Anna Magnani, ovvero Nannarella: storia di un successo

Riscoprendo l'attrice simbolo della femminilità nazionale attraverso la storia della realizzazione del film “Roma città aperta”

Anna Magnani ricordata dal Forum degli Autori di Corato
Anna Magnani

“Fra le righe” è la rubrica de Lo Stradone in collaborazione con l’Associazione Culturale Forum degli Autori di Corato e si pone l’obiettivo di disquisire e riflettere su letteratura, cultura e società, creando un filo diretto col lettore.

di Antonio Montrone

Il 7 marzo 1908 nasceva, a Roma, la grande Anna Magnani, famosissima e inimitabile attrice della quale, ancora oggi si celebra la magnifica figura di artista e, soprattutto, di donna.

A lei, l’indimenticabile Anna Magnani, in occasione del 110° anniversario della sua nascita, mi sono reso curatore di due eventi commemorativi tenutisi a Corato il 3 marzo, per conto della Fidapa e il 10 marzo presso il Cicres, grazie alla interpretazione di Giuseppina Grilli e alle evocazioni musicali eseguite da Giuseppe Di Bisceglie. Prossimi appuntamenti nella nostra città il 17 marzo presso il Circolo degli Amici e il 25 marzo presso Agorà 2.0.

Elevata a simbolo della femminilità nazionale e indiscusso emblema della donna italiana, di Anna Magnani, da oltre mezzo secolo, abbiamo nella mente, negli occhi e nel cuore quella corsa disperata dietro un camion nazista, la rovinosa caduta che scrisse la parola fine alla sua più indimenticabile interpretazione.
Allora, con l’aiuto di ricerche, di studio e di notizie rilevate dagli scritti di illustri scrittori e giornalisti quali Alberto Moravia, Pier Paolo Pasolini, Giancarlo Governi, Guido Bezzola, Patrizia Pistagnesi e tanti altri, ho potuto ricostruire la storia della realizzazione di uno dei suoi film più famosi, quella pellicola che la condusse per mano nell’Olimpo delle celebrità: “Roma città aperta”, girata altresì in compagnia di un grande Aldo Fabrizi nel ruolo di “Don Pietro”.

In quel periodo la Magnani auspicava da tempo di poter girare un film su una donna qualunque, ma quando le proposero di interpretare “Pina” nel predetto film, per un puntiglio o una questione di principio ebbe inizialmente a rifiutarne il ruolo, avendo ritenuto la proposta economica che le era stata fatta, inferiore a quella che era stata concessa a Fabrizi. Poi, in occasione di una seconda proposta, Anna accettò perché – come lei stessa ebbe a dichiarare – «per una fregnaccia avrei perso il film più importante di tutta la mia carriera».
Le riprese del film ebbero così inizio ma si districarono tra mille difficoltà, al punto che molte scene, talvolta le più significative, quelle che sono rimaste impresse nella mente degli spettatori di tutto il mondo, nacquero per caso.

Sergio Amidei, sceneggiatore e produttore del film raccontò che Massimo Serato, il noto attore da cui la Magnani ebbe il figlio Luca, si presentò improvvisamente sul set ed ebbe con Anna una lite furibonda (la Magnani era solita averne con gli uomini che ebbe ad amare) e quindi, scappato di corsa, saltò su una camionetta della produzione che aveva fatto subito mettere in moto. L’attrice le corse dietro e, gridando i peggiori insulti di cui era capace, inveì contro di lui appellandolo persino con i termini di “frocio” e “magnaccio”.
Tale reale scena costituì il preludio per cui Roberto Rossellini, regista del film e futuro compagno della Magnani, ideò la realizzazione del personaggio “Teresa” che rincorreva il camion tedesco con a bordo “Francesco”, il suo compagno, che veniva portato via dai nazisti.

Lapide in ricordo del martirio di Teresa Gullace
Lapide in ricordo del martirio di Teresa Gullace

Anna, come tutti gli italiani onesti, aveva assistito con orrore alle infamie e alle atrocità del periodo che segnò la storia di quei terribili mesi. Nella scena della morte, la Magnani ha certamente travasato quelle esperienze, anche se, inizialmente, aveva chiesto una controfigura che sarebbe dovuta cadere al suo posto, ma quando si affacciò sulla piazza gremita di comparse che rappresentavano i militi delle SS, muniti di mitra e confusi tra i popolani piangenti, divenne “Teresa Gullace”, la donna a cui Rossellini si ispirò e la quale visse realmente il dramma dell’arresto del marito e il suo conseguente assassinio durante il rastrellamento, e volle girare la scena di persona.

Per dare più verità, e anche in omaggio alla povera “Gullace”, Rossellini fece urlare in doppiaggio a “Francesco” prima “Pina”, che è il nome del personaggio cinematografico, e poi “Teresa” che è il reale nome della donna che fu falciata dalla soldataglia nazista.
Anna Magnani vive quella scena con una passione e una verità inedita nel cinema di tutti i tempi, anche perché, lei, quella terribile occupazione l’ha vissuta con rabbioso orrore. Nella esecuzione scenica ha certamente travasato tutta una serie di esperienze, arrivando persino, per carenza di mezzi, a rischiare la sua immagine eseguendola senza prove, anche perché, come si raccontava a quei tempi, con Rossellini non si provava, si girava e basta.
Nacque così il neorealismo del cinema italiano, quella corrente storica della cinematografia che poi ci è stata copiata in tutto il mondo, e con tale corrente l’icona di una eterna Anna Magnani.

A Roma, nel quartiere Prati in Via Giulio Cesare, è esposta una lapide che ricorda il martirio di Teresa Gullace datato 3 marzo 1944 ad opera della canaglia nazista, per non dimenticare, mai.

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