Gli Altari della Reposizione danno inizio al Triduo pasquale

Durante la Messa in “Coena Domini” celebrata in chiesa Matrice è avvenuta la “vestizione” del nuovo confratello del "SS. Sacramento" Domenico Diaferia

Gli Altari della Reposizione danno inizio al Triduo pasquale
Gli Altari della Reposizione danno inizio al Triduo pasquale

Il Giovedì santo segna la conclusione dei quaranta giorni di Quaresima e, con gli Altari della Reposizione, dà inizio al Triduo pasquale: i tre giorni di passione, morte e resurrezione di Cristo.

La Messa in “Coena Domini” è il momento centrale di questa giornata, nella quale la Chiesa ricorda l’istituzione dell’Eucaristia e quella dell’Ordine Sacro, ossia del sacerdozio cristiano, ripetendo il gesto della lavanda dei piedi, richiamo forte e suggestivo all’amore e al servizio verso tutti.

Gesù «avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine» (Gv. 13,1), e mentre il diavolo già aveva messo nel cuore di Giuda Iscariota il proposito di tradirlo, si alzò da tavola, depose le vesti e preso un asciugatoio se lo cinse attorno alla vita, versò dell’acqua nel catino e con un gesto inaudito, perché riservato agli schiavi ed ai servi, si mise a lavare i piedi degli Apostoli e ad asciugarli. È questo ciò che ascoltiamo dalla voce del celebrante il Giovedì santo, nel quale «ciò che colpisce – ha evidenziato don Peppino Lobascio – è sapere che attorno a Gesù c’erano uomini che stavano con lui da anni e non lo comprendevano, perché ciascuno di loro faceva la propria strada, esattamente come noi, oggi, che abbiamo perso la capacità di ascoltare e “spogliarci” per gli altri».

Un gesto che si attua proprio quando la Cena sembra volgere al termine – e non all’inizio del banchetto come solitamente accadeva – testimoniato nelle Sacre Scritture prima di Gesù solo da due donne: una peccatrice, prostituta secondo Luca (cf. Lc. 7,36-50), e Maria di Betania (cf. Gv . 12,1-8), le quali, in un eccesso d’amore, avevano lavato e profumato i piedi di Gesù durante una cena. «Gesù sembra aver imparato da loro la l’azione – ha concluso don Peppino – per renderla un gesto di reciprocità», così come dovrebbe avvenire nella vita quotidiana, nel momento in cui ci “disarmiamo”, ossia ci liberiamo dalle nostre paure ed arroganze per renderci disponibili ad accogliere l’altro.

Durante la Celebrazione, particolarmente significativa, è avvenuta la “vestizione” del nuovo confratello della Confraternita del SS. Sacramento Domenico Diaferia che, in piena coscienza e consapevolezza, ha espresso il suo impegno a testimoniare la fede cristiana e a praticare con la sacra dignità il servizio della carità fra i fratelli.

«Sono particolarmente emozionato e contento di vivere questa nuova esperienza – ha dichiarato il neo confratello Domenico Diaferia – per la quale sento vivamente di ringraziare il padre spirituale don Peppino Lobascio, il priore nonché caro amico Pasquale D’Introno e, assieme con lui, tutti i confratelli per la calorosa accoglienza. Sono lieto di poter condividere la cristianità con spirito di fratellanza e dedizione al prossimo, nella speranza che questo mondo possa diventare, con l’aiuto di tutti gli “uomini di buona volontà”, un mondo più giusto, più solidale, per il quale sentirci meritevoli». Si è concluso così, per Domenico Diaferia, in occasione della solenne celebrazione della Messa in “Coena Domini”, il percorso del noviziato e si è aperta una nuova strada, fatta di impegno, senso del dovere, ma anche di solidarietà e vicinanza, esattamente come deve accadere all’interno di una grande famiglia. Immancabile, infatti, il ringraziamento del neo confratello ai suoi familiari, che hanno partecipato con eguale commozione a questo importante momento “confraternale”.

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