Attenti agli avvoltoi

Gentili lettori, prima di introdurre l’argomento del secondo numero di questa rubrica, vorrei ringraziare quanti di voi abbiano condiviso, letto e apprezzato il primo numero. Come  ricorderete, ho affrontato diversi argomenti mettendo in luce tutte quelle difficoltà che un artista emergente trova nell’approccio con il mondo della produzione e della distribuzione. In questo spero di non aver demoralizzato chi tra voi intende perseguire un sogno e dedicare la propria vita all’arte. Tutt’altro, spero di riuscire a mettervi in guardia da ambigue situazioni e da avvoltoi che spesso agiscono in modo illecito in un settore come quello dell’intrattenimento e della cultura.

Faccio una piccola premessa che potrà essere utile nella comprensione di alcune mie riflessioni e che senza dubbio chiarirà alcune mie posizioni riguardo i diversi aspetti della produzione culturale. Nel numero precedente avrete notato come io abbia usato spesso i termini industria, mercato discografico, produzione ecc.; tutti termini che apparentemente possono sembrare sconnessi o indicativi di ambiti molto diversi tra loro. Per chi scrive fanno riferimento ad uno specifico settore ovvero quello dell’industria culturale. Mi perdonerete quindi se nel riportarvi alcune esperienze o considerazioni io possa aver qualche riserva nel rivolgermi ad un settore specifico.

Detto ciò, introduco l’argomento del secondo numero della rubrica “ritratto di un artista“.

Come scritto in premessa, non voglio mortificare o demoralizzare chi vuole vivere di arte ma mettervi in guardia nei confronti di situazioni sgradevoli troppo frequenti in questo settore.

Da qualche mese a questa parte, ricevo sulla mia casella di posta elettronica una newsletter dedicata a tutti gli artisti emergenti che, sintetizzando il contenuto del testo, sono stufi del monopolio delle case discografiche e che hanno voglia di emergere, vivere della propria musica e realizzare grandi guadagni. Il tutto corredato da una grafica allettante con microfoni, cascate di denaro frusciante e slogan incoraggiati che inneggiano alla vittoria di qualsiasi prodotto venga immesso nel mercato e nei suoi canali di distribuzione ufficiali. Tutto questo non può che suscitare ilarità nel sottoscritto e in chi abbia un minimo di cognizione di causa del fatto artistico nel senso più vasto del termine. Andando avanti nella lettura di questa email, sono rimasto allibito dai toni e dai modi con cui certi consigli, che in genere sono frutto di anni di esperienze sul campo, fossero dispensati agli “affamati” lettori ed il tutto mi portava alla memoria il mercato rionale in cui tutti i commercianti cercano di convincerti  ad acquistare qualcosa enunciando a gran voce le qualità di calzini di cotone, magliette di lana e pentole di alluminio. Alcune affermazioni audaci da parte degli autori di questa newsletter mi hanno spinto a continuare il mio cammino verso l’ignoto mondo della stregoneria e del marketing musicale a cui, da quanto descritto nella email, solo alcuni eletti possono accedere beneficiando di custodite e segretissime formule del successo. Ancor più incuriosito e non nascondo, con una espressione attonita e incredula sul volto, ho fatto un’altro passo verso “la salvezza dell’artista” imbattendomi in una affermazione che mi ha lasciato di stucco: “È nato lalgoritmo … che ti dice se la tua canzone avrà un successo di massa o no”. Inutile dire che dopo aver trattenuto faticosamente le risate, ho provato un certo sconforto come autore, produttore e operatore del settore dinanzi a tale affermazione. Il solo pensiero di utilizzare un algoritmo per analizzare scientificamente qualsiasi espressione artistica (che in quanto tale dovrebbe rimanere pura da scientismi e calcoli matematici) non può che farci riflettere sul senso del termine arte, creazione e impulso.

Penso di trovare un riscontro in chi legge affermando che l’atto della creazione artistica debba rimanere libera dalle leggi del mercato e che lasciar credere a qualcuno che un software possa darci indicazioni sulle potenzialità di successo di una creazione artistica attraverso elaborati calcoli matematici non sia del tutto lecito.

Ancora più incuriosito dalla figura di questo “guru” della musica mi sono spinto oltre per vedere dove volessero arrivare i creatori di questa newsletter e non c’è voluto molto per capire che tutto ciò che offrivano fosse a pagamento. Non poteva essere altrimenti dato che il mondo della musica emergente brulica di giovani talenti disposti a pagare ingenti somme di denaro per perseguire un sogno convinti di fare un ottimo investimento per la propria carriera e troppo spesso delusi dai risultati ottenuti.

L’immensa lista di link della newsletter riportava sempre a qualcosa da acquistare con carte di credito o prepagate e tra i tanti prodotti la mia attenzione venne catturata da un manuale che, da quanto descritto nella presentazione, conteneva indicazioni dettagliate su come distribuire la propria musica e portarla al grande pubblico oltre che una serie di specifici percorsi guidati nel mondo del marketing musicale per auto promuovere con successo la propria musica. Fortuna ha voluto che io conoscessi un possessore del suddetto manuale e incuriosito da quanto il libro, pubblicizzato alla stregua della “Bibbia del musicista indipendente”, potesse contenere, non ho esitato a farmelo prestare.

Poco più di un centinaio di pagine scritte a caratteri grandi e con interlinea larga ci accompagnano in un breve ed interessante viaggio attraverso informazioni che, crediamo possano essere in possesso solo degli autori e dei pochi fortunati possessori del testo, ma che in realtà sono presenti in diverse centinaia di blog e forum, gratuitamente. Questo la dice lunga sulle potenzialità della rete e su come reperire certe informazioni gratuitamente  sia più semplice di quanto si possa credere. A questo punto è chiaro che distribuire attraverso i grandi siti di raccolta come iTunes e con l’aiuto dei distributori come Zimbalam o CdBaby sia alla portata di tutti indipendentemente dalla qualità o dalla tipologia del prodotto.

Sarà proprio questo l’argomento del prossimo numero di questa rubrica ovvero: “quali sono gli effetti della democratizzazione di internet e dei servizi di distribuzione liberi” ma sopratutto capire se “è giusto che il mercato faccia la sua selezione naturale senza che vi siano delle sovrastrutture in grado di filtrare i prodotti in distribuzione”. Detto ciò, non potrò che essere lieto di ricevere vostri pareri a riguardo in modo da confrontarci con il prossimo numero di ritratto di un artista.

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