Duro colpo dell’Antimafia al clan andriese dei Pistillo-Pesce

Un altro colpo al crimine organizzato, grazie a una operazione congiunta di Polizia di Stato e Carabinieri

Foto di repertorio. Fonte Bat MagazineDuro colpo di Carabinieri e Polizia ai clan
Foto di repertorio. Fonte Bat Magazine

Un duro colpo al clan “Pistillo-Pesce” ha inflitto questa mattina ad Andria una operazione congiunta di Polizia e Carabinieri, in seguito a indagini della Direzione Distrettuale Antimafia.

Tredici gli ordini di custodia cautelare emessi dalla Procura Generale della Repubblica presso la Corte di Appello di Bari in esecuzione della sentenza della Corte di Cassazione. La Suprema Corte il 16 luglio aveva infatti parzialmente confermato l’intero impianto accusatorio del processo a carico degli indagati, rendendo definitive le condanne  emesse dalla III Sezione Penale della Corte di Appello di Bari. Il clan criminale operava prevalentemente nella zona del quartiere popolare San Valentino e nella parte antica della città, piazza Manfredi, controllando il traffico di sostanze stupefacenti.

Quasi tutti andriesi i nomi della banda: Michele Fortunato, andriese, 58 anni, condannato a 7 anni e 6 mesi di reclusione; Nicola Lovreglio, barese, 39 anni, condannato a 4 anni e 20 giorni di reclusione -pena sospesa; Giuseppe Pesce, andriese, 38 anni, condannato a 4 anni e 6 mesi di reclusione; Salvatore Pistillo, andriese, 36 anni, condannato a 5 anni e 1 mese di reclusione -pena sospesa; Felice Spione, andriese, 48 anni, condannato a 3 anni, 10 mesi e 20 giorni di reclusione -pena sospesa; Vincenzo Pasculli, andriese, 54 anni, condannato a 8 anni di reclusione; Antonio Leonetti, andriese, 46 anni, condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione; Riccardo Leonetti, andriese, 31 anni, condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione; Vincenzo Leonetti, andriese, 40 anni, condannato a 2 anni e 8 mesi di reclusione; Gianluca Pesce, andriese, 32 anni, condannato a 8 anni di reclusione; Marianna Gallo Di Pinto, tranese, 35 anni, condannata a 6 anni e 8 mesi di reclusione.

È invece riuscito a sfuggire alla cattura Tommaso Loconte, andriese, 42 anni, condannato a 8 anni di reclusione.

Un gruppo criminale, quello dei “Pistillo-Pesce”, organizzato prevalentemente su base familiare -come hanno accertato le indagini della Polizia di Stato e dei Carabinieri-, e dedito stabilmente al traffico di sostanze stupefacenti. Operava acquistando grosse scorte di droga, dell’ordine di uno o più chili per tipo di sostanza, che ripartiva in dosi ‘da strada’ e rivendeva agli utilizzatori finali in città.

La banda si è strutturata nel 2004 “per iniziativa e volontà di Francesco Pistillo -fanno sapere le Forze dell’Ordine- il quale, pur detenuto per gravi fatti di sangue a partire dall’anno 2000 per una condanna per omicidio dell’ex boss Agostino Pastore, avvenuto in  Andria nel settembre del 2000, avrebbe fatto valere la sua autorità e preminenza gerarchica tramite i suoi familiari rimasti a piede libero”. Il boss è stato condannato nel 2012 come capo della omonima associazione, nell’ambito del processo denominato “Castel del Monte” della Procura Distrettuale di Bari.

In  particolare, l’associazione criminale operava mediante il procacciamento di ingenti quantitativi di sostanze stupefacenti finanziato mediante la creazione di una cassa comune; il controllo, anche con l’uso delle armi e l’intimidazione esercitata con il numero e la stessa personalità delinquenziale dei componenti, di intere zone di Andria dove spacciare la droga in maniera esclusiva; la formazione di squadre per lo spaccio al minuto, dotate di mezzi di trasporto e di comunicazione e con ripartizione di compiti tra coloro che detengono e cedono materialmente la droga, coloro che raccolgono i proventi illeciti e coloro che vigilano sulla zona di spaccio in qualità di vedette -chiamate “bacchette”- le quali, attrezzate di apparati ricetrasmittenti, assicuravano protezione da eventuali azioni di contrasto delle Forze dell’Ordine; la tenuta di una accurata contabilità dei costi e degli introiti, con controlli incrociati tra i principali esponenti dell’associazione, allo scopo di assicurare un’equa ripartizione dei proventi illeciti, e la corresponsione di quote di profitto anche ai promotori e ai soci che si trovino o vengano a trovarsi in stato di detenzione.

Le investigazioni coordinate dalla DDA di Bari, hanno avuto inizio nel settembre del 2011 dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia esponenti di vertice dell’associazione: cugini dei fratelli Pistillo. L’inchiesta è stata poi sviluppata dalla Squadra Mobile della Questura di Bari e dal Commissariato della Polizia di Stato di Andria e si è congiunta con la precedente indagine sviluppata dai Carabinieri del Nucleo Operativo di Andria, anch’essa avviata sulla base delle dichiarazioni di alcuni collaboratori di giustizia. Le forze dell’Ordine  hanno così acquisito prove documentali, e compiuto sequestri di sostanze stupefacenti, armi e altro materiale significativo a sostegno dell’impianto accusatorio.

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