Chi ci pensa alla comunità di Riace oggi?

Le parole della coratina Daniela Maggiulli, volontaria a Riace per circa due anni

Riace, paesino calabrese
Riace, il paesino calabrese simbolo di accoglienza ed integrazione.

Riace è il paesino calabrese divenuto dapprima simbolo di accoglienza ed integrazione dei migranti e, dallo scorso ottobre, balzato agli onori della cronaca a seguito dell’arresto, eseguito dalla Guardia di Finanza, del suo sindaco, Domenico Lucano, con le accuse di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti.

Nel corso degli anni, Lucano ha dato vita ad un sistema che, coniugando accoglienza, integrazione e sviluppo del paese, è divenuto un modello in tutto il mondo: i migranti sono ospitati nelle case disabitate del paese, concesse loro in comodato d’uso gratuito e, con i soldi stanziati dal ministero, profughi e richiedenti asilo possono imparare un mestiere dando vita a laboratori di ceramica e tessitura, bar, panetterie e persino la scuola elementare. È stato anche avviato un programma di raccolta differenziata, con due asinelli che si inerpicano per i vicoli del paese.

Tale sistema ha permesso a Riace di sopravvivere allo spopolamento: quasi abbandonato dai suoi abitanti originari, Riace è rinato ed è ringiovanito anagraficamente grazie all’accoglienza di profughi e richiedenti asilo. Il “modello Riace” inoltre, ha anche ispirato una fiction Rai, “Tutto il mondo è Paese”, interpretata da Beppe Fiorello ma sospesa dopo l’avviso di garanzia al sindaco.
A Domenico Lucano, sospeso dalla carica di primo cittadino ed inizialmente posto agli arresti domiciliari, sono poi stati revocati i domiciliari ma ha il divieto di dimora a Riace. Il Governo inoltre, ha deciso il trasferimento di tutti i migranti inseriti nel sistema di seconda accoglienza del comune calabrese.

Tra gli attivisti ed i tanti volontari che in questi anni hanno permesso a Riace di rinascere grazie all’accoglienza, c’è anche l’insegnante coratina Daniela Maggiulli che, dopo aver conosciuto e sperimentato la realtà del paesino calabrese, ha operato una scelta definitiva: una volta ottenuta l’aspettativa dall’insegnamento, si è trasferita per quasi due anni a Riace, per far ritorno alla sua terra d’origine solo poche settimane fa.

«É stata l’esperienza più importante e illuminante della mia vita. Ho ospitato decine di persone, gite scolastiche, esperti, artisti, scrittori, pedagogisti, volontari. Tutti arrivavano senza sapere bene cosa avrebbero trovato e andavano via avendo scoperto l’umanità, l’amicizia, la vita semplice e solidale, la parte più bella dell’Altro e di sé – ha scritto Daniela sui social, al suo ritorno – Stanno distruggendo un paradiso. Ce lo stanno portando via dopo averlo sgretolato nella maniera più ignobile. Stanno decretando la fine di un’esperienza che ci invidiano in tutto il mondo, la morte definitiva di Riace e di tutti i paesi dell’accoglienza. Che succederà alle comunità che erano rinate insieme ai nuovi abitanti?
Cosimo, Daniele, Alex e tanti altri a Riace erano felici. E io con loro. Noi tutti gli abitanti del borgo eravamo in pace, poveri certo, ma sicuri e felici in un paese vivo e colorato. Come fa un ministro a distruggere il futuro di Riace per delle inadempienze? Chi lo decide cosa è importante e cosa non lo è? Se l’Italia è ancora uno stato democratico, usiamo tutti gli strumenti che abbiamo per salvare Riace prima che sia troppo tardi. Immediatamente!
».

Sempre attraverso i social, la volontaria coratina che ha rilasciato una ricca intervista per Lo Stradone, in edicola dal 7 Novembre, ha ripercorso le difficoltà degli ultimi mesi nel paesino calabrese esprimendo, al contempo, preoccupazione per l’intera comunità: «Il modello Riace è stato gradualmente fatto a pezzi molto prima che arrivasse Salvini. Per troppi mesi ispezioni assurde e ritardi nei pagamenti stanziati hanno devastato la comunità e il progetto del suo sindaco e dei suoi collaboratori. Dov’erano tutti, politici in primis, quando si poteva fare qualcosa? E soprattutto perché non sono intervenuti prima che si arrivasse all’arresto e allo smantellamento del modello? 

Abbiamo trascorso mesi di sofferenze e di ristrettezze economiche inimmaginabili. Tutta la comunità ha fatto del proprio meglio, ha lavorato senza stipendi, ha vissuto in case senza corrente, ha fatto la spesa senza sapere come pagare, ha venduto merce senza la certezza di avere un rimborso. 
Chi ci pensa alla comunità di Riace oggi? Chi si preoccupa veramente non solo della massa di persone accolte, ma anche di tutti gli operatori dell’accoglienza, i pochi commercianti, i cittadini comuni che rimarranno senza lavoro, senza futuro, senza paese? Chi si sta adoperando per capire cosa succederà a tutti gli anziani e i riacesi resistenti che torneranno all’abbandono di un paese destinato a morire?
».

Lascia un commento

avatar
  Subscribe  
Notificami