregor, è quella di poter portare il pubblico ad apprezzare estetica, forza e qualità dei danzatori, è un repertorio complesso, il corpo di chi danza è messo a dura prova per 25 minuti. Possiamo dire che l’intento del coreografo in Polar Sequences, era quello di creare una realtà alternativa, quasi aliena, che potesse portare lo spettatore attraverso la musica e il movimento a rimanere senza fiato al termine della performance.

C’è un momento in cui una ballerina si lancia tra le braccia di un ballerino, che però resta quasi immobile. Può rappresentare questo l’impossibilità di trovare l’altro nella frenesia del mondo?

Si, certo. In maniera più ampia possiamo dire che questo particolare momento della performance è nato affrontando il tema del Tempo come ostacolo, come limite, come qualcosa che ti blocca nelle relazioni. Viviamo tutto in maniera frenetica, e in funzione del tempo che ci manca per fare qualcosa, per raggiungere un obiettivo, e questo ci porta in ogni caso a sacrificare piccoli ma importanti pezzi della nostra vita, come relazionarsi con gli altri, trovare conforto in qualcuno o fidarsi di qualcuno.

La vostra danza si fa portavoce di cinque momenti del.tempo: utopia, senza fine, monotonia, presente, oltre il futuro. Come sono riusciti i giovani ballerini ad incarnare questi momenti per tramutarli con la danza?

E’ stato un percorso complesso. La nostra idea di portare in scena il Tempo è nata dal fatto che sia io che Vittoria, viviamo il tempo a volte con forte disagio, perchè non basta mai, perchè cerchi di combatterci quotidianamente. Il tempo è una sfida, e purtroppo hai sempre l’impressione che sia tu a perderla. Con i danzatori abbiamo cominciato a lavorare alla performance partendo dall’improvvisazione, scrivendo, cercando riferimenti nella letteratura e nella pittura. C’è una citazione da cui tutto è partito e che io trovo bellissima: …. “..passato e futuro, erano per me termini vaghi, tra i quali non riuscivo a fare distinzione: la mia memoria non andava al di là dell’interminabile presente, della nostra caduta parallela.” (Italo Calvino – Le Cosmicomiche).

Sono felice di aver lavorato su questa tematica, sento spesso dire che in teatro si è già parlato abbastanza di amore, di tempo e di relazioni, ma la nostra vita è fatta di questo e mi piace che il pubblico possa leggere e comprendere quello che danziamo sul palco. Quando parlo con il pubblico e capisco che quello che abbiamo raccontato è arrivato, sono felice

Chronos è uno spettacolo che è stato introdotto da un workshop tenutosi giovedì 10 maggio. Come ha risposto la città di corato a questo progetto?

Grazie alla collaborazione con Danzarte e Pina Scarpa, abbiamo creato una bellissima occasione per i ragazzi di Corato e dintorni. É stato bello vedere i ragazzi della compagnia lavorare a lezione con giovani allievi. Rispetto alla risposta, da parte della città di Corato, si poteva fare meglio. Sono arrivati ragazzi da Calabria, Sicilia, e dalla provincia di Bari, abbiamo inviato la comunicazione a tutte le scuole di Corato, probabilmente non era particolarmente interessante la nostra proposta. Abbiamo cercato di fare qualcosa per i giovani della città e con i giovani della città, possimo dire di averci almeno provato. E’ stato molto bello in ogni caso per noi e sicuramente un peccato per chi se l’è perso.

Abbiamo avuto notizia di una vostra grande collaborazione con Sam Smith, nel nuovo videoclip di Pray. Come è andata?

Lavorare al video di Sam Smith è stata un’ esperienza unica per tutti noi. Non capita tutti i giorni di poter essere scelti per lavorare con un artista così, di cui tra l’altro molti di noi son fans, quindi conoscerlo è stato ancora più emozionante. Lavorare con il regista di questo video, Joe Connor e il produttore Dominic Murgia è stato un grande onore per noi.

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