Buttafuori in fin di vita: si oppose allo spaccio di stupefacenti nel locale per cui lavorava

C’è un punto di svolta nelle indagini relative alla sparatoria avvenuta lo scorso 12 agosto a Bisceglie, sul lungo mare, a due passi dai luoghi della movida, nella quale è rimasto ferito in maniera molto grave un 40enne residente a Corato, attinto da una coltellata e da 3 colpi di pistola.

I Carabinieri, coordinati dalla Procura della Repubblica di Trani, hanno fermato 2 persone ed eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di altre 2 persone, in quanto ritenute responsabili del tentato omicidio ai danni del 40enne che lavorava come buttafuori in un locale del lungomare biscegliese. Tutti gli indiziati di delitto sono di Bisceglie ed hanno età compresa tra i 25 e i 30 anni.

«Una vera e propria spedizione punitiva con l’intento di uccidere» l’ha definita il Procuratore Giannella nel corso della conferenza stampa tenutasi questa mattina in Procura.

La “colpa” del bodyguard sarebbe quella di aver in più occasioni evitato che all’interno del locale si potessero spacciare stupefacenti.

LA DINAMICA

Stando ai primi esiti dell’indagini il bodyguard avrebbe già in passato ricevuto intimidazioni per aver evitato l’attività di spaccio all’interno del locale. La sera dell’agguato, l’uomo sarebbe stato attirato in un luogo appartato e lì avrebbe ricevuto dapprima una coltellata e successivamente i 3 colpi di pistola che gli hanno procurato lesioni al fegato, al torace e all’intestino, riducendolo in fin di vita.

«A BISCEGLIE COMANDIAMO NOI»

La vittima dell’agguato era visto dai malviventi che lo hanno ferito come un intralcio alla loro attività di spaccio e come un ostacolo alla loro supremazia sul territorio. «A Bisceglie comandiamo noi» avrebbe detto uno dei quattro al bodyguard prima di ferirlo. Le indagini dei Carabinieri, svolte dai Carabinieriin tempi record, sono state agevolate da alcune dichiarazioni fornite dallo stesso buttafuori che è riuscito a parlare prima che le sue condizioni si aggravassero. L’uomo è attualmente ricoverato in rianimazioni in condizioni disperate. «È un miracolo che sia vivo» ha detto il procuratore.

«La gravità del fatto risiede principalmente nell’arrogante criminalità che vuole imporsi per affermare il proprio potere sul territorio» ha commentato il procuratore Giannella. Ed ha aggiunto: «Sebbene tale atteggiamento sia fortemente contrastato dalle forze dell’ordine, questo non basta a limitare episodi come questo, circa l’affermazione di affari illeciti, maturata con violente aggressioni».

 

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