Bullismo e Cyberbullismo, un fenomeno sociale da non sottovalutare

Se ne è discusso nell’auditorium della “De Gasperi” riflettendo con gli esperti sulle ricadute sociali del fenomeno

Incontro sul bullismo e cyberbullismo presso l'auditorium della
Incontro sul bullismo e cyberbullismo presso l'auditorium della "De Gasperi"

Un’interessante occasione di riflessione sul preoccupante fenomeno del bullismo e del cyberbullismo c’è stata ieri presso l’auditorium della scuola secondaria di primo grado “De Gasperi” che, purtroppo,  non molte famiglie hanno colto.

Una platea poco nutrita ha ascoltato i contributi offerti da due esperti che il dirigente dell’I. C. “Tattoli – De Gasperi” prof. Francesco Catalano ha invitato per discutere di bullismo alla presenza del neo assessore alla Pubblica Istruzione Tina Leo.

Al centro dell’attenzione un fenomeno che non va assolutamente sottovalutato bensì da conoscere, capire e approfondire al fine di contrastarlo e prevenire che sfoci nell’illegalità.

Il mondo della scuola sta prestando attenzione al bullismo che spesso prende piede nei luoghi scolastici o nei tragitti casa-scuola e lo dimostra anche la presenza in ogni istituto di un docente referente che si preoccupa di sensibilizzare i ragazzi e le famiglie a riguardo.

Ed è stata un’insegnante referente, la docente Rosanna Amendolagine, pedagogista clinico e mediatore relazionale, a parlare di bullismo come fenomeno sociale che si manifesta in situazioni gruppali, dove il gruppo di per sé positivo perché luogo di relazioni umane assume connotazione negativa perché c’è prevaricazione di uno sull’ altro dinanzi al sostegno più o meno tacito degli altri componenti.

Ogni luogo sociale e relazionale può prestarsi bene al circolo vizioso che si crea tra il bullo e la vittima che hanno in comune la difficoltà o incapacità di riconoscere le emozioni, positive o negative, come la felicità ma anche la sofferenza, e allo stesso tempo vivono l’emarginazione e in un certo qual senso cercano un’affermazione del proprio sé.

Il rapporto “malato” tra bullo e vittima può essere spezzato solo con la denuncia, parlandone con altri e mettendo il bullo dinanzi ad una reazione della vittima perché il bullo sovrasta fisicamente ma anche psicologicamente la vittima che lui vede come inferiore, perdente e passiva e per questo vuole annullare e così facendo cancellare la parte di sé che non gli piace.

«Non è aggressività pura – ha affermato chiaramente la docente – l’azione del bullo è pensata quanto non razionale. Gli atti di bullismo non sono ragazzate».

Tra i fattori che predispongono il terreno fertile per il verificarsi di atti di bullismo c’è la società che tollera la sopraffazione, il clima familiare e gli stili educativi genitoriali.

La famiglia, infatti, nel suo ruolo educativo e affettivo, è e sarà sempre il primo luogo nel quale si impara a relazionarsi e dove si può e si deve lavorare per prevenire fenomeni di bullismo che spesso si tenta di “curare”  quando all’età di 12-13 anni, in piena adolescenza, può essere troppo tardi.

«L’ascolto, la capacità di analisi delle situazioni e di esprimere le proprie emozioni e l’assunzione di responsabilità sono alcune delle caratteristiche di uno stile genitoriale che può aiutare ad evitare il manifestarsi degli atteggiamenti da bullo o da vittima. – ha chiarito l’ins. Amendolagine – L’autorevolezza non è autorità, non genera paura bensì fiducia».

Sin dai sette anni di età anni possono incominciare a verificarsi atteggiamenti da bullo, come ha affermato il criminologo clinico dott. Giuseppe Galante sottolineando quanto questi siano diversi dal fisiologico ribellismo adolescenziale.

Ed è ancor più difficile, ma fattibile, intervenire se gli atti perpetuati nel tempo si consumano attraverso la rete e quindi si tratta di cyberbullismo.

La rete, e dunque i social network, ci permette di navigare, di abbattere le distanze ma contemporaneamente innalza muri che non permettono di “toccare” l’altro e quindi di entrare realmente in relazione con lui. La rete internet a volte, troppo spesso ultimamente, “offusca” e “imbriglia” gli utenti nelle sue maglie strette e illusorie.

L’illusione, l’anaffettività e la distorsione del concetto di piacere sono alcuni degli elementi che il dott. Galante ha elencato per spiegare il diffondersi del fenomeno oggi, invitando i genitori a interessarsi e comunicare con i propri figli e gli insegnanti a non far finta di niente ma piuttosto a segnalare e intervenire nei modi e momenti più opportuni.

«Il bullo non è forte, va aiutato. – ha affermato il dott. Galante – Alla base del bullismo c’è lo stesso stimolo della ricerca del piacere legato alla droga,  è un narcisista che non vuole migliorarsi bensì distruggere l’altro e alla fine anche se stesso perché si mette nei guai».

Facendo i bulli, anche su internet , infatti, si possono commettere veri e propri reati perseguiti dalla Legge che spesso ricadono, in caso di minorenni, sulla responsabilità dei genitori.

L’auspicio è tenere alta l’attenzione, continuare a parlarne magari organizzando incontri e serate a livello cittadino o nei diversi contesti relazionali, non solo scuole ma anche parrocchie o luoghi sportivi, sensibilizzando tutti alla partecipazione.

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