Caravaggio a Corato “Per grazia ricevuta”

Spettatori giunti da ogni dove hanno gremito il Teatro Comunale, coinvolti nell’esperienza mistica e sensoriale dei 15 tableaux vivants dynamiques messi in scena da Teatri 35, su invito dell’associazione “La Centrale delle Idee – Donne&Società”

Caravaggio a Corato “Per grazia ricevuta”

Sublimi nella plasticità delle pose, nelle tinte forti, nella sensuale concretezza dei chiaroscuri popolati da divine bellezze, domenica 17 marzo, sono andati in scena sul palco del Teatro Comunale di Corato, 15 straordinari “tableaux vivants dynamiques” ispirati ai dipinti del Caravaggio.

Spettatori giunti da ogni dove, coinvolti nell’esperienza mistica e sensoriale dell’innovativo capolavoro di Teatri 35 “Per grazia ricevuta”, fortemente voluto dall’associazione “La Centrale delle Idee – Donne&Società”, con il patrocinio del Comune di Corato e del b&b “Locus Amoenus – luxury rooms”.

A Franco Tempesta il compito di condurre la serata e di introdurre le promotrici dell’evento: Laura Maldera, presidente dell’associazione, e la dott.ssa Gisella Tandoi.

L’esperto d’arte Franco Leone ha, invece, invitato il pubblico a cogliere la tridimensionalità delle 15 opere caravaggesche, alcune delle quali, purtroppo, non più appartenenti al patrimonio artistico italiano: il Canestro di Frutta (Milano), l’Adorazione dei Pastori (Messina), San Matteo e l’Angelo (Roma), la Crocifissione di San Pietro (Roma), il Martirio di Sant’Orsola (Napoli), la Resurrezione di Lazzaro (Messina), la Decollazione del Battista (Malta), Giuditta decapita Oloferne (Roma), la Crocifissione di Sant’Andrea (Ohio, USA), San Giovanni Battista (Texas, USA), l’estasi della Maddalena (Roma), Salomè con la testa del Battista (Madrid, Spagna), la Madonna di Loreto (Roma), San Francesco in estasi (Connecticut, USA), Ritratto di Caravaggio (Roma) e il Suonatore di Liuto.

Il prof. Leone ha così commentato le immagini dei dipinti che scorrevano sul maxischermo: «Annullando lo spazio tra i personaggi della composizione e chi guarda, l’artista consente allo spettatore di entrare a far parte dell’opera.

Il suo è un invito irresistibile a sentire la fragilità della foglia accartocciata del Canestro di Frutta, a percepire l’estrema miseria della Natività, il cigolio dello sgabello di San Matteo, la forza della mano inchiodata stretta a pugno di San Pietro, l’inquietante assenza di Dio nel martirio di Sant’Orsola, la spada di Giuditta che sembra trafiggere la tela ed il sangue di Oloferne schizzare verso noi; ma anche a toccare il corpo scultoreo di San Giovanni, il guizzo dei muscoli sapientemente delineati, le profonde rughe inasprite dell’anziana seminascosta dietro Salomè, ad avvertire l’odore acre dei piedi sporchi del pellegrino che si inginocchia davanti la Madonna di Loreto, a lasciarsi turbare dal languido abbandono di San Francesco nelle braccia dell’Angelo…».

Alla dotta ed affascinante spiegazione del prof. Leone, è seguito l’altrettanto persuasivo intervento della dott.ssa Elide Visaggi che ha tracciato il ritratto psicologico di Caravaggio, sottolineando il disturbo borderline della personalità, attraverso la narrazione della sua vita:

«Una esistenza tormentata che ha influenzato fortemente la sua pittura, sempre in bilico tra eros e tanatos (evidente nella Resurrezione di Lazzaro) alquanto disseminata da deliri di onnipotenza (il suo autoritratto compare in numerose opere), oppure, prendendo ad esempio la Decollazione di Giovanni Battista, possiamo notare come, sul sangue che sgorga dalla gola del santo, preceduto da una croce, appare il nome di battesimo dell’artista.

È l’unico quadro firmato, quasi un testamento, come se l’artista abbia voluto anticipare, in un impeto di impulsività e chiaroveggenza, la sua drammatica fine».

Al pubblico coratino è stata anche riservata una sorpresa su suggerimento del prof. Leone che, quale esperto informatico, è riuscito a decodificare ben dieci spartiti ritratti dal Caravaggio nei suoi dipinti di ispirazione musicale.

La quindicesima opera, il Suonatore di Liuto, è stata messa in scena sull’inedito sottofondo musicale del madrigale di Jacques Arcadelt ivi raffigurato, eseguito mirabilmente dal M° Pasquale Antonio Rinaldi al flauto dolce, copia fedele dello strumento dell’epoca.

«Il nostro lavoro – hanno spiegato, in conclusione di serata, gli attori ideatori della performance Gaetano Coccia, Francesco Ottavio De Santis e Antonella Parrella – affonda le radici in un’esperienza laboratoriale di svariati anni che pone al centro il corpo dell’attore.

Abbiamo poi voluto carpire i silenzi musicali attraverso fermi immagine. Senza rendercene conto ci siamo approcciati alle opere di Caravaggio.

Una intuizione provvidenziale, scaturita all’improvviso, quasi “per grazia ricevuta”, da qui il titolo della nostra performance, con la quale non vogliamo certo sostituirci a lui o alle sue opere.

Semplicemente, attraverso pochi oggetti e qualche metro di stoffa, suggeriamo ciò che poteva avvenire nello studio del pittore: la tensione muscolare viva e pulsante dei corpi costretti all’immobilità».

Ad aggiungere pathos a tutte le scene, la superba colonna sonora che ha contemplato brani dall’intenso carisma: l’Adagio di Tchaikovsky, il Requiem di Mozart, l’Adagio in G minore di Albinoni, il Valzer Triste di Sibelius….

Perché il suono muove il gesto, il gesto crea l’immagine, l’immagine incarna la musica.

Ed in questo vorticare di gesti, immagini, colori, luci, ombre e suoni, a Corato ha trionfato l’emozione.

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