Carnevale, il Tannoia omaggia Sergio Leone

Una nota della scuola spiega il tema scelto per partecipare alla 40esima edizione del Carnevale di Corato

Carnevale, il Tannoia omaggia Sergio Leone

Alla 40esima edizione del Carnevale Coratino, di cui ieri è andato in scena il secondo corso mascherato, l’ Istituto “Tannoia” ha voluto omaggiare la figura di Sergio Leone, puntando sulla trilogia del grande regista: “C’era una volta il West”, “Giù la testa”, “C’era una volta in America”.

Di seguito la nota inviataci dalla scuola.

“Sergio Leone ha raccontato nei suoi film l’epopea americana, la conquista del West, la frontiera dei nuovi abitanti del continente americano.  Uomini  e donne dei suoi film sono uomini e donne della frontiera, quella fisica delle montagne, delle sconfinate pianure, dei boschi, dei laghi e dei fiumi, dei deserti, e quella interiore dell’avventura, del desiderio, della volontà, della sopravvivenza.

Eccole le donne del West, con le loro gonne ampie e i polsini ricamati come segni di una insopprimibile femminilità. Che neppure la polvere delle Grandi Pianure può scolorire. Eccoli i cowboy, eccoli in quella nuvola di polvere che il vento alza e posa mostrando un’assolata mescolanza di pistoleri, sceriffi e criminali con la gola secca. E se per le vie di Corato attraversate dai carri e dai gruppi del Carnevale non c’è la polvere delle Grandi Pianure, ci sono loro, però, i ragazzi e le ragazze del “Tannoia” che raccontano il West di Sergio Leone.

Carnevale, il Tannoia omaggia Sergio Leone
Alla 40^edizione del Carnevale Coratino il Tannoia omaggia Sergio Leone

Sergio Leone ha colto la radice più profonda del mito americano: la frontiera come limite e sfida da vincere e da superare per ritrovarne subito un’altra. L’epopea americana è il racconto di una frontiera continuamente portata oltre, più avanti, storicamente in un lunghissimo cammino percorso a piedi o a cavallo, sui treni o sulle carovane, dall’Atlantico al Pacifico, sulle terre che per migliaia di anni erano state la grande casa sotto il cielo dei Nativi americani.

Frontiera culturale anche, nel senso del rinnovarsi costante del patto costitutivo della moderna nazione americana, patto non scritto, ma inscritto nella mentalità di un popolo intero. Quel patto regola ancora il tempo degli Americani, che batte un po’ diversamente da quello degli altri. È il patto che unisce gli Americani nella convinzione che ci sia sempre una frontiera da oltrepassare, e quando non se ne trova più una sulla terra allora la si cerca al di sopra di essa, e si porta l’uomo a poggiare i piedi sulla superficie della luna.

La frontiera è anche un’idea dello sviluppo. Sviluppo controverso, che procede travolgendo chi ha un passo più lento o chi si ferma. Ed emargina chi ha un’idea diversa dello sviluppo. Di quello americano le prime vittime sono stati i Nativi, portatori di culture irriducibilmente diverse, resistenti a ogni assimilazione. Ma è ancora quella stessa idea che ha liberato dalla schiavitù la popolazione di pelle nera.

Sviluppo controverso e contraddittorio. Nel raccontarlo nella forma più pura del cinema, puro piacere della visione al di là delle ideologie e del main-stream, i film di Sergio Leone offrono a noi anche una prospettiva non del tutto scontata di ragionare sullo Sviluppo. E, nel farlo, di impegnarci ad andare oltre la visione della realtà, oltre le frontiere della nostra acquiescenza, della nostra pigrizia, della nostra paura di essere esploratori del nuovo. Con le ragazze e con i ragazzi dell’Istituto Tecnico Economico e Tecnologico “Tannoia” di Corato motivati e preparati dai prof. Lucia Leuci, Tania Sciscioli, Giuseppe Barbone. In particolare, si deve alla prof.ssa Sciscioli l’accurato studio del tempo epico nei tre capolavori, alla prof.ssa  Leuci la vivace coreografia e al prof. Barbone la pazienza nell’organizzare la partecipazione del “Tannoia” al Carnevale”.

 

 

 

 

Lascia un commento

avatar
  Subscribe  
Notificami